Gonfalone e medaglia d’oro dell’ex Provincia Mobilitazione per riammetterli alle cerimonie

Con la soppressione dell’ente intermedio i suoi simboli sono chiusi in municipio. E ieri al 4 novembre è stato fatto notare 
Enri Lisetto

LA CERIMONIA



Da quando è stata soppressa la Provincia di Pordenone spicca l’assenza del suo gonfalone – su cui è appuntata la medaglia d’oro al valor militare assegnata alla popolazione del Friuli occidentale per la Resistenza – alle cerimonie. Così è stato anche ieri quando, al monumento ai Caduti, sono stati resi gli onori al solo gonfalone del Comune. Quello della ex Provincia viene custodito nella sala consiliare del capoluogo dal primo ottobre 2017, da quando ha cessato di esistere l’ente intermedio. E il cerimoniale non prevede la sua presenza alle manifestazioni in quanto non rappresenta alcun ente sebbene l’onorificenza non cessi di esistere. A onor del vero una volta è uscito: quando i sindaci si sono incontrati per difendere l’autonomia della Camera di commercio.

«Si faccia qualcosa per riportare gonfalone e medaglia alle cerimonie», è stato l’appello da cittadino di Silvano Pascolo, presidente dell’Unione artigiani e membro di altri enti del Friuli occidentale. «Magari, sono il primo ad essere d’accordo, la medaglia d’oro non può essere rottamata», ha risposto il sindaco Alessandro Ciriani che dell’ente soppresso (anche contro la sua volontà) ne è stato presidente.

A giugno, in occasione di una cerimonia a Piancavallo, il presidente dell’Anpi Loris Parpinel ne ha parlato col prefetto. «Se ne era occupato l’allora vicesindaco Eligio Grizzo: anche io ho chiesto delucidazioni al ministero della Difesa. Si dice che è un caso non previsto, ma credo debba prevalere il buonsenso: se tutti i sindaci fossero d’accordo si potrebbe portare alle cerimonie».

È ottimista che la questione possa sbloccarsi il prefetto Domenico Lione: «Consultati i sindaci, avvierò una interlocuzione con la presidenza del Consiglio. Voglio comunque rassicurare che un riconoscimento del genere non si perde, è dato alla popolazione di questa terra».

Intanto, ieri mattina davanti al monumento e accanto al Tricolore c’era il gonfalone della città capoluogo per la Festa dell’unità nazionale e per la giornata delle Forze armate. In piazzale Ellero (una cerimonia si è tenuta con gli alpini anche nella piazza di Torre) s’è rivista la popolazione, alcuni studenti delle scuole Gabelli, una rappresentanza studentesca del Kennedy con la dirigente Laura Borin, del Leo Major con Rossana Viola, del Marchesini di Sacile con Simonetta Polmonari, con la rappresentante regionale Teresa Tassan Viol.

Picchetto d’onore interforze in forma ridotta causa Covid, è stato letto il messaggio del Capo dello Stato per i 160 anni dell’Unità d’Italia, i 150 di Roma Capitale, i 100 del trasferimento del Milite Ignoto all’Altare della patria, i 75 della Repubblica italiana. Tra i presenti, l’assessore regionale Stefano Zannier, il presidente di Confindustria Aa Michelangelo Agrusti, due consiglieri regionali (Simone Polesello e Chiara Da Giau), alcuni comunali (Mattia Tirelli e Mara Turani col presidente Pietro Tropeano), gli assessori Walter De Bortoli e Andrea Cabibbo, i vertici militari e del Pagliano e Gori, colonnello Marco Schiattoni e del 31° Fw brigadier generale Jason E. Bailey, il presidente Anioc Silvio Romanin, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma che il sindaco ha salutato uno a uno.

Unico intervento quello del sindaco: «Onoriamo chi sacrificò la vita per dare un’Italia agli italiani e lanciamo un monito severo ai tanti inquilini smemorati di questo meraviglioso Paese affinché ricordino, apprezzino, con orgoglio, dignità e passione in lungo percorso che ci ha portati sino a qui e riescano a provare emozione sincera, non retorica, nel guardare la bandiera e ciò che essa sacralmente rappresenta». —



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