L'appello di Confindustria: «Vaccini anche nelle fabbriche»

Agrusti: ripetere l’esperienza dell’antinfluenzale. Riccardi: un’opportunità con la regìa della Regione

PORDENONE. Bene vaccinare i professori, ma si tenga presente il mondo produttivo perché «stiamo facendo di tutto per mantenere il più possibile integra l’economia». Questo l’appello del presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, all’assessore regionale alla salute Riccardo Riccardi, al tavolo congiunto con Cgil, Cisl e Uil, rappresentate da Villiam Pezzetta, Luciano Bordin, Giacinto Menis e Flavio Vallan, nella sede dell’Unione degli industriali di Pordenone. La proposta degli industriali: consentire la somministrazione dei vaccini nelle fabbriche, sotto la regia della Regione. Un’opportunità da cogliere, ha detto Riccardi, lieto di «poter contare anche sul sistema produttivo e sindacale». I sindacati hanno espresso la volontà di mettere a disposizione le best practice utilizzate finora nella gestione della pandemia e della campagna antinfluenzale.

Si intende così mettere a disposizione, sotto la direzione della Regione, le procedure già sperimentate da Confindustria regionale, con la Croce rossa del Friuli Venezia Giulia e le cooperative dei medici territoriali, per inoculare i vaccini antinfluenzali ai lavoratori, estendendo il metodo anche alla vaccinazione anti Covid-19.

PER APPROFONDIRE

Confindustria si propone «nel ruolo di affiancamento sotto la direzione della Regione per portare i vaccini anti Covid-19 nelle fabbriche – ha detto Agrusti –, forti dell’esperienza messa in campo sia con la vaccinazione antinfluenzale sia con la sorveglianza sanitaria, attivata attraverso i 65 mila tamponi rapidi effettuati nelle aziende» grazie all’Organismo paritetico provinciale composto da industriali e sindacati.

Agrusti ha ribadito che «stiamo facendo di tutto per tenere integro il mondo delle aziende e quindi ci mettiamo in spirito di servizio con la Regione per sviluppare una ulteriore fase di vaccinazione. L’assessore Riccardi – ha aggiunto il leader degli industriali – si faccia interprete presso il Governo, con le altre Regioni, per garantire il vaccino ad alcune tipologie di lavoratori – penso a montatori e manutentori all’estero – altrimenti si rischia di bloccare molti settori del manifatturiero che rappresenta il 60 per cento dell’esportato. Va bene vaccinare i professori, ma il ministero identifichi con certezza le priorità nell’interesse generale e non delle singole categorie». Agrusti ha proposto l’istituzione di una task force costituita dalla Regione, dalle parti sindacali e datoriali con la Cri e le cooperative dei medici di base per un raccordo delle iniziative vaccinali così «da essere già pronti a partire nel momento in cui ci saranno le condizioni per poterlo farlo».

Secondo Riccardi «abbiamo molte organizzazioni che possono essere d’aiuto alla sanità pubblica, ma è fondamentale ricondurre questo patrimonio alla titolarità delle scelte del sistema sanitario pubblico. Siamo a favore di qualsiasi azione che consenta la maggior distribuzione possibile del vaccino nel rispetto delle regole e della sicurezza avendo ben a mente la necessità di realizzare queste azioni attraverso un maggior numero dosi di vaccino e di professionisti sanitari».

Riccardi, infine, ha evidenziato la flessione del contagio e ribadito come l’unico strumento di contrasto al virus rimanga il vaccino. «Stiamo concludendo la prima fase con un’adesione del 90 per cento fra sanitari, socio-sanitari e case di riposo, nelle quali abbiamo immunizzato l’85 per cento degli ospiti ma il nodo è la limitata disponibilità di vaccini». Il primo giorno di prenotazione vaccinale per gli over 80 alle 10 aveva già raggiunto le 6 mila 200 prenotazioni.


 

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