Frode fiscale, ingegnere di Maniago condannato a 3 anni

MANIAGO. Due condanne e un’assoluzione con formula piena. Si è concluso così davanti al collegio giudicante presieduto da Licia Consuelo Marino (a latere Monica Biasutti e Giorgio Cozzarini) il processo per frode fiscale che vedeva imputati l'ingegnere maniaghese Silvano Cleva e la sua compagna Roberta De Cassan (per un giro di fatture che, secondo l’accusa, sarebbero state parzialmente gonfiate per evadere il fisco) mentre a Carla De Paoli, all’epoca dei fatti direttrice della filiale maniaghese di Veneto Banca, l’accusa contestava solo l’ipotesi di reato di riciclaggio.
Tra anni la condanna inflitta a Cleva per il periodo tra il 2008 e il 2009, due anni (con sospensione condizionale) per De Cassan mentre De Paoli è stata assolta perché i fatti non sussistono. Per Cleva c’è anche l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.
Nell’ultima udienza, in ottobre, il pm Matteo Campagnaro aveva chiesto 6 anni e 4 mesi per Cleva, 5 anni per De Cassan, e 4 anni e 6 mesi per De Paoli. L’Agenzia delle entrate, parte civile con l’avvocato Lorenzo Capaldo, aveva chiesto una provvisionale di 2 milioni di euro per i danni materiali, da liquidarsi in separata sede, e un milione per i danni morali.
Il collegio giudicante ha ordinato la confisca dei beni, delle somme di denaro e del credito già sottoposti a sequestro preventivo, e degli ulteriori beni mobili e immobili nell’attuale disponibilità degli imputati fino alla concorrenza del valore di 505.412 euro (corrispondenti, secondo il Tribunale, al profitto dei reati commessi da Cleva) e fino a 645.457 euro (corrispondenti, sempre secondo il Tribunale, al profitto dei reati commessi da De Cassan).
Gli avvocati difensori si preparano ora a dare battaglia in appello, rilevando che il Tribunale ha ritenuto di non applicare la norma italiana sulla prescrizione in materia di frode fiscale ma di uniformarsi ai principi indicati dalla sentenza Taricco della Corte di giustizia europea.
Questa disapplicazione è sub iudice, perché pende tuttora davanti alla Corte costituzionale, hanno sottolineato al termine dell’udienza gli avvocati Antonio Montanari, difensore di Cleva, e Arnaldo De Vito, difensore di De Cassan. L’avvocato Giancarlo Del Zotto difendeva De Paoli. Per la tesi difensiva era mancante il dolo e non c’era stata la volontà di sottrarsi al fisco. Insussistente anche l’accusa delle fatture gonfiate: secondo la perizia di parte, i lavori erano stati eseguiti e pagati in modo congruo, e le fatture c’erano.
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