Decenni di storia raccontati in prima pagina

UDINE. Una passerella per i lettori, un ritorno al passato fatto di immagini e ricordi. È la mostra del Messaggero Veneto allestita al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.
Settant’anni di cronache raccontate attraverso le prime pagine del quotidiano. Per chi arriverà oggi alla grande festa avrà la piacevole sorpresa, prima dell’ingresso al teatrone, nel foyer, di poter rileggere le notizie che hanno fatto la storia del Friuli. Un “antipasto” prima di assistere agli incontri in programma.
Un percorso a ritroso che dal 2016 riporta il lettore a quel primo foglio stampato il 24 maggio 1946 dove i fiumi di inchiostro dei giornalisti non lasciavano ancora spazio alle immagini, quando il quotidiano costava pochi spiccioli di lire. Fu un successo il giornale stampato a Udine e poi distribuito nel territorio giuliano, guidato da un giovane di 24 anni, Enrico Mascillli Migliorini. Esaurita poi la sua funzione triestina, in poco tempo divenne la voce del Friuli.
Un viaggio lungo settant’anni che racconta i grandi fatti di cronaca dall’incidente delle frecce Tricolori di Ramstein alla guerra dell’ex Jugoslavia poco oltre il confine goriziano, dall’agguato al comandante delle guardie carcerarie in via Spalato alla tragica fine di Giulio Regeni, quasi un filo conduttore che vede il Friuli sempre in prima linea, passando per i personaggi che hanno segnato il Friuli, per aver cambiato la storia di un paese, per la loro etica, le idee, il coraggio di dire ciò che pensavano: da Pier Paolo Pasolini a Beppino Englaro e la sua Eluana.
Ma anche i politici che hanno segnato un’epoca nel territorio friulano, dal sindaco di Udine più amato, Angelo Candolini, all’indimenticato presidente della Regione, Adriano Biasutti.
Qualche curioso si è fermato a guardare quei pannelli che parlano di come il Friuli è cambiato, di come il giornale e un mestiere, quello del giornalisti si sono evoluti. È il caso di Michela che, quasi per caso, si è trovata a passare tra i cartelloni delel prime pagine. Ne ha approfittato per fare un filmato e scattare fotografie. «Ho 24 anni e la mia memoria arriva fino agli anni ’90 – ha spiegato mentre il suo sguardo punta dritto sulla notizia della nascita della Repubblica –. È anche un’occasione per studiare un pò di storia. Per conoscere tante vicende del nostro territorio che sui libri di storia non sono scritte, per conoscere da vicino i personaggi che hanno mutato la politica e la nostra geografia del nostro territorio».
E sono soprattutto i giovani i più curiosi. Colpiscono le gesta dell’Udinese, dall’Uefa, alla Champions, da Zico a Totò di Natale. Ma Alberto rimane più affascinato dalle immagini del vecchio stadio: «Guarda come siamo cambiati!».
Dal mondo a colori a quello a bianco e nero. Dall’euro alle lire, quando un giornale costava solo 60 lire (erano gli anni ’60). Qualcuno chiede: «Ma c’è anche il ’68?». «Ma è vero che c’è la luna a colori?». Ed eccola lì a metà percorso, mentre l’ingresso al Teatro si fa più vicino, quell’immagine che segnò una svolta per l’umanità, ma anche un cambio di passo per un quotidiano che da quel giorno si fece conoscere a tutto il Paese. È il 22 luglio 1969 e il Messaggero Veneto fu l’unico giornale italiano che riuscì a pubblicare in quadricromia e in offset grazie ai suoi impianti tecnologicamente avanzati. La Luna ha i colori, quelli del Messaggero Veneto.
Solo un anno prima l’8 aprile 1868 il presidente Moro aveva fatto visita alla nuova sede di viale Palmanova. Era da poco iniziata la rivoluzione. «Sono nato quell’anno – dice Michele - ma ciò che mi è più rimasto in mente è la cadutra del Muro di Berlino». Passeggia nel foyer come se sfogliasse il giornale e trova il 1989. «Guarda Alberto – dice rivolgendosi all’amico – ti ricordi? Io c’ero».
Poi, come, se qualcosa si fosse spezzato, come se da quel giorno nulla sarebbe stato più come prima, in un angolo separato dal resto della mostra, ci sono loro, i quattro pannelli del terremoto. Renato li guarda con commozione e legge a voce alta: «Catastrofico terremoto in Friuli! Ho ancora i brividi». Gli editoriali di Vittorino Meloni, la voglia di rinascita, di ricominciare. Il Friuli cambiò, e con esso anche il Messaggero che divenne un grande network anticipando tutti tempi.
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