L’addio di Torviscosa al signore del basket: lascia moglie e tre figli

Stefano Paino, 63 anni, era positivo al Covid. Gli amici: un punto di riferimento per tanti giovani

TORVISCOSA. Era il mito della pallacanestro torviscosina degli anni d’oro. Era un punto di riferimento per molti giovani appassionati di basket. Era il pivot per eccellenza: nessuno più forte di lui. Stefano Paino è mancato improvvisamente, domenica 29 novembre, a 63 anni, nella sua abitazione del rione Fornelli, a Torviscosa. Era positivo al Covid.

Stefano Paino lascia nel dolore la moglie Paola, e i figli Asia, Massimiliano e Matteo, tutti profondamente colpiti dalle centinaia di attestazioni di affetto e stima ricevute. Paino, che aveva lavorato alla Caffaro di Torviscosa, era molto conosciuto e benvoluto in paese, dove tutti lo stimavano per quel suo sorriso di persona per bene.

«Non ti passava mai accanto – racconta chi lo conosceva – senza dirti un ciao e chiederti come stavi». Oltre a essere stato una delle colonne portanti del basket torviscosino degli anni d’oro, quando la squadra locale militava in prima divisione, era stato donatore di sangue: 134 donazioni in sei anni, che gli avevano ricevere il distintivo d’oro da parte dell’associazione donatori del Gadas.

«A 16 anni sono stato per la prima volta suo compagno di squadra, giocavamo in prima divisione, ma per me giocare nella squadra del mio paese era come giocare in serie A – racconta Enrico Musiello –. C’erano Odino, Piero (Pepe Nero) e poi c’era lui, Paino.

In campo mi ha sempre protetto, nessuno dei nostri avversari poteva avvicinarsi a me per intimorirmi perché c’era lui, fuori mi ha sempre coccolato, più come un figlio che come un compagno di squadra: di questo gliene sono sempre stato grato anche se non glie l’ho mai detto.

Poi ci sono state le mie esperienze fuori da Torviscosa, non vedevo l’ora che arrivasse lunedì per ritrovarlo a leggere il giornale e parlare della mia partita, quando facevo tanti punti e la mia squadra vinceva leggevo sul suo volto la felicità, come se a giocare fosse stato lui.

Ma di più ricordo quando facevo delle brutte partite. Chicco, mi diceva, ti avevano messo il coperchio al canestro che hai segnato così poco? E poi si rideva. Con tanta tristezza nel cuore adesso lo devo salutare, ma vorrei cantargli ancora, per l’ultima volta, il coro che noi tifosi avevamo per lui quando andavamo al palazzetto».

Commosso anche Marco Ulian, che ricorda quando Stefano Paino vinceva i campionati con il Basket Libertas e la Pallacanestro Torviscosa e quando giocavano a fine carriera con i Bad Boys nei dilettanti, vincendo diversi campionati.

«Indossava sempre la maglia numero 20 – dice con la voce rotta dall’emozione –. Era sempre presente alla competizione in memoria di Andrea Conte, lui era il capitano pivot del rione Fornelli. Una brava persona, sempre con il sorriso sulle labbra, era il punto di riferimento di noi giocatori di basket degli anni Ottanta, sempre gentile, ci insegnava a stare in campo, e noi lo adoravamo».

La notizia della sua morte ha colto di sorpresa anche il sindaco di Torviscosa, Roberto Fasan. «Ho avuto modo in altre occasioni di evidenziare la carenza di informazioni sulle situazioni dei contagi e delle positività da Covid in tutte le comunità, anche le più piccole – spiega –. Muoiono le persone anche a casa e veniamo a conoscenza della loro positività e morte attraverso il passa parola, questo non lo trovo assolutamente corretto.

Poi si legge che i dati fanno sperare al cambio di colore della regione, ma ci si rende conto o no delle reali condizioni che stiamo vivendo? Un caro saluto a Stefano, che prematuramente ci ha lasciati. Alla sua famiglia va la vicinanza di tutta la nostra comunità. Siamo davvero addolorati». —




 

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