Crac Primas, il debito ammonta a un milione 706 mila euro

Vivaro, ieri c’è stata l’udienza per l’esame dello stato passivo. Controllate 99 posizioni creditorie L’azienda dichiarata fallita il 14 febbraio. Il prossimo passo sarà la vendita di macchinari e automezzi

VIVARO. Un milione 706 mila euro è il debito nei confronti di dipendenti, fornitori, enti e istituti di credito della Primas, l’azienda specializzata nell’installazione e manutenzione di impianti di condizionamento ubicata in via San Marco, a Vivaro, che contava una ventina di addetti ed è stata dichiarata fallita lo scorso 14 febbraio. Ieri, in tribunale a Pordenone, si è tenuta l’udienza per l’esame dello stato passivo e il giudice delegato Francesco Pedoja ha esaminato 99 posizioni creditorie: ammonta a 964 mila euro il debito nei confronti di creditori chirografari e a 742 mila quello verso creditori privilegiati. L’importo complessivo del debito aziendale annunciato ieri, comunque, tiene conto soltanto delle domande tempestive, in quanto le eventuali richieste tardive saranno esaminate nell’udienza fissata per il 25 luglio, alle 11.

Il curatore fallimentare Luigino Marson ha fatto sapere che il prossimo passo sarà quello della vendita, tramite procedura competitiva, di beni mobili, macchine, attrezzature, materiali e automezzi di proprietà e in leasing. Nell’iter fallimentare, invece, non è contemplata l’asta per la cessione del capannone di via San Marco, in quanto non di proprietà dell’impresa. La Primas era stata costituita nel 2006 e aveva cominciato a operare nel settore della termoidraulica nel 2008. La crisi economica e una serie di concause hanno portato poi al tracollo: il settore idraulico è strettamente collegato a quello dell’edilizia, che oggi non sta attraversando momenti facili. Ma come avevano rilevato, in una lettera inviata al Messaggero Veneto, gli ex dipendenti, che in seguito alla cessata attività sono stati licenziati e messi in mobilità, tra le cause che hanno contribuito a provocare il dissesto finanziario dell’impresa figurano anche «investimenti dei vertici aziendali non sempre oculati, spese eccessive in pubblicità, mezzi inutili e costosi nella gestione, vendite sottocosto e molto altro. Da questa amara vicenda – avevano scritto le maestranze – gli unici a essere vittime di una crisi che continua a mordere sono i dipendenti e le loro famiglie, in quanto si trovano senza stipendi da mesi, nonostante le parole rassicuranti del direttore tecnico dell’azienda, che sosteneva che la situazione si sarebbe sistemata».

L’amarezza dei lavoratori è grande: la categoria di cui risulta più difficile la ricollocazione è quella degli impiegati amministrativi, anche se le problematiche non mancano pure per gli operai, considerato il panorama occupazionale del Maniaghese e dello Spilimberghese, dove le possibilità di assorbimento sono quasi nulle. Quello della Primas è l’ennesimo crac registrato nel Maniaghese: si aggiunge ai fallimenti della storica e ultima industria di coltelli Alexander, del 29 giugno, e dell’ex Tramontina legnami, azienda fondata negli anni Cinquanta, del 27 settembre.

Giulia Sacchi

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