È morto il basso Alfredo Mariotti, il preferito da Herbert von Karajan
È morto il basso Alfredo Mariotti, nato nel 1932 a Romans di Varmo. Era uno dei protagonisti dell'opera lirica internazionale del Novecento, preferito da direttori quali Herbert von Karajan e Carlos Kleiber. Mariotti è morto all'ospedale di Latisana dove era stato ricoverato per un ictus che lo aveva colpito venerdì a Lignano Sabbiadoro dov'era in vacanza.

di
Michele Meloni Tessitori
UDINE.
Venti giorni fa, all’Arena di Verona, aveva assistito alle prove generali di uno spettacolo con Placido Domingo. Questo, col famoso tenore spagnolo, è stato il suo ultimo abbraccio con uno dei compagni piú cari della scena lirica internazionale calcata per decenni. La morte ha colto ieri il basso Alfredo Mariotti, a 77 anni, all’ospedale di Latisana, per emorragia cerebrale. Si era sentito male venerdí sera, a Lignano, mentre partecipava a una cena con amici.
I funerali saranno celebrati domani, alle 17, nella parrocchiale di Romans di Varmo, il piccolo mondo del Medio Friuli dal quale non si era mai separato e dove lascia due nipoti, Franco e Roberto, e la cognata Antonietta, accanto ai quali viveva, da sempre, nella sua casa di via dell’Asilo.
Nel non facile mondo della lirica Alfredo Mariotti si è senz’altro ritagliato un ruolo di prestigio, per riconoscimento dei suoi stessi grandi colleghi, dal tenore Luciano Pavarotti al direttore d’orchestra Riccardo Muti che lo consideravano un protagonista nel ruolo di basso buffo. Parte nella quale era il preferito dal sommo direttore Herbert Von Karajan e da Carlos Kleiber.
Lo scoprí il maestro friulano Ottaviano Paroni, che lo sentí per caso cantare allegramente in compagnia di amici in una serata improvvisata a Romans e subito ne intuí le doti. Su consiglio di Paroni, Mariotti intraprese studi musicali regolari, andò al Conservatorio di Torino e si diplomò in canto. Era il 1953. L’anno successivo il successo al concorso internazionale sperimentale di Spoleto che fu il suo trampolino di lancio. Quindi il debutto con la
Manon
di Massenet nel ruolo del conte Des Grieux, sotto la direzione di Ottavio Ziino.
Difficile riassumere i molti passi di una carriera lunga e di successo sul pascoscenico di tutti i principali teatri del mondo. Ci è d’aiuto Raffaella Beano, cantante e soprattutto autrice di una biografia del maestro prossima all’uscita (come riferiamo in un altro articolo). Ciò che conta senz’altro ricordare dei successi di Mariotti è il fatto di avere cantato con le stelle del firmamento lirico internazionale, a fianco di Luciano Pavarotti e Placido Domingo nella
Tosca
come nell’
Andrea Chenier
, ma anche di artisti del calibro di Franco Corelli. L’elenco si può dire inesauribile anche sul versante femminile: ha avuto infatti al suo fianco Renata Tebaldi, Raina Kabaivanska, Mirella Freni.
L’altro aspetto che va sottolineato è che Mariotti si perfezionò nel repertorio comico, quello del basso buffo, per il quale fu prediletto dai grandi direttori d’orchestra. Per esempio, nella
Tosca
di Giacomo Puccini - come sottolinea Raffaella Beano - egli interpretò sempre il ruolo del sagrestano che divenne per lui una maschera. Lo impersonificò a tal punto da non avere piú neppure bisogno di sottoporsi al trucco di scena: «Non ne aveva bisogno - ricorda la Beano -: con il suo volto espressivo lo rappresentava appieno». Si può anzi azzardare che dal 1955 in poi, quel ruolo in
Tosca
fu esclusivamente suo in una cinquantina di produzioni diverse tra cui due film con Pavarotti, Domingo e Kabaivanska. Riccardo Muti lo giudicò semplicemente «bravissimo» e anche Oren ebbe per lui parole lusinghiere e lo preferí sempre ad altri per quella parte.
Un altro ruolo che Mariotti fece suo fu quello del padre guardiano nell’opera
La forza del destino
. I melomani piú raffinati ricordano una sua straordinaria esibizione al San Carlo di Napoli in cui cantò insieme al mezzo soprano Luciana D’Intino che proprio dieci giorni fa, a Beano, rammemorò con Mariotti quel successo nel corso di un concerto privato ospite del produttore vinicolo Pietro Pittaro.
Altro ruolo determinante per la carriera del basso friulano fu Dulcamara, nell’
Elisir d’amore
. «Alfredo è il miglior Dulcamara al mondo», decretò Luciano Pavarotti. Nel suo repertorio, infine, risultano tutti i personaggi protagonisti de
I quattro rusteghi
, il don Bartolo nel
Barbiere di Siviglia
e il don Magnifico nella
Cenerentola
di Rossini e soprattutto il
Don Pasquale
di Donizetti.
La galleria di stelle della lirica con le quali Mariotti ha brillato nei teatri di tutto il mondo è davvero inesauribile. A cominciare dai direttori d’orchestra. Il basso friulano ha infatti cantato con le maggiori bacchette della seconda metà del Novecento: da Tullio Serafin a Gabriele Santini, a Franco Capuana, a Giuseppe Patané, e naturalmente von Karajan, e ancora Gianandrea Gavazzeni, Karl Bohm, Gary Bertini, Karl Richter, Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Daniel Oren, Seiji Ozawa, Riccardo Muti, Riccardo Chailly.
La sua voce è stata incisa dalle piú autorevoli etichette della discografia internazionale: Decca, Philips, Emi, Deutsche Grammophone, Rca, Bongiovanni.
Anche sul versante dei registi che lo hanno avuto in scena nei teatri del mondo, Mariotti può vantare collaborazioni di assoluto prestigio. Lo hanno diretto Ronconi e Zeffirelli, ma anche Nicola Benois, per quarant’anni scenografo della Scala al quale Mariotti fu legato da grande amicizia. Le spoglie di Benois riposano a Codroipo e a sua moglie Disma De Cecco, soprano, è intitolato il teatro della città del quadrivio. Anche Dario Fo seppe valorizzare il lato comico della capacità recitativa di Mariotti in un
Barbiere di Siviglia
registrato in un’edizione particolare con i tratti della commedia dell’arte.
Molti i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga carriera, pure da parte di maestri come il tenore Tito Schipa dalle cui mani, nel ’53, ricevette un incoraggiante premio nazionale, quello conferito dall’Enel. Un anno fa la Società operaia di mutuo soccorso, a Pordenone, gli conferí il riconosciemnto alla carriera in una serata a palazzo Gregoris insieme con l’astrofisica Margherita Hack, l’incisore Franco Dugo e l’architetto Luigi Molinis: «Quattro talenti regionali indiscussi - recitava la motivazione - che hanno trasformato la creatività made in Friuli in un prodotto mondiale».
Il successo internazionale, il continuo viaggiare da un continente all’altro, non hanno però intaccato l’attaccamento di Mariotti per il suo paese e il Friuli, dove ha sempre vissuto nelle brevi pause tra un’esibizione e l’altra. Sposato con la cantante Cecilia Fusco, dalla quale divorziò molti anni fa, Mariotti aveva ancora casa a Romans di Varmo accanto a quella del fratello maggiore Silvano, morto sei anni fa. A prendersi cura negli ultimi anni di uno zio «carissimo, un secondo padre», sono stati i figli di Silvano, Franco e Roberto, e la cognata Antonietta.
«Ci è sempre stato vicino, abbiamo condiviso le gioie e i successi della sua luminosa carriera», racconta Roberto Mariotti, che a Romans ha una piccola impresa di impianti termoidraluici e nei ritagli di tempo si occupa di un po’ di campagna. «Lui seguiva questo mio hobby - racconta - e proprio pochi giorni fa mi aveva fatto la sorpresa di un gran bel dono, un trattore». Roberto è colto da un attimo di commozione: il grande cantante infatti - rivela - accompagnò questo gesto affettuoso con parole che oggi suonano quasi un presagio. Gli disse, infatti: «Voglio farti ancora un regalo prima di morire».
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