Emergenza organico in Prefettura a Udine: «Manca metà del personale»
L’allarme di Cgil Funzione pubblica: «Si mette a rischio la continuità dei servizi ai cittadini e l’azione amministrativa»

Metà del personale previsto, un’età media che sfiora i 55 anni e carichi di lavoro sempre più pesanti. Alla Prefettura di Udine l’emergenza organici è una realtà quotidiana che, secondo Fp Cgil, rischia di incidere direttamente sui servizi ai cittadini. Il sindacato, infatti, parla di una situazione ormai «particolarmente critica» per uno dei presìdi fondamentali dello Stato sul territorio.
Come emerge da una nota diffusa in questi giorni dagli uffici di viale Bassi, il personale in servizio nel palazzo di via Pracchiuso raggiunge appena il 50 % della dotazione organica teorica. Un dato che, da solo, fotografa la portata del problema. A questo si aggiunge un’età media che, come si diceva, si aggira attorno ai 55 anni, segno di un ricambio generazionale mai davvero avviato. «L’urgenza ora è risolvere la situazione del personale – sottolinea il referente regionale per la Funzione pubblica-Funzioni centrali, Mauro Cenci –, bisognerebbe aprire un tavolo di confronto locale, per cercare di trovare le possibili soluzioni con aperture, per esempio, ai lavoratori interinali, laddove le procedure nazionali non riescono a coprire le esigenze. E anche se adesso ci sono procedure concorsuali in pieno svolgimento, non è detto che poi i vincitori arrivino a Udine perché le rinunce sono moltissime».
Le cause di questa situazione affondano negli anni del blocco delle assunzioni e dei rinnovi contrattuali nel comparto delle Funzioni centrali, che comprende ministeri, agenzie fiscali, enti previdenziali e uffici della giustizia amministrativa. Scelte legate ai vincoli di finanza pubblica che, nel tempo, hanno prodotto un progressivo invecchiamento del personale e un impoverimento degli stipendi.
Negli ultimi tempi sono stati banditi nuovi concorsi a livello nazionale, ma i numeri non bastano a colmare le carenze. Anzi, per gli uffici del Nord e del Friuli Venezia Giulia, il problema è doppio: le sedi, secondo il sindacato, risultano «poco attrattive» per chi dovrebbe trasferirsi a centinaia di chilometri da casa. A Udine, spiega ancora dalla Fp Cgil, «i tassi di rinunce per i posti messi a bando sono elevatissimi».
La crisi non riguarda solo il capoluogo friulano. A livello nazionale il ministero dell’Interno ha perso negli ultimi sei anni circa 4 mila dipendenti, pari al 25% del totale. Le carenze nel personale amministrativo superano il 30% delle dotazioni teoriche, con circa 6 mila unità in meno tra funzionari e assistenti.
Nel frattempo, gli stipendi restano fermi. L’ultimo contratto nazionale, sottolinea il sindacato, non ha recuperato l’inflazione, determinando una perdita di oltre il 10% del potere d’acquisto. E, sempre a parere di Fp Cgil, l’amministrazione non avrebbe attivato strumenti che potrebbero rendere più attrattivo il lavoro pubblico: maggiore flessibilità organizzativa, più lavoro da remoto, progressioni interne, riconoscimenti economici legati agli obiettivi.
Cenci entra nel dettaglio della situazione a Udine. «In Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale – spiega – ci sono ad esempio quattro persone sulle undici previste in organico. Gli amministrativi sono 37 su 66 e considerando i pensionamenti da qui a fine anno le mancanze, rispetto alle necessità, saranno sull’ordine della metà della pianta organica ideale».
In queste condizioni, anche un’assenza improvvisa per malattia può mettere in difficoltà l’intero ufficio. Un supporto arriva dai tirocinanti, coinvolti grazie a convenzioni con enti e Ordini professionali. Ma è lecito chiedersi, osserva il sindacato, «se sia accettabile per un importante presidio dello stato dover affidare alcune lavorazioni a giovani in formazione» per sopperire a carenze strutturali.
Il rischio, avverte la Fp Cgil, è un indebolimento dell’azione amministrativa «a danno della comunità». «Le responsabilità, però, non possono ricadere su chi continua a lavorare con professionalità e dedizione in un contesto sempre più gravoso».
Per questo il sindacato chiede «un’inversione di rotta e un confronto con la dirigenza», affinché vengano adottate «tutte le misure possibili per sostenere il personale e garantire la continuità dei servizi offerti».
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