Esuberi e addio alle lavasciuga: il nuovo piano di Electrolux delude Porcia, nuovo sciopero
L’azienda dettaglia i contorni del nuovo piano: 725 esuberi di colletti bianchi. Susegana potrebbe avere un mix diverso di produzione ma volumi inalterati. Cgil, Cisl e Uil: passi insufficienti, senza intervento del governo, niente intesa

Altra difficile tappa della vertenza Electrolux a Roma. I vertici italiani della multinazionale, davanti ai sindacati, hanno delineato, in oltre 4 ore di discussione, i contorni del possibile nuovo piano industriale, subordinato però a interventi su costi dell’energia, modifica della tassa Cbam e produttività del lavoro. «Insufficienti», secondo Cgil, Cisl e Uil, «i passi fatti dall’azienda, per via delle mancate risposte su Cerreto, ma anche per le aperture solo parziali per gli altri stabilimenti, che non escludono del tutto le delocalizzazioni dirette verso Polonia, Cina e Thailandia».
Più ombre che luci per i due stabilimenti a Nordest, Susegana e Porcia. Deludente, in particolare, la proposta per la fabbrica pordenonese per la quale il direttore di produzione Massimiliano Ranieri ha spiegato che il piano bis consentirebbe «di trasferire a Porcia nuove gamme di lavatrici, così da passare da 500.000 a 600.000 annue, ma resterebbero non difendibili le circa 200.000 lavasciuga», destinate alla Thailandia. Novità non gradite dai lavoratori che hanno indetto uno sciopero già per questa mattina, con relativa assemblea.
Meglio andrebbe ai frigoriferi di Susegana dove «verrebbero attirati nuovi prodotti, così da mantenere il livello dei volumi attuali seppure con un diverso mix». I manager non hanno parlato di rivedere i tagli al personale, ma se per Susegana si può ipotizzare una conferma degli organici o esuberi contenuti, la stessa sorte non toccherebbe a Porcia, visto che comunque una parte importante di produzione andrebbe perduta e non sarebbe del tutto compensata dalla nuova gamma di lavatrici.
Per quanto riguarda il resto d’Italia, Forlì manterrebbe la produzione di circa 200.000 piani cottura sui 400.000 attuali, nonché della grande maggioranza dei forni, di cui nel piano originario si prevedeva la delocalizzazione di circa il 25%, inoltre si proverebbe ad attirare nuove tipologie di forni, mentre Solaro (lavastoviglie) dovrebbe recuperare con la crescita dei volumi europei la perdita delle circa 100.000 macchine destinate al Nordamerica, fino ad arrivare alla assai ambiziosa previsione di 700.000 pezzi annui. Nessuna notizia positiva per la fabbrica marchigiana di Cerreto d’Esi: Electrolux ha dichiarato di «non essere stata in grado di trovare una soluzione, pur dicendosi impegnata a cercarla». Forte preoccupazione, infine, per le linee guida di riorganizzazione degli staff (gran parte a libro paga nel quartier generale di Porcia), a fronte di processi gestiti con l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono confermati 725 esuberi.
Evidente il malcontento dei sindacati. «I cambiamenti del piano industriale prospettato dalla direzione aziendale restano condizionati a importanti azioni di recupero di competitività, in gran parte fuori dalla portata di sindacato e impresa, come la modifica della normativa europea del Cbam e il taglio del costo della energia», scrivono Cgil, Cisl e Uil, «infine non è chiaro come Electrolux vorrebbe recuperare competitività sul versante del costo del lavoro, giacché da una parte l’abbassamento degli stipendi sarebbe del tutto inaccettabile e dall’altra gli incrementi di produttività trovano il limite invalicabile della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché della necessaria applicazione degli accordi già siglati». Ancora più drastica l’Usb. «Qualsiasi ipotesi portata al tavolo dall’azienda sembra partire dal presupposto che gli esuberi debbano esserci e che una parte rilevante dei volumi produttivi realizzati negli stabilimenti italiani debba essere trasferita», si legge in una nota del sindacato autonomo.
«Parliamoci chiaro», ha detto un rappresentante sindacale presente al vertice, «noi abbiamo il dovere di provare fino in fondo a raggiungere un’intesa, ma si tratta di un negoziato estremamente difficile. Sarà decisivo l’intervento del governo, delle Regioni e dell’Europa». Confermato al Mimit l’incontro con il ministro Urso del 21 luglio, fissate per il 10 e il 24 settembre altre due riunioni tra sindacati e azienda.
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