La nuova ondata di migranti, Regione in allerta: servono spazi per la quarantena e più controlli

UDINE. I migranti che arrivano dalla rotta Balcanica a Udine trascorrono il periodo di quarantena nella foresteria del santuario di Madonna missionaria di Tricesimo, mentre quelli giunti a Trieste sono stati trasferiti nella frazione di Muggia Lazzaretto-San Bartolomeo e in alcune tende a ridosso dei centri di accoglienza.
Al di là del problema politico che l’assessore regionale alle Politiche dell’immigrazione, Pierpaolo Roberti, non manca di sollevare accusando il Governo di voler modificare il decreto Sicurezza, il vero nodo da sciogliere è quello della sorveglianza sanitaria. Ieri la Regione ha messo a disposizione del prefetto di Udine, Angelo Ciuni, la struttura di Tricesimo, ricevuta a inizio pandemia dalla Curia, sapendo che non basterà per gestire al meglio la sorveglianza sanitaria.
La sorveglianza sanitaria
«Consentire ai migranti di trascorrere i 14 giorni di quarantena in una struttura controllata è fondamentale per monitorare il rischio contagio. Abbiamo un confine molto lungo che attraversa l’intera regione», spiega il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, nel ricordare che il risultato del primo tampone, a cui i migranti vengono sottoposti, non basta per avere la certezza che chi arriva dalla rotta Balcanica è immune al virus Sars-Cov2.
La questione preoccupa perché se gli arrivi non rallenteranno si rischia di non avere strutture sufficienti per la quarantena. Una cosa è certa: per uscire dall’isolamento i migranti dovranno risultare negativi al tampone. Riccardi, ieri, ha analizzato la situazione con i direttori sanitari, sociosanitari e di Distretto e con i dirigenti infermieristici per definire la linea da seguire.
Il problema politico
«Martedì incontrerò il prefetto di Udine per capire come affrontare la situazione che si è venuta a creare nel capoluogo friulano con l’arrivo dei migranti». Anche Roberti monitora la situazione soprattutto dal punto di vista politico.
L’assessore all’Immigrazione teme che l’arrivo dei migranti possa raggiungere numeri ingestibili. «Complici i messaggi del Governo contro le norme volute da Salvini, la rotta Balcanica torna a riprendere fiato», aggiunge prima di chiedere «più uomini a presidiare tutti i 250 chilometri di confine del Friuli Venezia Giulia». Non solo. Roberti chiede anche che «vengano dati alle forze dell’ordine strumenti normativi per riammettere in Slovenia i richiedenti asilo sorpresi al confine.
Lo ribadirà domani al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, presenti a Trieste per la riconsegna del Narodni alla comunità slovena. Intanto l’assessore si sofferma sulle nuove difficoltà gestionali dei migranti: «Ogni volta che arriva un immigrato in regione deve essere messo in quarantena. Siamo consapevoli che la salute viene prima di tutto, ma questo fatto ci mette in condizione di dover garantire la sicurezza dei cittadini di questa regione. Proprio perché l’emergenza sanitaria non è venuta meno, devono rendersi conto che bisogna bloccare tutto.
Dai Balcani abbiamo avuto la dimostrazione che la rotta balcanica si può chiudere». Roberti conta molto sull’incontro di martedì con il prefetto di Udine per capire come uscire dall’emergenza. L’assessore non è certo di non avere abbastanza centri a disposizione per accogliere in sicurezza i migranti sottoposti a quarantena. «Il problema vero della quarantena è che ogni gruppo dovrebbe rimanere isolato per 14 giorni in strutture diverse. Poi c’è il rischio che qualcuno non rispetti le regole e su questo Roberti sollecita al Governo un intervento diretto:
«Si è agito per decreto su mille aspetti relativi alla nostra libertà, lo si può fare anche per i migranti prevedendo l’interruzione dell’iter per il riconoscimento dello status di rifugiato per chi interrompe la quarantena. L’arma della multa non è un deterrente per gli immigrati, bisogna introdurre nuove norme per rendere la vita difficile a chi vuole restare nel nostro Paese». Il tema è delicato, gli arrivi dei migranti richiedono nuove misure di sorveglianza nel momento in cui il rischio contagio non è venuto meno.
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