Il “muro” di Serracchiani: non ci vengano a dire di ridurre le competenze

UDINE. Alza gli scudi e non molla. I gesti non sono banali, perché lo scontro sulle Regioni a statuto speciale si è spostato su livelli più alti rispetto alle “scaramucce” tra onorevoli. Ora a suonarsele sono la presidente Fvg Debora Serracchiani, numero due del Pd nazionale, tirata per la giacca da Enrico Rossi, presidente uscente della Toscana, democratico, ricandidato alla guida della Regione. È stato lui a innescare la baruffa, partendo dai tagli ai Comuni e proseguendo con la riforma del Titolo V della Costituzione. Nei giorni scorsi Serracchiani aveva già respinto l’assalto. Ieri Rossi ha ripetuto la sua tesi.
«È un controsenso rinnovare l’Italia – ha detto il presidente toscano – senza toccare le Regioni a Statuto speciale». Gli indizi confermano l’esistenza di un disegno romano, almeno abbozzato, per eliminare le Regioni Autonome. Ma è anche vero che Rossi è in campagna elettorale. Ingaggiare uno scontro sulle tanto odiate Speciali a maggior ragione se la presidente di una di quelle è Serracchiani, può portare fortuna. La presidente alza un muro.
«Ribadisco che il Friuli Venezia Giulia non gode di privilegi, ma soprattutto che il presidente della Toscana possa ambire per la sua Regione a gestire maggiori competenze, non a ridurre quelle degli altri», dice Serracchiani. Che poi tenta di far passare un messaggio fondamentale: Fvg, Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta non sono uguali.
«Certo l’Autonomia comporta anche l’assunzione di responsabilità dirette dal punto di vista finanziario – aggiunge la presidente –, che forse a qualcuno non sono immediatamente evidenti ma che ci sono e bisogna saper gestire. C’è chi gestisce bene e chi no. Per esser chiari, le cinque sorelle citate del presidente Rossi non esistono, se non in un discorso banalizzante, come mettere mele e pere nello stesso cesto. Lo stesso articolo 116 della Costituzione italiana ci ricorda che esistono ampie diversità tra gli Statuti speciali e altrettanto vale nella loro concreta applicazione».
Non basta. Rossi sostiene che le Regioni speciali possono trattenere per sé le compartecipazioni ai tributi e mantenere più basso il prelievo fiscale. «Dal decreto del 2011 di Mario Monti, il Salva Italia – ricorda la presidente – tutte le manovre statali di finanza pubblica sono intervenute anche attraverso la trattenuta diretta di quote di compartecipazione dei tributi erariali di spettanza delle Regioni Speciali». E la spesa pro capite? Sbagliata. «Si continua a dimenticare che dentro quella spesa per il Fvg vanno interamente computati il trasporto pubblico locale e la sanità.
E poi – aggiunge Serracchiani – Fvg, Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno tra le competenze anche quella sulla finanza locale, con cui vengono finanziati i Comuni e le Province. La diretta presa in carico di simili funzioni non è sinonimo di privilegio, ma assunzione diretta di responsabilità finanziaria e di garanzia dei servizi prestati ai cittadini. È dunque chiaro che non è corretto mettere a paragone la spesa pro capite annua delle Regioni ordinarie e di quelle Speciali».
La numero due dem fa anche sapere che la differenza segnalata da Rossi è errata: i livelli di spesa pro capite delle Regioni ordinarie sono in media di mille euro superiori e il rendiconto 2013 indica per la Toscana un dato di 3 mila 572, rispetto ai due mila 800 segnalati da Rossi.
Poi la stoccata finale. «Anch’io ho stima del presidente Rossi e credo che sia stato un amministratore impeccabile della sua Regione. Ma credo che per rinnovare l’Italia non serva passare sotto un rullo compressore tutte le differenze o dimenticare le specificità storiche e geopolitiche. Soprattutto – conclude Serracchiani – credo che bisogna prendere di mira guasti, privilegi e sprechi là dove ci sono davvero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








