Addio a Kristancic, l’ingegnere slavo che portò Udine tra le big

Aveva 83 anni: nel 1967 guidò la Snaidero in A e lanciò l’immenso Joe Allen Cescutti, Paschini, Melilla e Pressacco: «Un pilastro della nostra pallacanestro»

UDINE. Adesso tra Udine e Lubiana c’è l’autostrada. Un’ora, qualcosa di più e la capitale della giovane Repubblica è legata al Friuli. Stessa Europa, via i muri, i confini.

A metà degli anni Sessanta Udine e Lubiana erano due mondi diversi, uniti da strade tortuose, passi da valicare, chilometri da fare. Divisi dalla storia. Di qui l’Occidente, di là il comunismo “in salsa balcanica” di Tito. Boris Kristancic Udine e Lubiana le unì dalla metà degli anni Sessanta per un decennio grazie al basket, sport inventato dagli americani, esaltato dagli yugoslavi, amato dai friulani. Proprio grazie a lui.

Se n’è andato a Lubiana l’ingegnere. Aveva 83 anni. Era nato a Skopje, in Macedonia, ma la sua città era Lubiana, dove la sua morte è stata un colpo al cuore. Là Kristancic è semplicemente Kristo, uno dei padri del basket yugoslavo. Nel secondo dopoguerra giocatore d’ottimo livello (nel 1954 giocò da straniero alla Stella Azzurra Roma), direttore del Tivoli, il centro sportivo dell’Olimpia Lubiana e soprattutto allenatore dei “biancoverdi” e per lunghissimi anni presidentissimo.

E ancora inseritissimo nell’entourage di Tito, tanto da aver rifiutato persino il ruolo di rappresentante alle Nazioni unite della Yugoslavia negli anni Settanta.

Boris Kristancic intervistato nel 2014: il basket udinese ha un'anima

Ma Boris Kristancic, l’ingegner Kristancic, è stato soprattutto colui che ha fatto esplodere il fenomeno del basket a Udine. Il cavalier Rino Snaidero sognava una fuoriserie capace di scalare le gerarchie del basket italiano, far paura all’Olimpia (Milano), all’Ignis Varese, a Cantù, insomma al Triangolo lombardo della palla a spicchi, superare la storia cestistica di Gorizia e Trieste. Aveva bisogno di un pilota. Lo trovò in Kristo.

Personalità, essenzialità, intelligenza: questo era il coach. Uno che con la sua auto, rigorosamente made in yugoslava, quasi ogni giorno arrivava a Udine, si toglieva la giacca e la cravatta, si allenava con i suoi giocatori (e li randellava), poi ripartiva per la Yugo come niente fosse. Il coach pendolare che portò, nel 1967 e dopo una promozione sfiorata, la Snaidero per la prima volta in serie A1 e credette in quell’omone di cioccolato di oltre 130 kg su cui nessuno avrebbe scommesso. «Allenava l’Olimpia Lubiana, Manlio Cescutti il ds della Snaidero scoprì coach Kristo durante i tornei di Natale che andavamo a giocare in Yugoslavia», ricorda Flavio Pressacco, che proprio assieme al coach nel 1968 ottenne la tessera d’allenatore.

L’anno prima Kristancic aveva guidato Udine alla promozione grazie a una deroga. «Cinque dinari sul parquet del Benedetti, pieno come un uovo, una bolgia - riccordano i grandi Nino Cescutti e Lino Paschini - ed ecco servita la tattica. Pochi schemi, tanto fisico. Si allenava con noi e chi non menava era fregato».

Edi Snaidero: «È stato un grande allenatore, un grande dirigente»

Giulio Melilla: «Era un grande, personalità incredibile, mi voleva bene, mi diceva: tu sei come i giocatori yugoslavi». Portava per giorni e giorni al Tivoli di Lubiana la Snaidero ad allenarsi. Pagava Rino Snaidero. «Finchè fummo richiamati alla base», ricordano Cescutti e Paschini, decine di campionati e Coppe in due, col sorriso.

Joe Allen? Un americano in quegli anni si poteva tesserare. Sbagliavi la scelta, addio serie A perché gli americani spostavano davvero. Amichevole a Pordenone, a casa di Jim McGregor. Udine prova Fuller e Allen. Kristo li vede, sceglie il cioccolatone. Non corre, ma quando riceve la palla spalle a canestro son due punti sicuri. Basta “proteggerlo” e Udine vola. Quarto posto, Allen è fenomenale, uno come Bisson finisce pure in Nazionale. Cescutti segna ad occhi chiusi. Merito dell’ingegnere, il pensolare del basket.

@simeoli1972

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto