Faedis piange "l'angelo di Ronchis": ecco chi era il 61enne ucciso dal Covid-a19

La vittima è Gianfranco Bellina. «Ci manca tantissimo», dice la nipote Roberta Fattor, assessore nella giunta comunale, ora in isolamento domiciliare insieme agli altri familiari risultati positivi al virus

FAEDIS. Era «l’angelo di Ronchis», i compaesani lo chiamavano così. Con il suo sguardo puro, da eterno bambino, l’immancabile sorriso, la mano sempre pronta a stringere quelle degli altri il 61enne Gianfranco Bellina non poteva non far breccia nei cuori.

Era un po’ il figlio di tutti, nella frazione del Comune di Faedis: se lo è portato via il Covid-19, quest'uomo speciale che accendeva in chiunque gli stesse accanto istintivi moti d’affetto.

«Ci manca tantissimo», dice la nipote Roberta Fattor, assessore nella giunta di Faedis, ora in isolamento domiciliare insieme agli altri familiari risultati positivi al virus.

Le loro condizioni sono buone, per fortuna. Anche per Gianfranco sembrava che tutto stesse procedendo bene: il tampone gli era stato fatto in ospedale, dove si era recato per problemi di altra natura. Nonostante fosse risultato positivo era stato rimandato a casa, perché i sintomi apparivano lievi.

«Abbiamo avuto la grazia di poter trascorrere con lui ancora una giornata, serena, come se niente fosse», racconta sempre l’assessore, spiegando che all’indomani si era invece reso necessario un ricovero. La situazione pareva ancora sotto controllo, ma il giorno successivo era improvvisamente e fatalmente degenerata.

La notizia della scomparsa di Bellina ha scosso profondamente gli abitanti di Ronchis e dell'intero Comune. «Vivere un lutto in condizioni del genere - commenta la nipote - è devastante. Ci dà conforto la vicinanza di moltissime persone, che ringraziamo per la sensibilità. Un’altra consolazione deriva dalla consapevolezza che per mio zio l’ospedale non era fonte di paura, al contrario: per lui era il luogo della sicurezza, un posto dove andare per stare meglio e poter dunque tornare a casa».

Nato a Toronto nel 1959, Gianfranco - che perse la madre in giovane età - aveva vissuto a Venzone fino all’età di 20 anni, quando una delle sue due sorelle, Alida, si sposò e lo volle portare con sé, a Ronchis. «Aveva un’enorme pazienza - ricorda Roberta Fattor -, era incredibilmente affettuoso e vantava una memoria di ferro. Fin dai 15 anni, e fino a quando la salute glielo ha permesso, ha frequentato centri per attività diurne: andava a Udine da solo, in corriera. Aveva un ottimo senso dell’orientamento.

Ed era un uomo dinamico, ragione per cui la dimensione di questo periodo di forzata reclusione gli stava stretta. Gli mancavano le uscite per la spesa, per recarsi al bar o a messa». Alle funzioni religiose la sua assenza peserà come un macigno: quegli occhi innocenti che si posavano sui fedeli, i suoi saluti, il gesto della pace scambiato con tutti sono l’eredità dell’angelo di Ronchis.

«Ha lasciato un segno forte», conferma il sindaco di Faedis, Claudio Zani, esprimendo alla famiglia il cordoglio dell’intera comunità. Lucia Aviani

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