Battutine razziste, slogan sugli stupri e intolleranza: ora combattiamo questo virus

Se i focolai del Covid 19 fossero stati subito individuati, gli isolamenti scattati ai primi segnali...Se insomma, si fosse agito con immediatezza, forse i danni dell'epidemia si sarebbero rivelati meno tragici. Questo con il senno di poi e di fronte ad un fenomeno per molti versi sconosciuto.
Stesso discorso vale per un altro virus, quello dell'intolleranza, del razzismo, riassumibile nella convinzione di poter esercitare la violenza spesso contro il diverso, sempre verso il più debole. Usando questo metodo di interpretazione per il caso delle magliette stampate con il logo “Centro stupri”, della loro esibizione, e di quanto successivamente ne è scaturito sui social, possiamo sgombrare subito il campo da parole e giudizi come “goliardata”, stupidità di ragazzini, sia per l'età dei protagonisti sia per la mancanza di quella ironia che, pur nei suoi eccessi triviali e boccacceschi, ha sempre caratterizzato le manifestazioni universitarie.
Anche di altro possiamo fare a meno: di scuse tardive da parte dei giovanotti in questione, più dettate da esperte mani legali, tese a prevenire guai giudiziari piuttosto che dimostrazione di sentito pentimento. Ciò che il gruppo pensava realmente, la sua ideologia di fondo appare nitida, precisa nelle prime mail di risposta alle critiche espresse alla loro esibizione: il peggio del lerciume che circola su Internet sulle donne, sui negri, sui campi di sterminio. Un compendio di fascismo becero che hanno pensato bene di esportare dalla realtà virtuale a alla vita vera, con un atto pubblico, la serata al Kursaal di Lignano, compiuto a mo' di vanto e provocazione.
Una cretinata o la convinzione di poterlo fare impunemente? Qui scatta l'allarme per tutti.
Se qualcuno ritiene di poter agire indisturbato, pensa pure che esista, fuori, un mondo disposto ad accettare questi atteggiamenti, anche ad approvarli. E che cosa può far credere a questi bulletti di paese se non il fatto di aver verificato questa loro certezza in altre occasioni, magari a scuola, al bar, allo stadio, persino in famiglia. Non credo proprio ad una versione “Dottor Jekill e mister Hyde”: buoni e bravi figli della borghesia friulana di giorno e sadici mostri di notte. Non vedo nemmeno una cellula eversiva dei “ neri” a San Daniele, anche se proprio da quella concezione del mondo che traspare dalle loro parole, nascono poi i “salti di qualità” che portano dalle scritte alle aggressioni, non solo da tastiera.
Per approfondire la vicenda
In paese, però, nelle aule universitarie che, forse, frequentavano, nei locali, di cui invece erano certamente clienti abituali, qualcuno dovrà pur interrogarsi sul perchè nessuno sia intervenuto quando i sintomi del morbo si manifestavano; quando le stesse opinioni, oggi stampate su una t-shirt venivano apertamente dichiarate magari tra una barzelletta sugli ebrei e l'altra, tra una battuta sulla morte di un nero per mano della polizia o sul naufragio di profughi. Oppure tutti zitti quando un “Se l'è andata a cercare” arrivava a commento di una violenza sessuale.
Come finirà? La magistratura indaga, qualcuno in rete raccomanda “quatris scufiots” di antica educazione contadina, altri rieducazione nei servizi sociali, per alcuni servono pene esemplari. Possibilità che si ravvedano è sperare nel Signore, che non ne vadano orgogliosi con gli amici, pure.
Alla comunità resta da fare ciò che non ha saputo fare: vigilare e prevenire, senza nessuno che si nasconda dietro un ipocrita “Ognuno la pensa come vuole”.
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