Il Governo mette in campo il decreto Sostegno: che cosa vuol dire, quali i ristori per le aziende e chi può accedere ai fondi

ROMA. In parallelo col nuovo Dpcm e le restrizioni che scatteranno dal 6 marzo il governo Draghi conta di varare anche il nuovo pacchetto di aiuti alle imprese. Se non sarà contestuale questo provvedimento arriverà subito a ruota, questione di pochi giorni: il decreto Sostegno, con le nuove risorse economiche per fronteggiare la situazione pandemica, sarà varato «nell'arco di una settimana-10 giorni» ha assicurato ieri ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini.
In ballo ci sono 10-12 miliardi di contributi a fondo perduto a favore di imprese e partite Iva a valere sui 32 miliardi di deficit in più autorizzati con l’ultimo scostamento di bilancio di dicembre, fondi che però non è detto che siamo sufficienti per far fronte all’erogazione dei nuovi ristori e tutte le nuove spese, compresa la proroga della cassa integrazione (si ragiona di 8 settimane in più di cig e 26 di cassa Covid), l’acquisto di vaccini e le spese per la sanità, che la nuova fiammata di pandemia richiede.
I ministri spingono per rafforzare la dotazione di munizioni a disposizione per contrastare i danni prodotti dalle restrizioni e dalla pandemia, e per questo non è escluso che a breve il governo sia costretto a chiedere di aumentare nuovamente il ricorso al deficit anche se per ora questo tema è tabù.
Il governo, con una serie di riunioni tecniche e politiche, ha iniziato ieri a tirare le fila del pacchetto di interventi che in base alle indicazioni del precedente governo doveva essere l’ultimo «decreto Ristori», quello «finale», mentre molto probabilmente sarà invece solo il primo di una nuova serie. Sul tavolo, oltre ai classici ristori e gli aiuti promessi alla montagna, ci sono anche interventi a favore delle famiglie e le attese misure sul fisco, sia per definire le nuove scadenze delle rate della rottamazione (probabile una nuova proroga di due mesi), sia per fissare la data di ripresa della riscossione. Tutte misure che potrebbero venire spacchettate e confluire in un «decreto Cartelle» separato dal «decreto Sostegno» vero e proprio.
Ieri ne hanno parlato il ministro dell’Economia Daniele Franco, il responsabile dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti ed il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. E a palazzo Chigi si è intrattenuto per oltre due ore anche il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, che negli ultimi mesi ha provveduto ad erogare oltre 10 miliardi di contributi di fondo perduto alle imprese.
Col nuovo decreto il governo punta a superare il vecchio criterio dei codici Ateco e delle perdite di fatturato riferite al mese di aprile 2020 per passare a rimborsare i costi fissi effettivamente sostenuti. L’idea iniziale per ammettere imprese e partite Iva ai nuovi contributi, e avere un conguaglio rispetto ai mesi passati, era quella di calcolare la perdita di fatturato patita nell’intero 2020. Si pensava di fissare questa soglia al 33%, ma è anche possibile che l’asticella venga abbassata di qualche punto, al 30% se non anche più sotto, per ampliare la platea dei beneficiari.
Questione non di poco conto. Così come risulta complicato definire con precisione, sena fare torti a nessuno, il perimetro di quella «montagna» che a causa della chiusura totale degli impianti di risalita dovrà ricevere a sua volta gli indennizzi. Si è parlato di 4,5 miliardi da erogare ed una delle ipotesi e di concederli solo ai territori compresi nelle zone rosse.
Al ministero dell’Economia da giorni stanno facendo delle simulazioni dei vari schemi di intervento ed una decisione non sarebbe ancora stata presa. L’intenzione è però certamente quella di prevedere indennizzi via via sempre più selettivi. Allo studio anche la possibilità di realizzare una piattaforma ad hoc attraverso cui gestire le autocertificazioni delle attività economiche. Il nuovo pacchetto di contributi a fondo perduto dovrebbe valere tra i 10 ed i 12 miliardi di euro. La priorità, fanno sapere dal ministero dello Sviluppo, andrà data alle partite Iva «a cui va assicurato un sostegno equo, comprensibile, immediato e tempestivo».
Nel decreto ha spiegato ieri Gelmini ci saranno poi «risorse anche retroattive per la scuola, per i congedi e anche per la didattica a distanza. Le risorse ci sono, il problema è spenderle velocissimamente e fare in modo che ci sia il potenziamento immediato della didattica a distanza».
In particolare per i congedi, a fronte della nuova sospensione delle attività didattiche verranno stanziati 200 milioni di euro. E’ previsto sia il passaggio al lavoro agile per genitori di ragazzi minori di 16 anni malati di Covid per il periodo di sospensione dell’attività didattica o della quarantena del figlio sia la riproposizione del congedo ai genitori in modo alternativo per chi ha figli minori di 14 anni.
«La misura, posta tra le nostre priorità di intervento – ha spiegato il ministro del Lavoro Andrea Orlando - rappresenta un sostegno importante ai lavoratori, alle famiglie e, in particolare, alle donne sulle quali grava ed è gravato molta parte del peso di questi mesi così drammatici». —
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








