Fidanzati uccisi, la caccia al killer porta fuori provincia

Il procuratore Martani: «Il movente passionale non c’entra. L’arma si poteva inceppare, l’assassino è stato fortunato»

PORDENONE. Il mistero della pistola datata, da un lato, che non fa pensare a un sicario su commissione ed esclude scenari legati alla malavita. La minuziosa pianificazione del duplice omicidio, dall’altro, che invece racconta di un killer tanto spietato quanto professionale nell’agire.

A quasi sei mesi di distanza dall’assassinio di Teresa Costanza e di Trifone Ragone, molti passi avanti sono stati fatti dal pool di inquirenti. E alcune rotte d’indagine travalicano i confini del Pordenonese, per spingersi verso Milano e verso gli altri contesti frequentati dai due fidanzati.

La task force. Ieri mattina il procuratore capo della Repubblica Marco Martani ha fatto il punto con il capitano Pierluigi Grosseto, ora al vertice del Nucleo investigativo del comando provinciale. Tutti gli aggiornamenti sul caso sono stati raccolti in un voluminoso fascicolo.

Centinaia di pagine che racchiudono il prezioso lavoro di investigazione della task force coordinata dalla Procura. In prima linea lo stesso procuratore Martani, con i pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro e il comandante del Reparto operativo provinciale dei carabinieri Salvino Macli.

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Una quarantina i militari dell’Arma impegnati nelle indagini, che non si sono mai fermate dal 17 marzo a oggi. L’acquisizione di informazioni prosegue, alimentata, come in una reazione a catena, dai nuovi elementi raccolti nella caccia sul web e social: messaggi, persone, collegamenti.

L’arma e il killer. La calibro 7.65 utilizzata dal killer per sparare a bruciapelo ai due ragazzi è un’arma piuttosto vecchia: da decenni, ormai, è fuori commercio e sui cataloghi non si trova. È possibile che l’assassino l’abbia rinvenuta a casa di qualcuno o che la tenesse in custodia.

C’è anche la possibilità che la pistola, un’automatica, sia stata acquistata in un negozio di armi usate. Il fatto che la scelta del killer sia ricaduta su un’arma del genere, fa pensare.

«Vi sono elementi, visti dall’esterno, incoerenti fra di loro – osserva il procuratore Martani – . Un’arma così datata presenta seri rischi di incepparsi quando si preme il grilletto. Il che non collima con il ritratto di un professionista e non fa pensare ad ambiti legati alla malavita. D’altro canto, ci troviamo di fronte a un delitto premeditato, e nel dettaglio».

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Se il grilletto si fosse inceppato, l’assassino si sarebbe esposto alla reazione di Trifone, scampato al pericolo: il sottufficiale del 132° Reggimento carristi di stanza a Cordenons era un militare addestrato.

La dinamica. Così, però, non è stato. «Chi ha sparato – precisa Martani – ha teso un agguato ai due fidanzati. Si è appostato, li ha attesi nel parcheggio, ha fatto fuoco ed è fuggito. Non è credibile, infatti, che l’assassino abbia seguito le vittime dalla palestra: l’uscita dista solo una decina di metri dall’auto dei due fidanzati. Non c’è stato il tempo nemmeno per uno scambio di battute: il killer ha sparato da dietro».

Le piste. «A volte la chiave del giallo non è il movente. Su questo stiamo ancora lavorando – riflette il procuratore –. Se l’assassino abbia commesso errori, non siamo ancora in grado di dirlo: stiamo ricostruendo. Di certo, ha pure avuto fortuna».

La Procura non esclude che l’autore del duplice omicidio sia «qualcuno che frequentava la palestra». Non si sa, al momento, se sia stato un uomo o una donna. È stata scartata, invece, la pista passionale. «Pare improbabile», puntualizza il procuratore.

Gli sforzi investigativi si stanno concentrando, invece, in alcuni ambiti. Contesti frequentati dai ragazzi, alcuni dei quali si intrecciano. «Si va oltre i confini della provincia», aggiunge Martani, ma non trapela una destinazione geografica precisa.

Lo troverete?«La speranza c’è sempre – risponde, pacato, Martani – se si sta lavorando, è perché ci sono ragionevoli speranze di trovare l’assassino».

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