Covid, con vaccini e restrizioni quando ne usciremo? L'immunologo: "In estate una tregua ma non prima di Natale 2021"

Parla Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano
Alberto Mantovani
Alberto Mantovani

MILANO. Dalle numerose adesioni di venerdì 19 marzo gli italiani sembrano avere ancora fiducia nel vaccino AstraZeneca, ma per affrontare ogni dubbio ne ricostruiamo la storia con Alberto Mantovani, immunologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano.

All’inizio l’Ema lo ha approvato per tutti, poi la Germania lo ha limitato agli under 65 e l’Italia ha seguito. È stato il problema originale?

«Rispondo con i dati di quello che preferisco chiamare il vaccino di Oxford. Già a novembre dai primi studi pubblicati si capiva che dava una buona risposta negli over 65. Poi nelle sperimentazioni cliniche il numero di anziani è stato relativamente basso. L’Ema lo ha autorizzato comunque per tutti, mentre Germania e Italia sono state più conservative».

Un difetto di sperimentazione o un eccesso di prudenza?

«Un problema di sperimentazione di un vaccino battistrada della piattaforma adenovirus. Il primo ad aver diffuso i dati con trasparenza».

È stato il risultato sul campo in Inghilterra a sdoganarlo per tutti?

«Sì, in particolare gli ottimi dati dello studio scozzese».

Il Regno Unito ha riscontrato casi avversi?

«Su 25 milioni di vaccinati ci sono stati 30 casi per Oxford e 38 per Pfizer, tutte tromboembolie al momento non collegabili ai vaccini».

Come mai quando casi simili si sono verificati nel resto d’Europa Germania, Francia e Italia hanno bloccato il vaccino costringendo l’Ema a riesprimersi?

«Con le dovute proporzioni i casi avversi europei equivalgono gli inglesi, dunque la spiegazione è sociologica o politica. Un errore, ma il lato positivo è un ulteriore controllo».

Perché per l’Ema i benefici sono superiori ai rischi, ma serve tempo per approfondire?

«Giusto investigare per fugare ogni dubbio, in particolare per sottogruppi come le donne giovani, ma solo in Italia ci sono centinaia di morti al giorno di Covid se non ci si vaccina. Persino l’acqua può intossicare in situazioni particolari. L’alternativa è morire di sete».

Manca la prova di causalità di questi rari eventi avversi?

«Sì e non li definirei neppure eventi avversi perché non si vede un aumento di trombosi nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Per la Società di ematologia in Italia uno su mille soffre di tromboembolia, con frequenza maggiore sopra ai 70 anni».

L’Ema chiarirà definitivamente, ma intanto ci si può vaccinare tranquillamente con AstraZeneca?

«Sì, i dati sono già molto chiari e non penso che si troveranno correlazioni tra vaccini e tromboembolie».

Perché l’Ema ha detto che modificherà il foglietto illustrativo per mitigare possibili effetti collaterali? Si parla di assumere un’aspirina in certi casi…

«Non a caso si chiama bugiardino. Pure in quello del paracetamolo si trovano possibili effetti collaterali, ma altamente improbabili. Ai miei cari vaccinati con Oxford non ho suggerito l’aspirina e non ne vedo il motivo».

Potrebbe esserci un problema della tecnologia adenovirus rispetto a quella a Rna?

«Non di sicurezza, ricordiamoci che il vaccino per Ebola è a adenovirus, ma ci può essere una risposta diversa dell’immunità. Un’ipotesi è che la tecnologia a Rna stimoli di più gli anticorpi, mentre quella a adenovirus i linfociti T, le cellule della memoria. Usare più vaccini in futuro potrebbe avere senso, ma per trovare la risposta migliore servirà tanta ricerca. Penso per esempio al modo di coprire gli immunodepressi con più dosi o ai guariti a cui ne basta una».

L’immunità può durare anche se finiscono gli anticorpi?

«Sì, perché la centrale operativa dell’immunità sono i linfociti T e la buona notizia è che Alessandro Sette dell’Università di San Diego ne ha testato la risposta utile contro tutte le varianti. Così anche se i vaccini sono meno efficaci contro la variante sudafricana, come Oxford e Johnson&Johnson, ci proteggono almeno in parte e preparano il sistema a rispondere a nuove dosi più mirate».

La variante inglese è più letale oltre che più contagiosa?

«Purtroppo sì. Il British medical journal e Nature danno gli stessi numeri: la variante inglese è più infettiva, ma aumenta anche la mortalità dal 30 al 60 per cento. Oltre a contagiare di più, uccide maggiormente e per questo bisogna vaccinare in fretta».

Per Johnson&Johnson basterà davvero una dose?

«I dati disponibili dicono di sì, ma sono limitati e sappiamo che l’azienda ha attivato uno studio con due dosi».

Quali sono i prossimi vaccini promettenti?

«Ad esempio il tedesco Curevac a Rna e l’americano Novavax, che è una terza piattaforma a proteina tradizionale».

E Sputnik V?

«È una variazione della piattaforma adenovirus. Se passa l’esame di Ema su sicurezza, efficacia e affidabilità dei siti di produzione ben venga, ma non si può usare senza questi controlli».

La migliore pubblicità per la vaccinazione sarà l’imminente picco della terza ondata?

«Temo non sarà una bella pubblicità. Bisogna tornare a parlare con la gente. Ieri l’ho fatto con 900 studenti e non vedo questo sforzo formativo da parte di tutti».

Draghi dovrebbe vaccinarsi con AstraZeneca in tv?

«Con Totti e i grandi campioni, andava fatto mesi fa».

Potrà esserci una quarta ondata a causa di nuove varianti?

«Sì, non possiamo dimenticare che si tratta di una pandemia e due delle attuali varianti che ci preoccupano sono nate in Sudafrica e in Amazzonia. Solidarietà e sicurezza camminano insieme. L’associazione Medici con l’Africa, che sostengo, si occupa di portare i vaccini a tutti».

Secondo lei quando ne usciremo veramente?

«Quando avremo affrontato tutti i problemi di cui abbiamo parlato. Se ci impegneremo, il Natale prossimo sarà più normale del passato. L’estate potrebbe essere una tregua, ma senza le illusioni dell’anno scorso». –

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