E’ morto don Domenico Zannier, sacerdote e poeta candidato al Nobel

UDINE. E’ morto nella notte di mercoledì 11 gennaio a Majano il sacerdote, poeta e intellettuale friulano don Domenico Zannier. Aveva 86 anni.
Nato a Pontebba il 31 agosto del 1930, da genitori artigiani e emigranti, del Friuli centrale, Zannier è stato un rappresentante di grande rilievo della cultura friulana. Numerosi i riconoscimenti ottenuti per la sua attività.
Nel 2012 il sindaco Honsell gli consegnò il sigillo della città di Udine, nel 2015 il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini gli consegnò la medaglia istituzionale dell’Ente.
Pre Meni, così lo chiamavano i suoi amici, nel 1952 ha fondato la Scuele libare furlane, istituzione che ha diffuso l'insegnamento della lingua e della cultura friulana.
Da qui aveva iniziato la sua battaglia per la marilenghe coinvolgendo tanti giovani per permettere la sopravvivenza della lingua e delle tradizioni della sua terra, Il Friuli. Friuli di cui difendeva le radici storiche, la lingua ma soprattutto l’ identità.
Con questo intento ha creato diversi momenti culturali di successo sul territorio regionale oltre alla scrittura di innumerevoli pubblicazioni in friulano. Ha composto liriche anche in lingua italiana, spagnola e inglese. Era stato anche direttore della Vita Cattolica negli anni del terremoto e grande appassionato d’arte.
Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua attività letteraria a livello nazionale ed internazionale e nell’1986 era stata presentata la sua candidatura al premio Nobel per la letteratura dall'Istituto di filologia romanza dell'Università di Salisburgo e da quello di letteratura comparata dell'Università di Innsbruck.
Recentemente aveva pubblicato “Cjavêi di Lûs” una nuova raccolta di poesie in friulano. Nel mese di luglio aveva festeggiato a Majano, cittadina in cui risiedeva, i sessant’anni di ordinazione sacerdotale.
Uomo amato e stimato da tutta la comunità friulana lascerà un vuoto incolmabile per le nuove generazioni, essendo un maestro di vita oltre che profondo conoscitore della storia friulana e dei suoi protagonisti.

I suoi dodici poemi, per un totale di 48.541 versi hanno dato alla letteratura friulana il primo vasto ciclo epico-storico di tutti i tempi.
Importante anche il suo impegno politico, come osservatore e commentatore. Ultimamente aveva così parlato delle riforme regionale: “Il Friuli va salvato, la lacerazione prodotta con l’introduzione delle Uti porterà alla sua rovina. La Provincia va difesa, perché è l’unica che rimane dopo defezioni e tradimenti per far sventolare l’aquila che da secoli ha segnato la nostra identità. Conserviamo tutti i contributi anche quelli minimi della nostra cultura, tutto serve per la nostra salvezza”
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