Perché a Udine e Gorizia ci sono così tanti casi? Quanto incide la variante inglese sulla ripresa del virus? La situazione in 6 grafici

UDINE.In Italia crescono i contagi da Sars-CoV-2. Mercoledì, 3 marzo, si è toccata la quota 20.884 i nuovi casi di coronavirus (il giorno prima erano stati +17.083). Un incremento importante rispetto ai numeri di fine gennaio-inizi febbraio quando in tutto il Paese la curva si era abbassata nuovamente scendendo sotto i 10 mila contagi.
Quale può essere il motivo? Le variabili in gioco sono tante: si fanno più tamponi e tracciamento dei contatti, c’è una minore adesione alle norme di prevenzione (mascherina, lavaggio delle mani, distanziamento), aumentano gli ingressi da altri Paesi dove il virus circola.
E poi c'è il fattore principale: l'aumento dei casi per le mutazioni del Covid, più contagiose rispetto al ceppo originario. Parliamo soprattutto della variante inglese che, secondo le previsioni degli esperti, andrà a sostituire tra poche settimane il virus che conosciamo e sul quale sono stati sviluppati i vaccini (che, secondo le indicazioni dell'Oms, continuano a rimanere validi anche per le varianti sudafricana e brasiliana).
I numeri crescono e il virus corre anche in Friuli Venezia Giulia dove la Regione ha deciso di applicare nuove restrizioni per evitare la diffusione del Covid. Da sabato 6 marzo le province di Udine e Gorizia diventano zone arancioni e le classi delle superiori e delle medie rimarranno a casa in didattica a distanza.
Gimbe: siamo di fronte alla terza ondata
Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana dal 24 febbrai al 2 marzo 2021, rispetto alla precedente, un netto incremento dei nuovi casi (123.272 vs 92.571) (figura 1)e un modesto calo dei decessi (1.940 vs 2.177). In forte rialzo i casi attualmente positivi (430.996 vs 387.948), le persone in isolamento domiciliare (409.099 vs 367.507), i ricoveri con sintomi (19.570 vs 18.295) e le terapie intensive (2.327 vs 2.146).
- Decessi: 1.940 (-10,9%)
- Terapia intensiva: +181(+8,4%)
- Ricoverati con sintomi: +1.275 (+7%)
- Isolamento domiciliare: +41.592 (11,3%)
- Nuovi casi: 123.272 (+33,2%)
- Casi attualmente positivi: +43.048(+11,1%)
«Per la seconda settimana consecutiva – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione –si registra un incremento dei nuovi casi che negli ultimi 7 giorni supera il 33%, segnando l’inizio della terza ondata». Rispetto alla settimana precedente, in 16 Regioni e nella P.A. di Trento aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitantie in tutto il Paese salel’incremento percentuale dei nuovi casi ad eccezione della P.A.di Bolzano, Umbria e Molise già sottoposte a severe misure restrittive (tabella 1). Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti COVID supera in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 9Regioni quella del 30% delle terapie intensive.

Il controllo delle varianti
L’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha stimato, al 18 febbraio, la prevalenza della variante inglese al 54% (range: 0-93,3%), di quella brasiliana al 4,3% (range: 0-36,2%) e di quella sudafricana allo 0,4% (range: 0-2,9%). «Con la situazione epidemiologica in rapida evoluzione – commenta Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – la diffusione attuale è sicuramente maggiore ed è pertanto fondamentale essere realmente tempestivi nell’istituzione delle zone rosse a livello comunale e provinciale».
In particolare, nella settimana 24 febbraio-2 marzo,in 94/107 Province (87,6%) si registra un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente, con valori che superano il 20% in ben 65 Province. «Nonostante l’allerta lanciata dalla Fondazione già da due settimane –continua il Presidente –gli amministratori locali continuanoa ritardare le chiusure se non davanti a un rilevante incremento dei nuovi casi, quando è ormai troppo tardi. Infatti, in presenza di varianti più contagiose, questa “non strategia”favorisce la corsa del virus, rendendo necessarie chiusure più estese e prolungate».
La situazione in provincia di Udine e i numeri della regione
Tornando ai dati di casa nostra, la situazione peggiore si registra in provincia di Udine dove l'incidenza settimanale supera i 400 casi ogni 100.000 abitanti. Il capoluogo friulano e la sua provincia sono seste in Italia per l'incremento dei contagi, balzando dal 5 percento della settimana precendente al 78,4%. Male anche Gorizia che è nona.
Durante la conferenza stampa, nella quale la Regione ha annunciato la nuova stretta, il vicegovernatore Riccardo Riccardi ha confermato la diffusione della variante inglese soprattutto nella zona di Udine e di Gorizia. Sembrano al momento esserci meno casi legati alla mutazione nelle province di Trieste e Pordenone.
Le decisioni – valide per i 15 giorni successivi all’entrata in vigore delle misure stesse – sono state prese con l’obiettivo di provare ad arginare la crescita dei contagi manifestatosi in Friuli Venezia Giulia a partire dal 22 febbraio.
«A livello regionale la scorsa settimana abbiamo registrato – ha detto il presidente Fedriga – un’incidenza di 236,2 casi ogni 100 mila abitanti, con però situazioni meno compromesse a Pordenone e Trieste dove siamo, rispettivamente, a quota 107,6 a 144,3 e altre più impegnative con Gorizia che arriva a 220 e Udine addirittura a 353.
Dalle proiezioni di questa settimana, inoltre, a Udine sfioriamo ormai i 400 casi mentre a Gorizia i 250, con Pordenone e Trieste, invece, abbastanza stabili.
L’associazione italiana degli epidemiologici, poi, ci ha comunicato un forte aumento dei casi tra gli under 19, tranne nella fascia 3-5 anni, con un aumento più marcato tra gli 11 e i 18. Il tutto tenendo in considerazione pure un aumento importante dei positivi in relazione ai tamponi, escludendo il retesting, passato dal 7% al 13,1».
L’incremento dei positivi è associato anche a una nuova crescita sia degli isolamenti, sia dell'occupazione dei posti letto nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva degli ospedali. Ciò è sicuramente determinato anche dalla circolazione della variante inglese, come testimonia con chiarezza la mediana dell’età dei contagiati, valore che si è fortemente abbassato interessando molte persone giovanissime.
Allo stesso tempo, la campagna di vaccinazione che abbiamo intrapreso ha ridotto drasticamente la presenza del coronavirus tra il personale sanitario e gli ospiti delle case di riposo». «I numeri – ha proseguito l’assessore alla Salute – ci dicono che l’area più interessata dal fenomeno è quella dell’Udinese, sulla quale dovremo concentrare già dalle prossime ore la nostra attenzione.
L’operazione più importante che dobbiamo mettere in campo da subito è quella legata al rafforzamento del sequenziamento e conseguente isolamento, passaggi che dovrebbero però essere accompagnati da una accelerata sulle vaccinazioni che scontano ancora una ridotta disponibilità di dosi». Al termine della riunione di della task force, domenica scorsa, l’assessore Riccardi aveva sottolineato come nell’ultima settimana, rispetto alla precedente, l’infezione in regione è complessivamente aumentata del 57 per cento. Numeri che sappiamo essere superati dalla fondazione Gimbe.
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