Anabolizzanti in palestra, sfumano le prove

Ucraina assolta, russo condannato soltanto per ricettazione. Il caso aveva fatto discutere al palasport

PORDENONE. Il russo Murad Dudaev, 24 anni, e l’ucraina Kateryna Kiryeyeva, 27 anni, difesi rispettivamente dagli avvocati Franco Vampa e Laura Ferretti, erano stati rinviati a giudizio tre anni fa per l’ipotesi di reato di vendita non autorizzata di anabolizzanti e ricettazione di tali prodotti non autorizzati.

Si trattava di un filone della maxi inchiesta dei carabinieri, che vedeva in Gianfranco Manconi l’indagato principale. Il sospetto, era un giro (e utilizzo) di prodotti non autorizzati nella palestra del palasport di Pordenone (estranea alle accuse) da parte di alcuni atleti.

Ieri il procedimento si è chiuso davanti al giudice monocratico Monica Biasutti. I fatti contestati si riferivano al periodo tra l’estate 2009 e la primavera 2010.

A più riprese, secondo il capo di imputazione, avrebbero commercializzato anabolizzanti, acquistando da un corriere ucraino Nandrolone e Testosterone, custodendoli a casa e cedendoli a frequentatori di palestre.

Ma il giudice, ieri, ha in parte “smontato” le accuse. Dudaev è stato condannato a un anno e quattro mesi e duemila euro di multa (con la sospensione condizionale) per ricettazione degli anabolizzanti, trovati dai carabinieri nel suo appartamento, e assolto dall’accusa di averli commercializzati nella palestra.

La ventisettenne ucraina è stata assolta «perché il fatto non sussiste» da tutte le accuse, ricettazione e commercializzazione. Non vi erano prove sufficienti, in sostanza, volte a corroborare un’accusa di “spaccio” di anabolizzanti.

L’indagine dei carabinieri di Pordenone, all’epoca, fece molto scalpore, perché coinvolgeva noti culturisti della Destra Tagliamento. Quello affrontato ieri costituiva un filone secondario.

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