Decreto dignità, la testimonianza di una mamma friulana: «Ho un figlio e il mutuo, la legge mi lascia a casa»

La storia di Lucia (nome di fantasia per garantirle l’anonimato) ha lavorato per all'Automotive Lightning: contratto di lavoro interinale firmato per la prima volta a luglio 2017 e poi prorogato a più riprese. Fino ai fatidici 12 mesi e alla mancata conferma
Tolmezzo. Interno dell'industria Automotive lighting
Tolmezzo. Interno dell'industria Automotive lighting

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UDINE. Chiamate una che ha appena perso il lavoro e vi aspettate di sentire all’altro capo del telefono una voce carica di amarezza, rabbia, disillusione. E invece no. La fine dell’avventura in Automotive Lighting, decisa a Roma dal decreto Dignità, non ha tolto a Lucia (nome di fantasia per garantirle l’anonimato) tutto quanto di positivo i suoi 12 mesi in azienda, a far fanali, le hanno dato. «Sono cresciuta moltissimo dal punto di vista umano e professionale. Lo scriva per favore. E scriva anche che ringrazio profondamente tutti quelli che mi hanno aiutato a crescere. Capiturno e capireparto si sono fatti in quattro per insegnarmi quanto potevano e venire incontro alle mie necessità».

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Parla, Lucia – giovane mamma di un paesino della Carnia –, da ex dipendente di Automotive Lighting. Contratto di lavoro interinale firmato per la prima volta a luglio 2017 e poi prorogato a più riprese. Fino ai fatidici 12 mesi e alla mancata conferma. «Ascoltando la Tv avevo già capito e quando il capoturno mi si è avvicinato con espressione preoccupata ho subito intuito». «Chi mi ha dato la brutta notizia mi ha spiegato il motivo della decisione. La colpa non è di Automotive ma di chi a Roma legifera senza tener conto delle necessità di aziende e territori». E degli stessi lavoratori che di punto in bianco si sono ritrovati a casa. «Con un figlio da crescere e un mutuo da pagare» fa sapere Lucia.

Amarezza? «Tanta. Per me certo, ma anche per l’impresa, perché una legge come questa, che non consente di prorogare contratti oltre i 12 mesi, vanifica lo sforzo fatto per formare il personale. Nell’anno che ho trascorso in Automotive ho imparato tanto, e mi sentivo finalmente in grado di lavorare con competenza, grazie alla dedizione dei colleghi, specie uno, che mi hanno insegnato tutto». Fatica vanificata per legge. «In Automotive – conclude Lucia – ci sarei rimasta volentieri. È una realtà idilliaca, con persone meravigliose. Non è andata così... Ma non demordo. Mi sono rimboccata le maniche e ho già trovato un’alternativa, in paese, in una piccola realtà. Ora incrocio le dita». —
 

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