Fidanzati uccisi a Pordenone, schedati i cellulari accesi

Chiusa la prima parte dell’indagine difensiva. I gestori telefonici forniranno i titolari delle utenze

PORDENONE. É alle battute finali la mappatura delle celle telefoniche della zona del palasport, della caserma di Cordenons e dell’abitazione di Trifone Ragone e Teresa Costanza, i giovani fidanzati assassinati la sera del 17 marzo scorso nel parcheggio della struttura sportiva. Il consulente tecnico della famiglia delle vittime ha eseguito la seconda mappatura proprio in questi giorni, i cui esiti, a breve, saranno consegnati alla procura di Pordenone.

Si tratterà di una relazione in grado di consentire una scrematura delle utenze telefoniche potenzialmente rilevanti e che sarà propedeutica alla perizia completa: quest’ultima sarà pronta prima dell’inverno. «Non è escluso – fa il punto l’avvocato Daniele Fabrizi che lavora assieme alla collega Serena Gasperini e al consulente informatico Simone Bonifazi – che siano necessari ulteriori approfondimenti».

Le prime due operazioni, tuttavia, consentiranno di «fornire una prima relazione al pubblico ministero, nella quale verranno indicate le celle coinvolte e di rilievo nelle aree che stiamo monitorando».

Nonostante la pausa estiva, non si ferma dunque il lavoro dello staff di legali al quale si è affidata la famiglia di Trifone per contribuire all’indagine attraverso un nuovo metodo ad alta tecnologia che consente di individuare metro per metro gli spostamenti delle persone che hanno un cellulare acceso. «Chiederemo, dunque, i dati ai gestori telefonici e isoleremo le utenze di particolare interesse».

Si potranno così ricostruire gli spostamenti degli utenti che si trovavano nei luoghi “chiave”, il palasport o la casa dei fidanzati, dalle 48 ore precedenti alle 24 successive all’omicidio.

I legali puntano a circoscrivere il campo a un massimo di cinque utenze. Colpo di fortuna sarebbe l’individuazione del numero dell’omicida, ma potranno essere utili anche quelli di eventuali testimoni. Se qualcuno non ha detto la verità sui propri spostamenti nelle ore prima e dopo il delitto, magari per paura, lo si potrà scoprire una volta completata la perizia.

I legali delle vittime attendono, inoltre, di poter accedere alla perizia balistica già in mano alla Procura. La relazione di Pietro Benedetti è ancora top secret, frutto di una ricerca certosina durata quattro mesi. Il modello di calibro 7.65 individuato dal perito è, infatti, piuttosto datato. Ma la tipologia di arma è già stata ridotta a tre sole ipotesi.

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