«Equitalia addio» Ma i Comuni vanno in crisi contro gli evasori

PORDENONE. Da un lato alcuni sindaci della Lega e candidati alle elezioni amministrative anche in provincia di Pordenone tuonano contro Equitalia, chiedendo la rescissione delle convenzioni con i municipi per la riscossione di tasse e tributi, dall’altro i Comuni sono seriamente preoccupati di come riusciranno a incamerare le entrate dei contribuenti morosi a partire dal primo gennaio del prossimo anno.
Paradossi della politica e delle frasi a effetto per racimolare qualche voto e di una quotidianità amministrativa che rischia di favorire i furbetti che non pagano importi ridotti anche se i soldi non mancano e che rischiano di farla franca.
La ribellione. La campagna contro Equitalia è partita da alcuni sindaci della Lega nord ed è stata adottata anche in provincia dal Pdl di Azzano Decimo e dalla lista “Per cambiare con Marinelli” a Casarsa della Delizia. Peccato che, come precisa la stessa Equitalia, si tratta di un appello senza valore.
«I sindaci - spiega la società - non devono disdire alcun contratto perché è la legge, con il decreto 201 del 2011, a prevedere che i Comuni gestiscano da soli l’attività di riscossione dal primo gennaio 2013. Termine che è stato prorogato dal Parlamento di un anno - inizialmente era fissato per il 1° gennaio 2012 - per accogliere le richieste fatte proprio dai Comuni, anche tramite l’Anci, a più riprese. Gli annunci di voler disdire il contratto appaiono quindi pretestuosi, visto che è una norma dello Stato a imporre ai Comuni di gestire in proprio l’attività di riscossione».
Tra l’altro, nel Friuli occidentale ad avere già convenzioni disdette per una parte o la totalità dei tributi sono proprio Azzano, Casarsa, Fiume Veneto, Morsano e San Vito, mentre il rapporto con Equitalia rimane in essere in grandi Comuni come Pordenone, Porcia, Cordenons, Fontanafredda e Sacile.
Il caos. Con il primo gennaio prossimo, quindi, saranno i Comuni a dover gestire in proprio il recupero delle morosità su Imu, tassa rifiuti e tariffe per servizi individuali, dalla mensa al trasporto scolastico.
Una situazione che crea allarme nei municipi perché con il blocco del personale, mancano le risorse umane. In più le procedure di riscossione, essendo gestite in proprio e non più attraverso una società pubblica specializzata, rischiano di avere costi nettamente più alti rispetto alla situazione attuale a carico sia dei contribuenti, sia dell’ente pubblico.
«Se la situazione normativa rimane quella attuale - spiega l’assessore al Bilancio del Comune di Pordenone, Chiara Mio - l’attività di riscossione delle morosità rischia la paralisi. Spero sinceramente in una modifica normativa da qui a dicembre che ci consenta una via d’uscita».
I furbetti. Il depotenziamento di alcune misure coercitive, come il fermo amministrativo delle auto, rischia di rendere antieconomico il ricorso da parte dei municipi alla riscossione di importi di piccola entità, come le multe, favorendo, quindi, i furbetti che non si arrendono a non pagare. «Per noi i costi di riscossione di importi non pagati - afferma la Mio - sono più alti rispetto a quelli sostenuti da Equitalia. Basti pensare al fatto di dover riscuotere importi da persone residenti fuori regione».
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