Effetto coronavirus, perchè il prezzo della benzina resta alto se il valore al barile del petrolio è crollato?

Il West Texas Intermediate (Wti) è il una miscela di diversi petroli greggi americani leggeri e dolci. E’ considerato, per la filiera della lavorazione e della logistica, come benchmark sul mercato petrolifero statunitense. Quando martedì 21 aprile il prezzo al barile è crollato del 300 per cento, finendo sottozero, il mondo si è interrogato: anzitutto sul significato di quel valore con il segno meno davanti, poi sulle possibili ripercussioni sul dato che più ci tocca da vicino, quello del prezzo alla pompa. E’ calato? Sì: in media 16 centesimi al litro rispetto alle rilevazioni dello scorso novembre.
Calerà ancora? Probabilmente sì, di altri 17-20 centesimi al litro, secondo gli esperti. Non di più, impiccato com’è ai costi fissi dettati dal Fisco, che pesa sul prezzo finale per più del 50 per cento. E in Friuli Venezia Giulia com’è la situazione? Drammatica per i gestori degli impianti stradali, che lamentano un tracollo delle vendite (-70 per cento a marzo, -80 ad aprile finora) determinato dal crollo dell’utilizzo dei mezzi legato al lockdown, e che provano a riorganizzarsi per il futuro, con un occhio preoccupato alle aree di confine: in diverse pompe del Veneto il prezzo è più contenuto rispetto alle stazioni di rifornimento del Friuli Occidentale, in Austria si spende per un litro di carburante 1,043 euro, in Slovenia un euro tondo tondo.
IL RAFFRONTO
Il sito della Regione propone un monitoraggio quotidiano dei prezzi praticati dalle pompe del Fvg. Elaborando una media tra le dieci tariffe più convenienti e le dieci più care: martedì 21 aprile per acquistare un litro di benzina senza piombo servivano tra 1,287 e 1,731 euro, mentre per il gasolio le medie oscillavano tra 1,203 e 1,635 euro. In Austria la media è di 1,043 euro per la sp (solo a gennaio era 1,24, venti centesimi in più) e 1,11 per il diesel, mentre in Slovenia da ormai tre settimane è ancorato all’euro spaccato, tanto per il diesel quanto per la benzina.
LO SCONTO REGIONALE
Per cause di forze maggiore il coronavirus ha sancito la fine (al momento temporanea) del fenomeno del pendolarismo del pieno, considerata la chiusura dei confini da parte di Austria e Slovenia e le limitazioni agli spostamenti in auto. Un cambiamento di abitudini testimoniato dal calo di vendite meno accentuato nel Goriziano, dove le operazioni alla pompa sono diminuite del 50 per cento, con una flessione più contenuta rispetto a Udine e Pordenone.
Chi può spostarsi in macchina (per lavoro o altre necessità consentite dalle restrizioni imposte con i dpcm) ed era abituato a rifornire oltreconfine ha dovuto cambiare abitudini e riscoprire così la tessera regionale che attiva il meccanismo di contribuzione previsto dalla Regione (21 cent per la benzina e 14 per il gasolio nelle aree più prossime alla frontiera, 14 cent per la benzina e 9 per il diesel nel resto del Fvg).
LA (RI)SCOPERTA DELLA TESSERA
Una situazione che ha spinto parecchi automobilisti con la tessera scaduta a chiederne una nuova agli uffici delle Camere di commercio, che hanno dovuto riorganizzarsi dopo l’iniziale chiusura imposta dal decreto del 10 marzo. E allora accessi contingentati, solo su appuntamento, oppure attraverso i sistemi informatizzati messi a punto dalla Regione, con la possibilità “di ricevere la scheda direttamente a casa, così da evitare spostamenti”, ha spiegato l’assessore regionale all’Energia, Fabio Scoccimarro.
Lo sportello carburanti della Cciaa Pordenone Udine è rimasto chiuso fino al 10 aprile, quasi un mese: ora è riaperto è solo il venerdì mattina, solo su appuntamento e solo per i residenti nei comuni delle due sedi (Pordenone e Udine). Nei due sportelli, dal 10 aprile, sono arrivate 25 richieste di appuntamento per andare "fisicamente" allo sportello, mentre altre 32 (25 nel capoluogo friulano, 17 oltre il Tagliamento) sono state le richieste via posta (è l'altra modalità consentita al momento per chi non vuole accedere allo sportello o attendere una più ampia riapertura del servizio). A Gorizia, più interessata dal fenomeno considerata la vicinanza al confine, si è registrato un vero e proprio boom: 155 nuove tessere o sostituzioni richieste allo sportello, a cui si aggiungono 123 operazioni effettuate online e 73 operazioni di modifica dei dati su schede già esistenti. A Trieste le tessere nuove già consegnate sono 140, di cui 11 con procedura web (già inviate); cento sono le richieste online da evadere, 60 le riattivazioni e 50 i cambi di targa su schede già rilasciate, fa sapere la Camera di commercio della Venezia Giulia, che specifica come il calendario degli appuntamenti per i nuovi rilasci sia già pieno fino a giugno. A Monfalcone, infine, sono state 32 le tessere rilasciate o sostituite, con 22 operazioni di modifica dei dati su quelle esistenti.
BENZINAI IN CRISI
La categoria, come spiega il presidente nazionale della Figisc (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti), il friulano Bruno Bearzi, lamenta cali medi delle vendite “nell’ordine del 70 per cento a marzo a partire dalle disposizioni che hanno imposto il lockdown. Ad aprile la media è dell’80 per cento in meno, ad esclusione di Gorizia che per la scomparsa del fenomeno del turismo del pieno perde meno del 50 per cento. “E’ una situazione dura, che impone delle riflessioni su quello che sarà il futuro – indica Bearzi -. Peraltro, la nostra categoria è rimasta sempre in prima linea, nonostante il crollo delle vendite, per garantire un servizio essenziale, spesso con dispositivi di protezione non sufficienti”.
IL PREZZO CHE (NON) CAMBIA
Ma perché nonostante il valore in picchiata del petrolio il prezzo dei carburanti ha degli scostamenti tutto sommato minimi? Principalmente perché gestori e compagnie hanno volumi di vendita molto più bassi su cui scaricare i costi fissi (solo in Fvg ci sono 460 stazioni di servizio) e sono costretti a tenere su il prezzo. Che scenderà ancora? "Il prezzo della benzina sta già scendendo da settimane.
Secondo le nostre stime c'è spazio per altri 17-20 cent di discesa: è la differenza tra quello che sarebbe il "prezzo ottimale" alla pompa e il praticato”, ha spiegato a Repubblica Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. “Ma non potremmo andare oltre per la struttura del prezzo alla pompa, già rigida visto il peso del Fisco. Quasi 1 euro del costo alla pompa se ne va in parte fissa di Iva e accise. Su 1,416 euro al litro di benzina, le accise assorbono 0,728 euro e l'Iva al 22 per cento altri 0,255 euro. Significa che il 69 per cento del prezzo è fisso, il 65 per cento per il diesel".
COME E’ COMPOSTO IL PREZZO
L’attuale “prezzo Italia” (la media settimanale dei prezzi nazionali della benzina, calcolata dal Ministero dello Sviluppo economico) per la benzina al litro è di 1,411 euro. Di questi, 0,728 sono accise: dal 1996 è unica e ingloba i balzelli dagli anni Trenta in poi (dalla guerra d’Etiopia alla crisi di Suez del ’56, dai terremoti del Friuli, del Belice, dell’Aquila e dell’Emilia, alle alluvioni). Il 22 per cento è l’Iva (0,254), mentre il resto è il vero e proprio prezzo industriale (0,428). Da qui il prezzo della materia prima e il margine lordo, sul quale il titolare della pompa può agire.
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