Dalla formazione alle assunzioni in Argentina: così Udine affronta la crisi dei profili introvabili

Studenti ed imprenditori a confronto nel convegno promosso da ministeri e fondazioni: l'ipotesi di un nuovo percorso scolastico per valorizzare le competenze locali

In una regione dove più di un’assunzione su due è difficile da coprire, le imprese non si limitano a cercare persone: le formano, le accompagnano, provano a trattenerle. È il messaggio emerso dalla tappa udinese del “Giro d’Italia del Made in Italy” ospitata da Confindustria Udine alla torre di Santa Maria.

Il road show nazionale è promosso dalla Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy, con il sostegno del ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Istruzione e del Merito. A Udine è stato realizzato in collaborazione con la Casa del Made in Italy del Friuli Venezia Giulia e del Veneto e con L’organizzazione di Assosomm, l’Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro. Tra i partner anche Confcommercio e Bper Banca.

Al centro della giornata c’è stata la tavola rotonda “Il futuro del Made in Italy: imprese, competenze e persone a confronto”, moderata da Francesco Brollo. Hanno partecipato Francesca Bertoni (During Spa), Silvia Castellan (Assicurazioni Generali Udine), Andrea Chinese (Composite Technical Systems SpA), Cristian Feregotto (Infostar Srl), Agostino Mansutti (Mabi International Srl), Matteo Mazzetti (Ramo Srl), Roberta Pellegrini (Coner Costruzioni Srl), Gianpaolo Pezzato (Maarmo Srl), Tiziano Tedesco (Tubotec Srl) ed Emiliano Tulisso (Bper Banca). I saluti istituzionali sono stati portati, in precedenza, da Alessia Rosolen per la Regione e Alessandro Venanzi per il Comune.

Il contesto è quello di un mercato del lavoro in cui mancano soprattutto le persone. In Friuli Venezia Giulia il 55% delle assunzioni previste nel 2025 è risultato di difficile reperimento, otto punti sopra la media nazionale. Nel 37,4% dei casi il motivo è la mancanza di candidati.

Nel suo intervento Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, ha sottolineato come in un momento delicato come questo, che vede colossi come la Cina minacciare la nostra competitività e le dinamiche demografiche che riducono il numero di giovani «chi aspetta ha perso». Da qui la necessità di investire in innovazione e generare attrattività anche in forme nuove» come Confindustria sta facendo per attrarre manodopera qualificata ad esempio dall’Argentina.

Tra le chiavi per generare attrattività è emerso la necessità di patti di alleanza che facciano collimare la crescita e le esigenze personali del lavoratore, con la crescita aziendale. In mattinata la parola è andata alle scuole. Its Academy e istituti superiori del Friuli Venezia Giulia hanno presentato i loro progetti sul Made in Italy, tra cui la proposta di un liceo in materia a Udine. La distanza tra scuola e impresa, oggi, si è accorciata di qualche metro. Per un giorno sono state nella stessa stanza. Lo ha dimostrato Giovanni Brugnoli, presidente della fondazione “Imprese e Competenze del Made in Italy” che ha ricordato come il fatto che dietro al progetto ci siano due dicasteri dimostri quanto ridurre la distanza tra studenti e imprese sia fondamentale per il Paese.

«Il significato del Made in Italy è patrimonio di competenze, di persone, prima che di prodotti», ha ricordato Federica Lebini, funzionaria del ministero delle Imprese e del Made in Italy, da qui la consapevolezza da trasmettere agli studenti che «la conoscenza apre le porte e crea opportunità concrete».

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