Il centro Balducci: «Questa non è un’altra emergenza, respingerli ai confini equivale a deportarli»

L’intervento di Schiavone (Studi giuridici). Don Di Piazza: vanno rispettati i diritti umani 

UDINE. «Questa non è un’emergenza, perché non ci sono variazioni nei numeri degli arrivi nella nostra regione in questi mesi rispetto al passato. Nel mese di maggio per esempio a Trieste si sono registrate 630 presenze. E penso che per un Paese come l’Italia siano numeri assolutamente gestibili. O Udine non riesce a farsi carico di una trentina di persone?».

Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, commenta così l’attenzione che in queste ore c’è soprattutto in città riguardo gli arrivi di decine di uomini provenienti dalla “rotta balcanica”.

L’occasione è stata ieri una conferenza stampa che si è tenuta al Centro Balducci di Zuliano, con la partecipazione di don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro, di Paolo Pignocchi, rappresentante di Amnesty International Italia, coordinamento Europa e di Silvia Maraone, operatrice umanitaria responsabile di Acli-Ipsia a Bihac (Bosnia-Erzegovina), entrambi in collegamento Skype.

Con loro anche lo sloveno Jost Zaga della rete Info Kolpa e Michele Negro, rappresentante della rete Dasi Fvg, che ha organizzato l’incontro. Una conferenza che ha trattato della grave situazione delle violenze commesse a carico di uomini, donne e minori che provengono da Iraq, Pakistan, Afghanistan e Siria, che si muovono lungo la rotta balcanica e che tentano di arrivare in Europa in fuga da guerre e persecuzioni.

Al centro della questione soprattutto i respingimenti sui confini, anche italiani, che secondo l’Asgi sono illegali. «Anche da noi da metà aprile sono iniziati i respingimenti – spiega Schiavone –, soprattutto ai valichi di Trieste, dove fino a pochi mesi fa il rispetto delle norme c’era. Si tratta di azioni illegali perché queste persone sono richiedenti asilo e non possono essere “deportati” in Slovenia senza alcun provvedimento in mano.

Queste riammissioni sono un anello di una catena che poi si sviluppa dalla Slovenia alla Croazia e quindi verso la Bosnia-Erzegovina, dove i migranti arrivano dopo aver subito violenze inaudite e dove sono abbandonati nei boschi feriti e derubati d’ogni avere. Da aprile anche noi italiani abbiamo responsabilità diretta in questa catena dell’orrore».

«Oggi l’urgenza è la violazione dei diritti umani – aggiunge don Di Piazza –, e ci sono responsabilità gravi da parte dell’Italia e dell’Europa. Non dimentichiamo che ci sono 80 milioni di persone in movimento, che scappano... Gli arrivi anche nel nostro Paese e nel nostro Friuli vanno esaminati da una prospettiva diversa, che non si basi sul pregiudizio che porta al respingimento. Il nostro Centro non può accogliere chi sta arrivando perché deve sottoporsi all’isolamento fiduciario e qui ci sono già famiglie e altri ospiti. Per loro servono strutture maggiormente adeguate. La situazione va vista nella sua complessità per poter dare risposte possibili nel rispetto dei diritti umani delle persone».

Riguardo in particolare agli arrivi di queste ore a Udine, Michele Negro non ha dubbi: «Chi come il sindaco di Udine si è detto preoccupatissimo per questo dovrebbe informarsi su cosa accade fuori dai nostri confini nazionali, dove ci sono migliaia di persone in attesa. Bisogna porre l’attenzione sui diritti violati, che aumentano anche la pericolosità della diffusione della pandemia. Sarebbe più utile che queste persone anziché essere respinte fossero monitorate, controllate».

I relatori hanno fatto riferimento anche al rapporto internazionale “La rotta balcanica: i migranti senza diritti nel cuore dell’Europa”, curato dalla rete RiVolti ai Balcani, composta da 36 organizzazioni, un dossier che denuncia quanto sta avvenendo lungo la rotta dei migranti, e anche il meccanismo dei respingimenti, «operazioni che – si legge – avvengono senza che sia adottato alcun provvedimento e in flagrante violazione delle normative interne ed internazionali».

A tal proposito sono arrivate le testimonianze di Paolo Pignocchi, Silvia Maraone e Jost Zaga. «Vorremmo che il Presidente Mattarella assumesse iniziative per conoscere ciò che sta accadendo», hanno concluso i relatori, che hanno inoltre annunciato che alcune deputate, tra cui Debora Serracchiani del Pd, hanno inviato una lettera al ministro Lamorgese per avere chiarimenti sulla vicenda e sul ruolo dell’Italia in particolare nei respingimenti.
 

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