Mandato del Consiglio al presidente Fedriga: «Rivedere i Patti finanziari con Roma»

Centrodestra, centrosinistra e M5s trovano l’accordo e votano compatti. Astenuti i Cittadini per l’assenza di richiami al Mes

Il mandato che il Consiglio regionale consegna a Massimiliano Fedriga è pieno e, probabilmente, va anche al di là di quanto si sarebbe aspettato il governatore. Piazza Oberdan, infatti, “regala” al presidente un ordine del giorno, approvato con 46 voti a favore e le astensioni di Tiziano Centis e Simona Liguori dei Cittadini, attraverso il quale si dà mandato, appunto, a Fedriga di aprire formalmente una trattativa con il Governo per la ridefinizione dei Patti finanziari che, attualmente, prevedono il versamento a Roma di 670 milioni per quest’anno e 596 per il prossimo a titolo di partecipazione ai meccanismi di risanamento della finanza pubblica.

Il discorso del governatore. Rispetto alle previsioni di qualche giorno fa, e di quanto comunicato in sede di capigruppo, Fedriga ha scelto di non consegnare ai gruppi di minoranza una lettera “fatta e cucita”, da inviare al Governo, nella quale apporre la firma in calce. Il governatore, nel dettaglio, ha aspettato la discussione in Aula per cercare, e trovare come si è poi capito, un punto di caduta comune a tutti i gruppi. Certo, la discussione è arrivata il giorno dopo la fuga in avanti dei parlamentari di centrosinistra che Fedriga non ha gradito, in particolare per quanto riguarda le espressioni di Debora Serracchiani che il presidente ha attaccato pur senza citarla mai direttamente.

«Secondo un primo calcolo della Ragioneria dello Stato – ha tuonato il presidente – il bilancio del Friuli Venezia Giulia potrebbe perdere, per l’anno in corso, più o meno 700 milioni di euro di entrate su una previsione di 5 miliardi e 500 milioni. Il mio scopo è quello di arrivare a una posizione unitaria di tutta la comunità. Per fare chiarezza, però, reputo particolarmente grave, anche per il dibattito nazionale che ruota attorno alle Speciali, che chi ha avuto l’onore di guidare il Friuli Venezia Giulia negli anni passati dichiari che i Patti finanziari sono necessari perché lo Stato paga servizi come la difesa oppure gli stipendi degli insegnanti. I Patti non servono a garantire questi servizi, ma includono soldi ulteriori, nostri, e aggiuntivi rispetto alla tassazione generale che tutte le Speciali, e il Friuli Venezia Giulia più di altri, hanno messo a disposizione di Roma per permettere allo Stato di alleggerire la situazione, parecchio complicata, che attraversava con i suoi bilanci. Noi oggi non chiediamo niente di più di quello che ci spetta e che ci è riconosciuto anche da diverse sentenze della Consulta».

L’ordine del giorno. Aver scelto la versione dell’ordine del giorno – che regala margini di manovra sicuramente maggiori al presidente rispetto a quella della lettera – ha consentito, quindi, alla maggioranza di trattare con le opposizioni. Il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha interrotto per quasi tre ore i lavori d’Aula per permettere di limare i dettagli dell’ordine del giorno che, alla fine, è arrivato sulle scrivanie degli eletti nel primo pomeriggio. Dopo un preambolo in cui si ricorda la situazione economica cui sta andando incontro il Friuli Venezia Giulia e i servizi che deve garantire la Regione, si è giunti alla parte finale che rappresenta, appunto, il compito affidato a Fedriga. «Si dà mandato – si legge nel testo – di proseguire ogni più opportuna interlocuzione con il Governo nazionale» per sostenere «con determinazione la necessità di un rinnovato accordo tra Stato e Regione nella regolazione dei rapporti finanziari, con l’obiettivo in particolare di una riconsiderazione del gravoso contributo straordinario da versare per gli anni 2020 e 2021 riconosciuto peraltro come temporaneo dalla stessa Corte costituzionale, che non sarebbe in alcun modo giustificabile nell’attuale contesto».

Il significato politico. Al di là delle due astensioni dei consiglieri dei Cittadini – per il mancato riferimento all’utilizzo del Mes nel testo –, il via libera quasi all’unanimità, pesa, e anche parecchio, da un punto di vista politico e in una maniera che va al di là di quelli che sono i contenuti concreti del testo. Il mandato dell’Aula, infatti, dove peraltro i toni dell’opposizione sono stati ben diversi da quelli dei parlamentari di Pd e M5s, supera la lettera di deputati e senatori – ma pure l’iniziativa targata centrodestra di una decina di giorni fa – dell’attuale maggioranza di Governo e presenta una Regione compatta, nelle fasi iniziali della trattativa. Visto l’andamento degli ultimi due anni in Consiglio, inoltre, è un risultato che non sembrava per nulla scontato. Se poi Fedriga riuscirà o meno a ottenere il taglio dell’oltre miliardo e 200 milioni che dovrebbe versare a Roma è tutta un’altra storia.

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