A Udine cento migranti in tre giorni

Arrivano nel cuore del Friuli per non essere “rispediti” in Slovenia. La prefettura: tutti negativi ai test per il coronavirus

UDINE. Un centinaio di immigrati sono arrivati a Udine in tre giorni, da giovedì a sabato. Ieri ne sono stati rintracciati una trentina in viale Palmanova, lungo linee ferroviarie tra le vie Buttrio e Pradamano e gli stessi erano stati avvistati poco prima a Bicinicco e Santa Maria La Longa. Venerdì ne erano stati rintracciati 49 a Paparotti e quasi 30 il giorno prima nella zona tra Buttrio e Manzano.

Tanti come nel 2015, ma ora c’è il covid

Così in poche ore il capoluogo friulano è ripiombato nella situazione di anni fa quando, con frequenza quasi giornaliera, arrivavano gruppi di migranti di 20, 30 o anche 60 persone, in particolare a Tarvisio. L’anno con più “arrivi” è stato il 2015, ma allora non c’era il Covid a complicare tutto. Adesso l’emergenza migratoria va ad aggiungersi a quella legata al Coronavirus e la situazione rischia di diventare insostenibile soprattutto per la mancanza di spazi e attrezzature dedicate.

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Perché adesso arrivano fino in città?

Ma perché all’improvviso – questa la domanda che si pongono tutti – questi ragazzi originari del Pakistan, dell’Afghanistan e del Bangladesh spuntano in città o nell’hinterland? Il sindacato di polizia Siulp, come si legge in una nota diffusa ieri, ha dato una sua interpretazione chiedendo chiarimenti al Ministero.

«Questa ondata – ha spiegato Donato Carrozzo, segretario provinciale di Udine – è stata generata da procedure (le riammissioni in Slovenia previste da un accordo bilaterale del 1996 in base al quale gli stranieri rintracciati in fascia confinaria vengono “rispediti” indietro) intraprese circa venti giorni fa dopo un incontro a Trieste tra alti funzionari del Ministero dell’Interno e responsabili delle forze dell’ordine. In quell’occasione – prosegue Carrozzo – pare che le indicazioni non scritte, in ordine alla cui completa compatibilità con l’ordinamento giuridico il Siulp di Udine nutre perplessità, al pari del segretario Siulp di Trieste Fabrizio Maniago, tanto che sono state chiesti chiarimenti e direttive scritte al Ministero».

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Le organizzazioni criminali

Le riammissioni in Slovenia per le organizzazioni criminali sono un inconveniente: il migrante paga per arrivare in Italia e per poter richiedere asilo politico. E quando ciò non avviene emerge un problema. Allora i trafficanti hanno cominciato a portare gli stranieri nel cuore del Friuli, in modo che non sia possibile rimandarli indietro. Ecco perché adesso i rintracci avvengono alle porte della città.

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Il prefetto: nessun positivo al virus

Tale situazione, tuttavia, se gli arrivi continueranno a essere così numerosi, rischia di portare al collasso l’intero sistema di sicurezza udinese e anche quello dell’accoglienza perché adesso c’è anche l’esigenza di far fare a tutti la quarantena. Finora, comunque, tutti i migranti, come ha riferito il prefetto di Udine Angelo Ciuni, sono risultati negativi ai test del Covid-19.

«Parte delle persone rintracciate – spiega il rappresentante del Governo – è stata sistemata in una struttura di Tricesimo che già in precedenza la Regione aveva individuato per le quarantene e che sarà gestita dalla Croce rossa. In questi giorni siamo riusciti, con l’aiuto di altre province come Gorizia e Trieste, a far fronte a tutte le esigenze. Ma ci vogliono strutture adeguate in cui far trascorrere a tutti il necessario periodo di isolamento. Speriamo – conclude il prefetto – che questi flussi si interrompano, ma il Friuli rimane un avamposto importante della rotta balcanica e l’attenzione resta dunque alta».

Il sindacato di polizia Siulp

«Per via del coronavirus – sottolinea il segretario del Siulp Carrozzo – non si dovrebbero utilizzare ambienti della Questura prima di aver sottoposto i migranti allo screening sanitario in strutture dedicate. Solo dopo aver appurato la negatività al Covid si possono svolgere le attività di polizia. Qualcuno ha invocato l’impiego dell’Esercito per presidiare i confini, ma il problema non è rintracciare clandestini lungo i confini. Non serve cercarli con il lanternino, bisogna invece gestire le loro richieste di asil o protezione internazionale. L’Esercito può fornire importanti contributi dal punto di vista logistico e sanitario organizzando i posti peri controlli medici fuori dalle sedi delle forze di polizia, per ridurre i rischi di contagio».

La parola ai sindaci

Sabato 11 luglioi verso le 5.30 a Bicinicco e Santa Maria La Longa i cittadini hanno notato gruppetti di stranieri e hanno avvertito i sindaci.

«Siamo preoccupati – spiega Paola Turello, sindaca di Bicinicco – per queste presenze per motivi di ordine pubblico e di sicurezza sanitaria».

E il primo cittadino di Santa Maria, Fabio Pettenà, racconta: «Mi hanno parlato di una trentina di uomini. Tra la gente c’è preoccupazione, legata soprattutto al periodo di emergenza sanitaria. Alcuni stranieri sono entrati in un bar per una consumazione e per chiedere informazioni sui mezzi pubblici diretti a Udine».



 

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