Il figlio di Zico in visita in Friuli: «Papà è stato il mio idolo, porto l’Udinese nel cuore »
Arthur Junior primogenito del brasiliano ha trascorso alcuni giorni in Friuli: «Non è stato facile essere il figlio di Zico. Vorrei portare qui la “Partita delle Stelle” che organizzo dal 2004 per papà»

Erano 27 anni che non tornava a Udine. «Ma ne passeranno molti di meno prima che mi rivediate», assicura Arthur Junior, primogenito di Zico (Bruno e Thiago gli altre due), il fuoriclasse brasiliano che ha fatto sognare Udine all’inizio degli anni ’80. Junior ha trascorso qualche giorno assieme agli amici di Orsaria dei quali tre anni fa fu complice per la visita a sorpresa in occasione dei 70 anni del Galinho.
Junior, Udine per lei è?
«Un posto speciale. L’Udinese è l’unica squadra in cui mio papà ha giocato di cui sono tifoso. Il Brasile la mia squadra è il Guaranì, quella in cui è cresciuto Amoroso e poi c’è l’Udinese. I primi ricordi sono di quando mio padre giocava in Giappone: era la squadra di Sensini, Branca e Balbo. L’argentino mi piaceva molto».
E un giorno se lo ritrovò vicino in tribuna a Marassi, vero?
«Sì. Eravamo a Milano in occasione del derby, ma io dissi che non mi interessava e che volevo vedere l’Udinese quel giorno impegnata a Genova. Papà mi fece trovare una macchina con autista fuori dall’albergo che mi portò a Marassi. Balbo quel giorno era in tribuna perché infortunato, vedemmo la partita assieme, perdemmo 1-0».
Che ricordi ha di bambino a Udine?
«Le feste a casa per il compleanno, la prima volta che vidi la neve in giardino e ci divertimmo a fare i pupazzi di neve e poi qualche partita a pallone in strada davanti al cancello di casa. Sono passato a vedere dall’esterno la mia casa di 43 anni fa, mi sono emozionato».
Ha qualche ricordo di papà calciatore a Udine?
«La vittoria al Friuli con la Roma. La sera facemmo una grande festa a casa».
Che giocatore è stato Arthur Junior?
«Il mio problema è che avevo lo stesso ruolo di mio padre e lo stesso nome. Se però non fai le stesse cose che faceva lui vieni giudicato male. Averi voluto essere trattato dagli allenatori come qualsiasi giocatore. E anche a scuola era così: avevo sempre gli occhi di tutti addosso. In questo senso non è stato facile essere il figlio di Zico».
Nel ’99 lei fece un provino di due settimane all’Udinese. Ricordi di quella esperienza?
«Volevo fare un’esperienza ma in quindici giorni non potei dimostrare molto. Ho fatto le giovanili nel Guaranì, poi sono passato al Centro Football Zico e in Giappone ho militato nel Safan Tosu squadra di seconda divisione. A 25 anni mi sono procurato due lesioni alla caviglia e al ginocchio e lì mi sono fermato».
Oggi di cosa si occupa?
«Faccio l’organizzatore di eventi. Il più importante è “Partita delle Stelle”. Siamo partiti nel 2004 e dopo averla fatta per tanti anni in Brasile ci siamo trasferiti in Giappone a Hiroshima prima e Tokyo poi. Il mio desiderio è quello di organizzarla anche in Friuli».
Lunedì scorso lei era allo stadio per Udinese-Lazio. Che partita ha visto?
«Se perdi per merito degli avversari va bene, ma se sei tu a sbagliare e a regalare i gol agli avversari non è bello».
Oggi la trasferta più difficile della stagione a San Siro contro l’Inter.
«È vero che mancherà qualche giocatore, ma queste spesso sono state le gare in cui l’Udinese si è espressa meglio. Quindi mai dire mai».
Lei per sei mesi è stato il complice segreto dei tifosi di Orsaria che si sono presentati a sorpresa a Rio a casa di suo padre. Ma come ha fatto a resistere?
«Confesso che non è stato semplice. Non ho detto nulla a nessuno, nemmeno a mia madre. Poi non è stato semplice quella sera inventarmi una “balla” per far rientrare papà in anticipo. “C’è una persona arrivata da lontano che deve parlare con te”, gli dissi al telefono per convincerlo a tornare prima».
Ai tifosi arrivati da Udine lei disse: “Avete fatto felice mio papà”. Non è una frase banale...
«Ma è la verità. Con gli amici di Orsaria si è creato un legame forte e so che averli lì in una ricorrenza così importante sarebbe stato piacevole per lui. Papà non ci ha mai fatto mancare niente, come figlio ho avuto tutto quello che potevo desiderare e se posso restituirgli qualcosa lo faccio spontaneamente perché lui se lo merita».
A Rio Zico è un dio pagano. Abbiamo visto gente inginocchiarsi davanti alla sua immagine...
«E in Giappone è la stessa cosa. Lui è una persona semplice e certe esagerazioni non gli piacciono. A volte quando siamo insieme davanti a lui mi chiamano Gesù per fargli capire che lui lo considerano dio. Ecco, questa cosa non gli piace».
Quella sera del 2 marzo 2023 milioni di tifosi del Flamengo avrebbero dato chissà cosa per essere lì a fare gli auguri a suo padre. E invece, c’erano tredici persone arrivate da Udine...
«Nella vita niente succede per caso. Era destino che andasse così. E comunque in quel momento lì a casa c’erano persone che a papà vogliono bene e viceversa».
Parliamo di Seleçao. Come hanno reagito in Brasile alla precoce eliminazione della nazionale per mano della Norvegia? Ancelotti gode della fiducia della gente?
«La mia non è una risposta a titolo personale. Credo che i tifosi non siano rimasti soddisfatti del gioco espresso. Il Brasile non può stare in difesa e giocare di rimessa, ma deve imporre il proprio gioco e giocare per vincere».
Non è che in Italia vada meglio, anzi. Da tre edizioni gli azzurri non partecipano a una fase finale del Mondiale...
«Vero, ma io dico che se il Brasile dovesse fare le qualificazioni in Europa oggi, correrebbe il rischio di non qualificarsi. In Sudamerica è molto più semplice strappare il passa per il Mondiale».
Junior, ma da bambino il suo idolo chi era?
«Mio padre, su questo non ci sono dubbi».
E i giocatori che gli piacevano di più?
«Van Basten e Maradona, poi Pitta un centrocampista del San Paolo e Djalminha, un fantasista che ha giocato in Europa nel Deportivo La Coruna».
Il calciatore italiano più forte?
«Roberto Baggio. So che mio padre per lui è stato una fonte di ispirazione, ma il mio giudizio esula da questo particolare».
Ci racconta l’incontro a Rio tra suo padre e Paolo Rossi in una trasmissione tv condotta da lei?
«Credetemi: è stata una delle emozioni più forti della mia vita. Abbiamo parlato per tutta la durata della trasmissione in italiano, è stato bellissimo, Rossi era una persona meravigliosa. È mancato un anno e mezzo dopo, un dispiacere grande».
Junior, ma che papà è ed è stato Zico?
«Severo quando serviva, ma giusto. La sua professione lo ha portato a essere spesso lontano da casa, diciamo che si è rifatto con i nove nipoti. Con loro è molto più presente».
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