Basiliano, in tanti per l'addio al giovane morto in un incidente stradale

BASILIANO. «Lo chiamavate leone per la sua forza e per la gioia di vivere che sprizzava da tutti i pori. Quella voglia di vivere ce l’aveva scritta sul volto, assieme all’impegno e alla responsabilità che dedicava al lavoro. Fate di Omar un bell’esempio ragazzi».
Dirette, commosse e sincere, le parole di monsignor Dino Bressan sono risuonate forti nella chiesa di Basiliano ieri, durante l’ultimo saluto a Omar Deanna, il ventenne che domenica scorsa, mentre rientrava a casa, ha perso tragicamente la vita in un terribile incidente stradale lungo la provinciale 99, per fare breccia nei cuori soprattutto dei più giovani.
Vita, limite, responsabilità. Sono state queste le parole che il parroco ha voluto indirizzare ai ragazzi, richiamandoli a riflettere sull’importanza di difendere, amare e rispettare la vita terrena, che è una sola, ma anche coltivare quella intima ed eterna, che esiste grazie alla fede, sempre nel rispetto dei limiti.
«Spesso pensiamo a un limite come a qualcosa che toglie e dà meno – ha detto don Bressan – e invece ci dice la realtà. Anche un albero è un limite e ci ricorda che non siamo invincibili, siamo solo uomini e donne e di fronte a questa bara ne dobbiamo prendere coscienza».
E poi responsabilità, quel valore importante da adottare nel lavoro, da considerare fondamentale nella formazione e che sulle spalle di Omar ha pesato sin da quand’era piccolo.
«Non voleva sciupare nemmeno un minuto della sua giornata – ha aggiunto il parroco – e l’amicizia per lui era occasione per costruire qualcosa di autentico. Che la vita di Omar, i suoi limiti e le sue responsabilità ci aiutino a crescere e imparare ad amare».
Scendono le lacrime, i singhiozzi spezzano i silenzi nella chiesa di Basiliano. Centinaia e centinaia di persone, tutta la comunità, ma anche amici e conoscenti hanno partecipato al lutto cittadino per salutare Omar, conosciuto e stimato in tutto il Medio Friuli, e si sono unite al dolore della mamma Michela, del papà Fabrizio, dei fratelli Chiara e Igor.
Già poco dopo le 14 - la salma è arrivata in chiesa un’ora prima dell’inizio della funzione – la folla ha cominciato a riempire la piazza e il sagrato. Seduti sui banchi, accanto alla bara sulla quale era stata posata la maglia del difensore del Pozzuolo, e fuori dalla chiesa, i compagni di squadra del Pozzuolo, Blessano, Basiliano e Mereto sono rimasti vicini al compagno anche nell’ultima partita.
«Il nome Omar, al contrario, si legge ramo ed è quello sul quale vi siete appoggiati in questi anni – ha concluso il parroco –; fate in modo che non si rompa questa amicizia».
A leggere un ricordo di quel ragazzo, che alle parole preferiva sempre i fatti, un amico: «Una persona magica, la sua gioia di vivere incantava e nella stanchezza ci insegnava a ripartire con grinta». All’uscita dalla chiesa la folla che riempie la piazza “abbraccia” Omar per l’ultima volta prima di accompagnarlo al cimitero.
Volano i palloncini bianchi e scendono le lacrime davanti alle tute bianche e verdi del Pozzuolo che tengono stretto tra le mani un cartellone: «Al nostro guerriero, compagno e amico. Mandi picul, sempre con noi».
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