Pandemia e salute mentale, preoccupano gli adolescenti
Ci sono effetti collaterali che colpiscono anche chi non è stato interessato direttamente dal virus ma che ha visto la sua quotidianità stravolta in un momento già delicato per definizione, come è l’adolescenza. Disagi intercettati dal dipartimento di Salute mentale dell’AsFo. «Stiamo osservando un aumento della domanda, rispetto al recente passato, di persone in età adolescenziale che si rivolgono al Servizio per la salute mentale, sia in ospedale che presso i centri di salute mentale – spiega Fulvio Tesolin, direttore del dipartimento di Salute mentale –. Ciò che si sta verificando non è solo un aumento degli esordi delle patologie gravi, esordi schizofrenici, disturbi del comportamento alimentare, sindromi parasuicidarie associati a poliabusi di sostanze, ma anche un aumento di condizioni di malessere psicologico che rimangono sotto soglia ma che vanno accolte e trattate prima che si trasformino in vere e proprie condizioni patologiche. Il compito che abbiamo, come Dsm, è di attrezzare funzioni di servizio a bassa connotazione istituzionale, a bassa soglia, cui i giovani possano accedere senza il timore di essere etichettati e che si fondano sulla gruppalità, sulla condivisione tra pari, sul ripristino e il rinforzo di quella dimensione fondamentale che è la socialità per la crescita normale dell’individuo».
Uno sforzo che si unisce a quelli già fatti nel corso dell’ultimo anno. «Molte sono le problematiche che riguardano la cittadinanza e che derivano dalla pandemia e dalle limitazioni che abbiamo subito. Da un lato – continua Tesolin – distinguerei le conseguenze di ordine psicologico, psicopatologico e neurologico che vengono a determinarsi quale effetto diretto dell’infezione da Sars – Cov 19, postumi che sono stimati interessare circa il 30% delle persone e che si manifestano con varie modalità e gravità. A ciò si aggiungono le conseguenze psicopatologiche derivanti dall’esposizione a eventi catastrofici, come l’attuale pandemia, e l’esposizione a stati di stress cronico, grave malattia o lutto improvviso, che si sono rivelate e si esprimono attraverso sindromiche di tipo ansioso – depressive o post – traumatico».
Tra le conseguenze osservate c’è anche l’isolamento sociale delle famiglie fragili, dove sono aumentate le situazioni di conflitto. «È un fenomeno crescente, sia per numerosità dei casi quanto a complessità e comporta e comporterà non solo un aumento della domanda ma anche un diverso approccio alle cure ancora da definire nella sua completezza».
Anche per gli utenti già in carico non è stato periodo facile: il dipartimento ha dovuto riorganizzare le attività cercando di mediare tra le limitazioni e il mantenimento dei servizi essenziali. Ci sono stati alcuni momenti critici – come la chiusura della sede del Csm del Noncello per due settimane o la gestione un gruppo di convivenza seguito dall’Artsam – ma l’indice di contagio è rimasto basso. E infine, l’adesione alla campagna vaccinale: a metà aprile hanno ricevuto la seconda dose 93 persone, circa il 95% degli utenti ospitati nelle residenze». —
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