Arriva Udine, sindacati sul piede di guerra: «Turni massacranti e stipendi inadeguati»

Faisa-Cisal attiva le procedure di stato di agitazione: senza risposte concrete non è escluso lo sciopero

Laura Pigani

Turni di lavoro massacranti e stipendi non adeguati. I rappresentanti sindacali della Faisa–Cisal si ribellano a una situazione che ormai non è più gestibile. Se le procedure di raffreddamento (è stata attivata assieme alle altre sigle sindacali la prima fase, con il coinvolgimento della Prefettura) non dovesse portare all’esito sperato, non si esclude lo sciopero.

«In passato, Arriva Udine, ex Saf Autoservizi Fvg, rappresentava un punto di riferimento per il Trasporto pubblico locale in Friuli Venezia Giulia. Attualmente – sottolineano il segretario provinciale di Faisa-Cisal Alessandro Ciani e il suo vice Massimo Bosco –, l’azienda si distingue rispetto alle altre realtà regionali principalmente per criticità legate a disservizi, quali la soppressione di corse dovuta alla carenza di personale. La professione di autista, un tempo molto ricercata, oggi non attrae più a causa di una retribuzione inferiore agli standard del settore, di turni lavorativi che superano le 12 ore, di attività su sei giorni settimanali e impiego durante le festività. La qualità del servizio e l’attenzione al benessere psicofisico ed economico del personale di guida sembrano essere passate in secondo piano».

Le priorità di Arriva e dei suoi dirigenti, a loro dire, appaiono concentrate «principalmente sugli aspetti legati alla redditività. Non è accettabile, come sembra, che sia il solo obiettivo a discapito dei cittadini e dei propri dipendenti. Ingenti profitti e bilanci floridi – indicano Ciani e Bosco – derivano dalle basse retribuzioni, da una carenza di personale e dal ricorso frequente al lavoro straordinario, che risulta insufficiente a garantire la copertura completa dei servizi. La Faisa-Cisal, insieme alle altre sigle sindacali coinvolte nelle trattative, ha attivato la prima fase delle procedure di raffreddamento per evidenziare tutte le criticità».

Da qui, la chiosa. «Nel 2025 le organizzazioni sindacali – è la conclusione – hanno proposto un piano economico per aggiornare gli accordi di secondo livello, fermi da 18 anni, oltre a rivedere il premio di risultato e aumentare il versamento sul Fondo pensione di categoria che potrebbe essere un plus nella ricerca del personale per l’azienda e garantire l’erogazione del Fondo straordinario regionale. Quest’ultimo, già ricevuto dall’azienda da oltre un anno, non è stato ancora distribuito completamente ai dipendenti».

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