Brescia, Santiago del Cile poi Benevento, la dottoressa friulana in azione contro il Covid: "Tanti giovani contagiati"

Elisa Nanino, 34 anni di Reana del Rojale, si è offerta volontaria per partire con la Protezione civile. Ad aprile ha assistito gli anziani in una Rsa lombarda, ora lavora in Campania. Dopo la sua partecipazione a Bake Off, è tornata al lavoro come medico
REANA DEL ROJALE. La procedura di svestizione di un infermiere è sempre la stessa ed è la cosa più difficile da fare. Ce la racconta Elisa Nanino, 34 anni, di Reana del Rojale. Lei che si è specializzata in geriatria e poi, messa momentaneamente da parte la sua passione per la cucina, è tornata dall'Inghilterra per rispondere all'appello della Protezione civile nazionale.

«Cercavano medici, ho risposto presente: questa primavera ero a Brescia, nel cuore dell’emergenza in Lombardia. Poi a Benevento nella Campania duramente colpita dalla seconda ondata». E tra i due periodi, Elisa ha seguito per tre settimane in Cile il team dello Spallanzani. 
 
«In confronto allo svestirsi, le operazioni della mattina sembrano un gioco da ragazzi. La sera siamo stanchi, dopo ore di lavoro in corsia. E per farlo bene serve lucidità». Ecco allora che i passaggi diventano automatismi, quasi una filastrocca da ripetere con calma per scandire tutte le fasi. Su ogni mano ci sono tre guanti. Via il primo paio, poi la visiera. Poi gli occhiali. Poi la tuta. Attenzione alla tuta, va toccata da dentro, dove è a contatto con il corpo, mai da fuori. Poi è il turno della divisa e del secondo paio di guanti. «Con attenzione senza toccare il volto che le mani vanno dappertutto», spiega la giovane dottoressa. Quando si è liberi da tutto, è tempo di sanificare visiera, occhiali, mascherina uno, mascherina due. Bene le mani, quelle vanno igienizzate più volte. E se sbagli? «Oh lì succedono i disastri».

PER APPROFONDIRE. Il primario che combatte il virus: «Qui si muore e ci si squaglia nelle tute, vinceremo soltanto se ci aiutate» 
 
Elisa, dopo la sua esperienza in televisione come concorrente di Bake Off, è tornata al suo lavoro d medico e ha vissuto in prima persona quello che è successo in questi mesi, assistendo soprattutto gli anziani. L’esperienza nella Rsa bresciana le ha lasciato un segno indelebile: «Quando sono partita ero molto spaventata. Ad aprile non si sapeva praticamente nulla del Covid e si procedeva un po’ a tentoni - racconta -soprattutto nel rapporto con i malati. Erano tutti anziani, emotivamente fragili perché senza i loro familiari. Spesso avevano perso gli amici con cui condividevano le loro giornate». 
 
In questa seconda ondata invece, la dottoressa di Reana sta affrontando una nuova sfida «più difficile paradossalmente». Impegnata nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Benevento, Elisa ha visto tantissimi giovani. Alcuni, spiega, non passano nemmeno dal reparto e vanno direttamente in terapia intensiva. «Sono lì, con lo sguardo terrorizzato di chi, magari, sta già soffrendo per la morte della madre o del padre. Molti sono in sovrappeso, altri cardiopatici. Ma ci sono trentenni o quarantenni colpiti con violenza dal virus che non manifestano patologie note». 
 
 
La paura anche in corsia esiste: molti tra il personale sanitario si sono ammalati, soprattutto i medici di famiglia che sono il primo punto di contatto per i pazienti. «C’è però la dedizione per questo lavoro, agisci di pancia quando ti trovi in queste situazioni. Ti dici: non devo avere paura, devo andare avanti».
 
 
La sua stella polare, lo ribadisce più volte, anche sui social, è il dovere: «Si suda nelle tute, ma è il mio dovere. A volte vorrei tanto grattarti il naso che prude quando sei dentro la stanza e non puoi fare altro che resistere, ma è il mio dovere. O mentre stai facendo una manovra salvavita senti che l’elastico della tua mascherina ti si è staccato e non puoi uscire per cambiartela. Ma resisto perché è mio dovere. Capisco che è dura ma è il mio lavoro. Quello di tutti è più “semplice”: restare a casa e salvaguardare le vite degli altri. Questo è il loro dovere». 
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