Assalto all'autonomia del Friuli, la Toscana all’attacco: «Troppi privilegi al Fvg»

Il governatore Rossi accusa le Regioni Speciali: sono anacronistiche. «Noi dobbiamo alzare le tasse, mentre le “cinque sorelle” si tengono i tributi»

UDINE. Una grande terra italiana, culla della lingua di Dante e del Brunello di Montalcino. E un importante esponente del Pd, voce piuttosto ascoltata a largo del Nazareno. Arriva dal presidente della Toscana Enrico Rossi l’attacco frontale, ormai reiterato, alla Specialità delle cosiddette “cinque sorelle”, le Regioni che hanno autonomia speciale, compreso il Friuli Venezia Giulia.

Una polemica che, alimentata dal vento dei risparmi a ogni costo, dei tagli e dell’austerity, potrebbe diventare un mix esplosivo, capace di cambiare equilibri e assetti di potere, soprattutto all’interno del Pd, visto che il destinatario principale degli strali di Rossi è Debora Serracchiani, numero uno in Fvg e numero due del Pd renziano a Roma.

Dopo un’intervista al quotidiano “Repubblica”, ieri il presidente toscano non è arretrato di un millimetro. Anzi, ha ribadito ciò che pensa con ancora più forza. Le Regioni a statuto speciale «ricevono finanziamenti per i servizi incomparabilmente superiori rispetto a quelli che hanno il resto delle altre regioni - ha detto parlando con i giornalisti a margine della presentazione del suo comitato elettorale per le elezioni del 31 maggio - . Credo che nel momento in cui ci mettiamo a rivedere il Titolo V della Costituzione sarebbe giusto parlarne, perché ormai sono un anacronismo».

Rossi ha usato il termine anacronismo «essendo venute meno le questioni come quella di Trieste che giustificavano le autonomie o l’autonomismo siciliano che a sua volta giustificava lo statuto speciale. Poi, all’interno di queste Regioni c’è chi è virtuoso come il Friuli Venezia Giulia, ma ci sono troppe disparità nell’erogazione dei finanziamenti e quindi anche dei servizi». Per Rossi «oltre tutto questo si riflette sulle tasse locali, perché le Regioni trattengono ritenute erariali e quindi possono evitare di fare cassa». Nel complesso il governatore toscano ha osservato che «le regioni sono troppe e alle volte troppo piccole, riformarle sarebbe giusto».

«Se le chiamano “le cinque sorelle” - aveva detto Rossi, intervistato da “Repubblica” - forse qualche ragione ci sarà. In realtà queste regioni sono più ricche perché possono trattenere per sé stesse molti più tributi delle altre. Si dice che “compartecipano” ai tributi erariali, ma in pratica è loro concesso di tenere i soldi e quindi di mantenere basso il prelievo fiscale. Le altre invece sono costrette ad alzare le tasse. I cittadini però dovrebbero avere stessi diritti a prescindere dal posto in cui vivono. Non si vede per quale motivo il governo debba mantenere una situazione così squilibrata».

Insomma una filippica bella e buona che colpisce le Specialità, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, e vai poi a distinguere chi è virtuoso come il Friuli, e chi meno. Un attacco, quello del governatore della Toscana, che si innesta però in un dibattito che già da qualche mese ha fatto capolino nei palazzi del potere a Roma, e dentro lo stesso Pd. Sono stati infatti due deputati dem, Roberto Morassut (che ha origini in Fvg) e Raffaele Ranucci, a prendere carta e penna per ridisegnare la cartina d’Italia. Ne è uscito fuori uno Stivale diviso in 12 aree, omogenee per «storia, area territoriale, tradizioni linguistiche e struttura economica».

Il “muro” di Serracchiani: non ci vengano a dire di ridurre le competenze
Venzone 11 aprile 2015 Incontro tra la presidente della reggione FVG Debora Serracchiani e i sindaci dei paesi colpiti dal terremoto e presentazione del libro "La Memoria di un Evento". Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

Alcune sono frutto di una semplice addizione (il Triveneto con Friuli, Trentino e Veneto, oppure l’Alpina con Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria). Altre invece mettono assieme province di Regioni diverse: il Levante “ospita” Puglia, Matera e Campobasso, mentre la Tirrenica tiene assieme Campania, Latina e Frosinone. Solo Sicilia e Sardegna manterrebbero il privilegio dello statuto speciale.

E sul tema si è fatta sentire, a gennaio, anche Forza Italia, con le sue proposte per accorpare le regioni, illustrate dall’ex ministro Renato Brunetta. Proposte, queste, respinte al mittente dai forzisti friulani che anche oggi, con la deputata e coordinatrice regionale Sandra Savino, solidarizzano con Serracchiani contro ogni tentativo di aggressione alla Specialità.

«Al presidente della Toscana dico solo che prima di fare certe uscite dovrebbe studiare la storia, perché se così facesse imparerebbe che l’autonomia del Friuli Venezia Giulia è un’autonomia virtuosa che ha consentito, fra l’altro, di arrivare a una gestione della cosa pubblica che l’ha portata a essere un modello - tuona Savino -. Basterebbe da solo l’esempio della ricostruzione seguita al terremoto del ’76 che ha dimostrato, anche a livello internazionale, come sia possibile operare in maniera efficiente e rapida per riattivare socialmente ed economicamente un territorio dopo una catastrofe naturale di quel tipo.

Ma all’esponente del Pd ricordo che il bilancio della nostra Regione non ha niente a che spartire con quelli di altre amministrazioni decentrate: in Friuli Venezia Giulia la sanità ce la paghiamo da soli e nessuna della nostre aziende sanitarie è in deficit per sprechi o perché le siringhe costano dieci volte tanto. Idem per il trasporto pubblico, mentre faccio presente che in questa regione è stato già negli anni scorsi dimezzato il debito di bilancio, oltre che essere stati apportati una serie di tagli ai costi delle politica, non ultimo la riduzione del numero dei consiglieri.

Faccio appello alla presidente Serracchiani affinché, visto il suo ruolo nel Pd, richiami Rossi non tanto a una disciplina di partito, quanto a un rispetto della storia della nostra autonomia. Un’autonomia che non deve nulla a nessuno, se non agli uomini e alle donne che con il loro lavoro hanno fatto crescere il Friuli Venezia Giulia».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto