Addio a Vicich “re dei tramezzini”: nel bar Quendolo per 40 anni

UDINE. Se n’è andato portando con sè il segreto dei tramezzini la cui fama aveva attraversato l’oceano per finire perfino sulle pagine di una rivista di New York.
Paolo Vicich è morto ieri all’ospedale Santa Maria della Misericordia, dove era ricoverato da tre giorni. È spirato fra le braccia del figlio Matteo, che lo ha assistito amorevolmente da quando, un anno fa, gli accertamenti clinici gli avevano diagnosticato un cancro al pancreas.
Udinese doc, Paolo Vicich era nato il 17 maggio di 61 anni fa e, sin da piccolo, era stato attratto dall’arte pasticcera, in cui il nonno Vittorio De Lorenzi eccelleva. Assieme a lui si era lanciato nei primi esperimenti che lo avevano portato a reinterpretare la pasticceria dolce e salata.
E se dal nonno materno, padre di Amelia, Paolo aveva ereditato quella vena di dolcezza che i friulani hanno imparato ad apprezzare, dal padre, Oscar Vicich, ex terzino dell’Udinese che negli anni Cinquanta faceva coppia con Zorzi – passato alla storia locale come “il torello di Passons” –, Paolo ereditò il cuore bianconero. Quel cuore non ha mai smesso di battere nel suo bar sotto i portici in fondo a via Mercatovecchio.
Il bar “Oscar Vicich”, noto ai più come il Quendolo, gestito per mezzo secolo dalla sua famiglia, ha sempre rappresentato un punto di riferimento per le famiglie udinesi.
«Mio padre iniziò a lavorare nel locale quando era ancora un ragazzino – racconta Matteo, che pure è stato coinvolto nell’attività di famiglia – alle 4 del mattino era già in laboratorio a preparare il pane e le salse, così fresche che non avevano rivali perché tutto veniva prodotto nel suo laboratorio».
C’era un ingrediente segreto in quel pane così fragrante, che, trasformato in tramezzini, non mancava mai ai rinfreschi dei giocatori dell’Udinese, sui vassoi di politici, amministratori, professionisti.
Altrettanto segreto era quel mix di affidabilità, cortesia e semplicità che rendeva il bar Quendolo, un posto in cui ci si sentiva come a casa.
«L’affetto che circondava Paolo – testimonia la sorella Cristina – era così profondo che la notizia della sua scomparsa si è diffusa in un batter d’occhio e da allora il telefono non ha cessato di squillare».
Quando, una decina di anni fa, il bar che compariva fra i locali storici udinesi aveva chiuso i battenti, Paolo Vicich aveva continuato a darsi da fare.
«Pur malato, si dedicava alla cucina, arricchendola con la sua inventiva» ricorda il figlio. I funerali si terranno venerdì in duomo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








