Fedriga attacca il Governo: "Se Roma vuole chiudere le Regioni, lo dica". E quasi 160 Comuni firmano la lettera per cancellare i Patti finanziari

La maggior parte degli enti locali del Fvg con il presidente che tuona: «Il fondo da 1,5 miliardi per le Regioni è insostenibile»

La partita per la cancellazione dei Patti finanziari in vigore con lo Stato sarà lunga e difficile. Massimiliano Fedriga lo sa bene – come ha spiegato anche in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome –, ma almeno il presidente, nella nuova battaglia che ha deciso di intraprendere con Roma, è conscio di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza degli enti locali del Friuli Venezia Giulia.

Oltre al mandato a trattare con il Governo ottenuto dal Consiglio regionale con la sola astensione del gruppo dei Cittadini, infatti, il presidente aveva chiesto all’intero mondo politico locale, Comuni compresi, di mettersi al suo fianco per ingaggiare il braccio di ferro con palazzo Chigi che può valere per il Friuli Venezia Giulia qualcosa come poco meno di 1 miliardo e 500 milioni di minori risorse versate a Roma in un biennio.

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Bene, e i Municipi locali hanno risposto molto positivamente alla “chiamata” di Fedriga se pensiamo sono 158 i Comuni – sui 215 complessivi della nostra regione, cioè poco meno del 75% del totale – ad aver firmato la lettera che il presidente ha successivamente inviato a Roma.

DECRETO RILANCIO

Una missiva in cui si chiede ufficialmente di aprire una trattativa per la completa cancellazione dell’accordo in vigore. considerato come il pacchetto attualmente stanziato dal Governo – 1 miliardo e 500 milioni all’interno del decreto Rilancio a favore delle Regioni di cui due terzi per le Speciali – non venga ritenuto assolutamente adatto, dal presidente, per venire incontro alle esigenze di Bilancio del Friuli Venezia Giulia che, stando ai primi calcoli della Ragioneria, potrebbe perdere nel 2020 qualcosa come 700 milioni di euro dalla crisi economica innescata dal coronavirus.

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«Se il Governo vuole chiudere le Regioni – ha detto –, lo dica. Si comporta con il decreto Rilancio come se non ci fosse stata nessuna interlocuzione precedente. Il fondo per tutte le Regioni e per le Province autonome è insostenibile. La posta prevista dal decreto lascia soltanto 1 miliardo 500 milioni per ristorare delle minori entrate Regioni e Province autonome, a fronte di una manovra statale in deficit da 55 miliardi che si aggiunge ai 25 miliardi del decreto Cura Italia.

 

La nostra Regione non soltanto non beneficia dei proventi della tassa di soggiorno e dei fondi alle Province che qualcuno prima di noi ha abolito, ma si vede tolto anche il gettito Irap, non prevedendo le coperture e facendo pagare questa scelta di fatto al Friuli Venezia Giulia. In queste condizioni ci dicano se dobbiamo chiudere la sanità, i servizi sociali e il trasporto pubblico locale. È incomprensibile il fatto che il Governo ci chieda in questa fase di sommare alle perdite dovute al crollo del nostro Pil un contributo alla finanza pubblica: equivale a pretendere di svenarci per buttare una goccia nel mare. Noi chiediamo e pretendiamo rispetto».

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