Caserma Monti piena, si va verso il raddoppio

PORDENONE. Un nuovo tetto per i profughi, una struttura che ha permesso di superare l’emergenza dei bivacchi nei parchi. L’hub della caserma Monti opera a pieno regime ma nei prossimi mesi è destinato a raddoppiare la propria capienza.
Dopo un problema agli allacciamenti del gas che ha fatto slittare di qualche giorno l’apertura, la caserma è ora a tutti gli effetti centro di prima accoglienza per i richiedenti asilo.
Caserma. I posti sono complessivamente 70 situati al primo piano di una delle palazzine della ex caserma in Comina, dismessa tra il 1998 e il 1999.
La capienza aumenterà: nei prossimi mesi è previsto anche un intervento di sistemazione del secondo piano, dove saranno ricavati altri 80 posti letto, portando la capienza a 150, disponibile per la tarda primavera.
La gestione è stata affidata alla Croce Rossa Italiana, l’unica che ha partecipato al bando della Prefettura. L’ente se ne occuperà per cinque mesi, rinnovabili per altri cinque e dopo servirà una nuova gara.
Iter. Il centro di accoglienza è aperto per gli stranieri che arrivano in provincia di Pordenone come richiedenti asilo. Il primo passaggio per loro è in Questura per l’identificazione, poi la polizia stessa li invia alla caserma Monti.
Qui vengono prima vaccinati e poi sottoposti ad uno screening medico da parte della competente commissione della Aas 5 guidata dal dottor Lucio Bomben, responsabile del Dipartimento di prevenzione.
A tutti gli stranieri viene dato un cartellino di riconoscimento con nome e foto: devono portarlo sempre con loro all’interno della Monti, mentre se escono lo devono lasciare nell’hub. Gli viene restituito non appena rientrano.
L’accettazione è garantita dal lunedì al venerdì, sospesa sabato e domenica, quando gli uffici della Questura che si occupano dell’identificazione sono chiusi.
Ospiti. I settanta posti disponibili sono già occupati. «Sono tutti afghani e pakistani – spiega il presidente provinciale della Cri, Giovanni Antonaglia –, arrivati in Friuli Venezia Giulia attraverso la rotta balcanica oppure rimandati indietro ai confini di altri Stati. L’età media è di 24 anni anche se qualcuno ha più anni».
L’organizzazione é pensata per impegnarli in attività per tutta la giornata: lezioni di italiano e sistemazione dell'area esterna della struttura. A guidarli un mediatore culturale, un pakistano da anni in Italia, che parla la lingua e molti dialetti dei Paesi di provenienza degli stranieri.
«La maggior parte dei giovani – prosegue il presidente provinciale della Cri – vede l'Italia come un luogo di transito, vuole raggiungere parenti o amici in Francia o Germania». Tutti attendono il riconoscimento dello status di rifugiato, rilasciato dalle due commissioni apposite di Gorizia.
Si calcola che in provincia di Pordenone, tra le strutture coordinate dallo Stato e le sistemazioni private (alcuni hanno raggiunto parenti e amici), ci siano circa mille 200 profughi.
Occupazione. L’altro risvolto della accoglienza è il lavoro. Nove sono i posti creati da questa attività: un coordinatore, operatori con turni di otto ore al giorno e un mediatore culturale. Sono stati scelti tra volontari della Cri senza lavoro.
Poi ci sono i volontari che prestano servizio soprattutto all’ora di pranzo e di cena. «Non abbiamo calcolato il costo di ciascuno – conclude Antonaglia –, ma credo che la spesa sia di circa 30 euro al giorno».
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