Bellocchio: lunedì con o senza fondi primo ciak su Eluana

UDINE. Le polemiche non fermano le riprese del film “su Eluana Englaro”. Fondi o non fondi (pubblici), Marco Bellocchio lunedì a Cividale batterà infatti il primo ciak della Bella addormentata, la pellicola che racconterà anche la storia della giovane vissuta in coma vegetativo per 17 anni e morta il 9 febbraio 2009 a Udine per l’interruzione dei supporti vitali. Il cast, tuttora in via di completamento, vede tra i protagonisti Alba Rohrwacher, Toni Servillo, Michele Riondino e Piergiorgio Bellocchio.
Prima ancora di andare sul set, il film ha suscitato - come si sa - una levata di scudi: a fine dicembre la Regione ha negato il finanziamento, a seguito dell’approvazione di un ordine del giorno presentato dall’Udc. La casa di produzione Cattleya ha ugualmente chiesto il massimo contributo, 150 mila euro, alla Film Commission regionale (l’approvazione sarà oggetto di valutazione nella riunione del Comitato tecnico prevista entro il 31 marzo).
Ma indipendentemente dai contributi il film si farà. Bellocchio nei giorni scorsi, intervistato dal quotidiano della sua città, La Libertà di Piacenza, ha criticato la presa di posizione della Regione: «Io quando faccio un film - ha detto - sono abituato a dire ai miei interlocutori: giudicate voi, fatevi una vostra idea. Ma ostacolare un film prima ancora che sia fatto mi sembra poco democratico. Il consiglio regionale del Friuli ha detto no al finanziamento senza avere neppure un copione, è stato un no preventivo pensando che fosse un film pro eutanasia e anti-cattolico. Non è così e non è neanche un film “su Eluana Englaro” ma un’opera di fantasia che sullo sfondo del dramma di Eluana racconta storie diverse, ispirate in diverso modo alla sua».
Per il produttore Riccardo Tozzi il no del Friuli ai finanziamenti è «un caso di forte oscurantismo intellettuale». La storia, pur essendo di fantasia, incrocia quella vera di Eluana nell’ultima sua settimana di vita vegetativa quando la Corte d’appello di Milano autorizzò il padre a cessare il trattamento che la teneva in vita e Beppino Englaro, in un infuocato incrocio di pro e contro, politico e religioso, trovò ospitalità per Eluana alla Quiete dove fu staccata la spina.
«Ci sono dei documenti di repertorio e si vede anche Beppino Englaro - spiega Tozzi - cui Bellocchio ha chiesto l’autorizzazione. E ci sono anche scene che si svolgono davanti alla clinica: questo per quanto riguarda Eluana, il resto sono storie immaginarie ed estreme. A esempio c’è una vicenda, in qualche modo principale, di un medico che cerca disperatamente di impedire che una ragazza tossicodipendente si suicidi. La lotta è non per aiutare a morire, ma per aiutare a vivere».
Nonostante i chiarimenti forniti dal regista e dalla produzione, il film continua a far discutere. Il capogruppo del Pdl, Loris Michelini, ha accusato il Comune di «inciviltà» per aver affittato un appartamento e concesso l’occupazione del suolo pubblico alla produzione.
Il sindaco Honsell ha invece definito «incomprensibili» le polemiche dal momento «che il Comune non ha concesso nulla gratuitamente, ma non poteva certo censurare l’opera di uno dei più grandi registi italiani che tutto il mondo ci invidia».
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