Provincia al tramonto “Assalto” alla Regione

La truppa di assessori e consiglieri di palazzo Belgrado a Udine in corsa per Trieste. Esponenti sia di centrodestra sia di centrosinistra tentano la scalata

UDINE. Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione in Italia a mandare al rinnovo una provincia. Un ente che comunque pare avere vita breve, stando almeno alle intenzioni della politica, fin’ora rimaste tali e non tradotte in fatti. In attesa di decisioni definitive, si assiste a un fuggi fuggi generale da palazzo Belgrado. La maggior parte degli assessori uscenti infatti, o si candiderà in Regione o resterà fuori dai giochi.

Lo stesso vale per i consiglieri, con una minima parte che tenterà di essere rieletta in provincia. Una situazione trasversale, che coinvolge esponenti del centrodestra come del centrosinistra, tra chi tenta il grande salto per ambizione personale, e chi si ritira per la sua disillusione verso la politica. La sensazione comunque, è quella di un abbandono di massa della barca che sta per affondare, ma ovviamente nessuno lo dichiara apertamente.

Il dato è più evidente dando uno sguardo alla giunta uscente. Gli assessori sono otto: metà del Pdl (Daniele Macorig, Adriano Piuzzi, Mario Virgili e Franco Mattiussi), due della Lega Nord (Elena Lizzi e Stefano Teghil), due dell’Udc (Enio De Corte e Luca Marcuzzo). Cinque di questi assessori proveranno l’approdo in Regione. Si tratta di Macorig, Piuzzi, Virgili, Teghil e Lizzi.

Non si ricandideranno i due esponenti dell’Udc, De Corte e Marcuzzo, mentre l’unico che tenterà di proseguire la propria esperienza a palazzo Belgrado sarà Mattiussi. Tra i consiglieri, hanno scelto la Regione Cristiano Shaurli, Massimo Peresson e Paola Schiratti per il centrosinistra, Daniele Moschioni e Stefano Della Pietra per il centrodestra.

«La mia decisione di propormi per le regionali e non per le provinciali – afferma Mario Virgili – è stata dettata dall’esigenza di rispondere alle richieste dei cittadini. Nelle istituzioni c’è la necessità di avere persone competenti e oneste, e io lo sono. In Provincia ho maturato un’esperienza sufficiente a svolgere il mio ruolo di politico, lavorando in maniera chiara e trasparente, tagliando i costi superflui e dando maggiore spazio alla meritocrazia. Ora vorrei trasportare tutto questo in Regione». Virgili è convinto che l’ente provincia vada riformato: «Così com’è – sottolinea – non è più sufficientemente vicino alle esigenze del cittadino. Bisogna riorganizzare Regione, province e comuni, con alcune funzioni svolte da un solo ente per non far girare a vuoto i cittadini, con meno burocrazia e maggiore velocità».

Di un ripensamento complessivo di tutti i livelli amministrativi parla Adriano Piuzzi, che però non vedrebbe di buon occhio la chiusura delle province: «Sono diventate il capro espiatorio per tutti i mali della politica, ma non è affatto così. Senza dimenticare che, anche dopo un’eventuale riforma, un ente di area vasta tra Regione e comuni dovrà comunque esserci. Mi auguro che non si chiudano le province per arrivare alla creazione di un apparato diverso solo nel nome». Sulle motivazione che lo hanno spinto a candidarsi in Regione, Piuzzi afferma: «Ho deciso di accogliere la sollecitazione di tanti cittadini e amministratori locali, che mi chiedevano di continuare il mio impegno a favore del territorio, in particolar modo nel campo del sociale».

Per Daniele Macorig il passaggio alla Regione è una tappa naturale dopo 14 anni di esperienza amministrativa: «Credo di aver fatto un percorso completo, che può avere un naturale sbocco in Regione per una mia crescita personale e amministrativa». Sul futuro delle province, l’attuale vicepresidente aggiunge: «Un ente di area vasta deve esserci, visto che alcune competenze come il lavoro, l’ambiente, la viabilità e l’edilizia scolastica non possono essere esercitate solo dalla Regione».

Chi ha inteso lasciare spazio ai giovani è Stefano Teghil, che ha scelto di presentarsi in Regione senza il “paracadute” Provincia: «Avrei potuto essere inserito in entrambe le liste, ma non mi piacciono i discorsi di comodo. Quindi o sarò eletto in Regione, o tornerò al mio lavoro a tempo pieno».

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