Belluno, violenza sessuale di gruppo: assolti per la seconda volta tre calciatori

Il Tribunale di Belluno ha assolto con formula piena tre calciatori dall’accusa di violenza sessuale di gruppo per insufficienza di prove

Gigi Sosso
Tribunale di Belluno
Tribunale di Belluno

 

Assolti per la seconda volta. Federico De Min, Santiago Guido Visentin e Matteo Verdicchio sono stati di nuovo scagionati dall’accusa di violenza sessuale di gruppo in concorso. Il fatto non sussiste per i tre calciatori per insufficienza o contraddittorietà della prova.

La sentenza bis del Tribunale di Belluno è arrivata quasi sei anni dopo la denuncia di una ragazza alla polizia, successiva a una festa di Ferragosto, in una villa di Visome. Era il 15 agosto 2020 e questo secondo processo si è svolto secondo il rito abbreviato condizionato.

Nella lunga udienza (De Min e Verdicchio presenti in aula e Visentin latitante, probabilmente in Argentina), lo stesso pubblico ministero Simone Marcon aveva chiuso la propria ora di requisitoria con la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste o non costituisce reato. Solo l’avvocato di parte civile Ezio Ullasci del foro di Cagliari era convinto della colpevolezza dei tre ragazzi.

Secondo lui, meritavano di pagare un anticipo di 50 mila euro, su un risarcimento danni da discutere dal giudice civile. La sua convinzione ha costretto i colleghi Anna Casciarri, Massimiliano Paniz e il veronese Alessandro Avanzi a far nuovamente saltare il castello accusatorio. Vista la delicatezza e la complessità del caso, le loro arringhe devono essere state appassionate. L’abbreviato si fa a porte chiuse e la discussione iniziata al mattino è proseguita fino alle 15.20.

I giudici togati Silvia Ferrari, Federico Cavalli e Chiara Sandini (quest’ultima al posto dell’onoraria Cristina Cittolin) si sono chiusi in camera di consiglio per un’ora e 40, uscendone con la sentenza assolutoria. Una telefonata agli avvocati e alle 17.20 è tutto finito. Quando si sono aperti i pesanti battenti dell’aula al terzo piano, ci sono stati degli abbracci e forse anche qualche lacrima, che però è stata, in qualche modo, nascosta. All’uscita del palazzo di giustizia, invece, hanno senz’altro prevalso i sorrisi. Anche perché stavolta la sentenza non sarà appellata dalla Procura, tanto meno annullata dalla Corte d’Appello di Venezia per la presenza nel collegio di un giudice non togato.

In questa seconda puntata, sono stati sentiti un ginecologo e un medico legale e ha deposto la ragazza, che finora era stata ascoltata solo in incidente probatorio e ha confermato che non era ubriaca, ma soprattutto non voleva avere un rapporto con i tre ragazzi. La Corte di Cassazione stabilisce che nei processi per violenza sessuale, la testimonianza della vittima può essere l'unica prova sufficiente a condannare l'imputato. Non sono richiesti riscontri esterni se il racconto risulta intrinsecamente attendibile, coerente nel tempo e privo di contraddizioni logiche, ma la verifica della credibilità deve essere particolarmente rigorosa. La giovane donna, che nel frattempo è diventata mamma, non deve aver superato questo vaglio, anche se non possono ancora esserci le motivazioni della sentenza. Certo è uno dei rari casi in cui esiste un testimone, cioè il padrone di casa, che ha detto sotto giuramento: «A mio avviso, vedendo le facce di tutti e tre (Verdicchio in quel momento non c’era, ndr) mi sembrava che stessero godendo. Ricordo che la ragazza mi guardava e non mi sembrava sofferente e i due giovani apparivano contenti».

 

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