I carabinieri la salvano dall’infarto a Piancavallo: «Non siamo eroi, è nostro dovere»
Il racconto dei due militari in servizio che hanno rianimato la donna: il defibrillatore era a cinque metri dal punto in cui la donna si era accasciata

Non ci sentiamo eroi, è il nostro dovere e siamo preparati per questo». L’appuntato scelto Mario Viola e il brigadiere Roberto Beraldi se avessero potuto avrebbero evitato i riflettori. In fondo, preoccuparsi della sicurezza e della vita delle persone è il loro dovere, hanno spiegato. Ma quando una vita viene salvata, il gesto è sempre meritevole di essere menzionato. Ed è giusto che sia così.
Perché se oggi una donna che «ha fatto un piccolo viaggetto poi è tornata di qua», per usare la risposta che Viola ha dato alla signora quando ha ripreso conoscenza, dopo l’arresto cardiaco che l’aveva fatta accasciare vicino all’impianto di risalita “Busa” di Piancavallo, lo deve a loro due. Entrambi classe 1967, Viola dal 2008 e Beraldi dal 2010, durante la stagione invernale sono distaccati sulle piste di Piancavallo dalle rispettive stazioni di Cordenons e Aviano per il servizio di soccorso sulle piste.
«La cosa che mi ha toccato di più è stata vedere il figlio disperato perché la mamma era a terra e non respirava», racconta l’appuntato scelto senza nascondere un po’ di emozione. Quel giorno la donna aveva accompagnato il figlio sulle piste.
A concorrere all’intervento rapido dei due militari la distanza ravvicinata dal punto di chiamata e la presenza a pochi metri del defibrillatore semiautomatico. Circostanze che hanno giocato a favore. «Eravamo in ufficio, quando vediamo a circa 200 metri due persone. Una si accascia a terra, l’altra comincia a sbracciare» spiega Viola. Mentre Beraldi va a recuperare il defibrillatore che si trova a cinque metri dal fatto, lui prepara la motoslitta. «In un minuto scarso eravamo lì». Strappati i vestiti e iniziato il massaggio cardiaco, «il collega attiva il defibrillatore che ci indicava di dare una scarica. Una volta lanciata, mi sono rimesso a fare il massaggio».
Quando il cuore della 52enne è tornato a battere, con l’aiuto degli operatori di Promoturismo è stata portata all’interno dello Sport hotel in attesa dell’ambulanza, giunta dopo una quarantina di minuti. Lo stesso albergo aveva già ospitato alcuni giorni prima alcune persone ferite per incidenti su pista in attesa del personale sanitario. «La signora diceva di sentire un dolore fitto al petto. Precauzionalmente abbiamo tenuto il defibrillatore sempre acceso». L’elicottero, a causa delle avverse condizioni meteo, «neve mista ad acqua» spiega Beraldi, è atterrato nella piazzola del Cro di Aviano.
«Con quel tempo e con poca gente sulle piste non ci aspettavamo di fare un intervento così grave» commenta Viola. Poi la corsa contro il tempo verso l’ospedale di Pordenone, con una scorta d’eccezione dei carabinieri di Aviano, polizia locale e del nucleo radiomobile di Pordenone che hanno bloccato il traffico creando un vuoto intorno al mezzo di soccorso, riuscito ad arrivare in 25 minuti in ospedale. Dove ora, da quanto si apprende, le condizioni della donna sono stabili.
Per il brigadiere Beraldi è il secondo intervento salvavita. «Nel 2016 con un collega colpito da un arresto cardiaco in caserma. Era andata bene anche quella volta». Fondamentale in tal senso è la preparazione. «L’Arma fa fare aggiornamenti costanti sia su sci che su soccorso piste e defibrillatore» spiega Beraldi sottolineando come in quegli istanti «non c’è tanto tempo per pensare. Ho fatto quello per cui sono preparato a fare. Eravamo preoccupati perché il figlio era vicino a noi e piangeva, era disperato. Noi siamo andati avanti finché ce l’abbiamo fatta».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








