Vaccini ai bambini, il consigliere di Figliuolo: «Capisco i dubbi ma il siero è sicuro, tra i piccoli il virus circola molto»

L'ex direttore dell’Ema e consigliere del commissario Figliuolo: «Bisogna giocare d’anticipo. Serve un piano nazionale di monitoraggio in vista del calo dell’immunità e di nuove varianti» 
Francesco Rigatelli

MILANO. «Serve un piano nazionale per monitorare l’andamento della vaccinazione in previsione del calo dell’immunità e di nuove varianti: chi è coperto, con quante dosi, da quanto tempo e con quali risultati». Per Guido Rasi, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Roma Tor Vergata e consulente per l’emergenza del generale Figliuolo, è questa la battaglia urgente dopo aver vinto quella del sequenziamento, «di cui ora si occupa l’Istituto superiore di sanità col supporto della struttura commissariale».

Lei suggerisce sempre di anticipare il virus?

«Non bisogna ridursi ad inseguirlo. È importante monitorare come gli italiani reagiscano alla vaccinazione. La terza dose di massa non ha senso, ma per immunodepressi e anziani potrebbe servire. È ora di decidere il modo in cui farlo, probabilmente con un vaccino diverso e aggiornato per le future varianti. E poi cerchiamo quel 6 per cento di persone che non rispondono alla copertura per capire chi sono e perché. Dobbiamo combattere ogni possibile serbatoio del virus».

Uno di questi potrebbero essere i bambini, fino a che età andranno vaccinati?

«Per la scienza ora vale la pena farlo fino a dodici anni e poi probabilmente si scenderà a sei».

Non tutti i politici sembrano concordi…

«Qualche leader esita pure a vaccinarsi, mentre aiuterebbero i buoni esempi. In ogni caso, per la scienza fino a 12 anni i bambini vanno vaccinati».

I genitori si chiedono: ne vale la pena?

«Capisco che la convenienza non sia immediata, ma ci sono rari casi pediatrici gravi. Inoltre, la variante Delta tra i 10 e i 30 anni sta creando qualche problemino. E poi c’è la questione della protezione di massa: non possiamo permetterci che il virus continui a circolare tra i ragazzi».

Le scene di ballo in spiaggia o ai matrimoni, mentre in discoteca è vietato, non fanno pensare che qualcosa nella comunicazione con i giovani non abbia funzionato?

«Ballare in discoteca in genere ha una densità maggiore, ma in ogni caso la pandemia testimonia lo scollamento tra i giovani e il resto della società. È un fenomeno internazionale».

Come convincerli?

«Sento dire da molti: “Chissà cosa c’è dentro il vaccino e cosa mi succede tra dieci anni, meglio aspettare”. Al che domando: ma aspettare cosa? Che il virus circoli tanto da creare una nuova variante resistente ai vaccini? Bisogna essere chiari: questi vaccini sono sicuri e frutto di esperimenti approfonditi come mai nella Storia. Inoltre, nel mondo sono stati vaccinati 3 miliardi di persone. E i rarissimi effetti collaterali si vedono subito, non dopo anni. Un’ultima battuta: tutti i batteri o gli insetti che ci contaminano ci trasmettono Rna o Dna, non è una novità, ma i vaccini lo fanno a fin di bene».

Andranno resi obbligatori?

«Per alcune categorie sì, ma non per tutti».

Per chi esattamente?

«Essenzialmente per tutti coloro che sono esposti al pubblico. Un provvedimento necessario anche per diminuire i contagi e i ricoveri».

Come mai sono rimasti solo i vaccini a Rna?

«È stata una selezione naturale, anche per questioni contrattuali come nel caso di AstraZeneca. Peccato che nel maschio adulto e in altri casi specifici non si usi di più il monodose di Johnson&Johnson. In autunno poi dovrebbe arrivare il vaccino proteico americano Novavax. Gli studi preautorizzativi sono ottimi: dovrebbe coprire al 90 per cento ed essendo proteico non avrebbe l’impatto psicologico dei vaccini a Rna, anche se dare una proteina e farla produrre all’organismo cambia poco. Non dimentichiamoci che i vaccini tradizionali, come quello cinese, hanno funzionato poco».

I vaccini sono una vittoria americana?

«Sì e non sorprende. Gli Stati Uniti grazie all’immunologo Fauci hanno investito 10 miliardi di dollari su un ente pubblico per creare un consorzio di produttori e il risultato sono Pfizer, Moderna e Novavax».

E l’Europa?

«Niente, ne ha parlato. L’unica cosa buona che ha fatto è stata negoziare un buon portafogli di vaccini».

A proposito di Europa, come vede il green pass all’italiana?

«È giusto estenderlo il più possibile per contrastare la diffusione della variante Delta. Ci sono però 4 milioni di guariti che fanno fatica a ottenerlo mentre lo meriterebbero anche senza vaccinazione».

Come consiglia il generale Figliuolo?

«Cerco di rispondere alle sue domande. È una persona curiosa che cerca di capire i problemi di tutti, per esempio delle regioni, per arrivare a un risultato comune».

Vi aspettate una variante invernale?

«Senz’altro, è il mestiere del virus. E bisognerà aspettare allora per la terza dose, così da trovare altri punti costitutivi del virus da combattere oltre alla proteina Spike».

Come vede i prossimi sei mesi?

«La vaccinazione procede bene e darà sicuramente risultati. Bisognerà vedere quanti non vaccinati rimarranno, quanto si ammaleranno e quanto aiuteranno la circolazione del virus. E sperare che non producano una variante resistente ai vaccini, di fatto un nuovo virus. Sarebbe l’unico caso in cui servirebbe una nuova vaccinazione di massa, ma personalmente non credo a questo scenario». —


 

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