Addio allo storico custode del campo di atletica di Paderno

MARTIGNACCO. Per quasi vent’anni è stato il custode del campo di atletica Dal Dan di Paderno. Un periodo molto felice per lo sport friulano, che Vincenzo Pascoletti, classe 1934, ha vissuto in prima persona, testimone della crescita e dei successi dei campioni udinesi dell’epoca.
L’uomo, che da qualche anno viveva insieme alla moglie Anna Maria a Martignacco, è morto martedì sera, 10 novembre, all’ospedale di Udine a causa del coronavirus.
A ricordarlo è uno dei due figli, entrambi grandi appassionati di atletica, Luca (l’altro figlio si chiama Stefano): «È stato il custode del campo dal 1960 al 1977 poi, quando l’impianto da statale è passato a comunale, ha dovuto lasciare l’incarico».
Sotto la sua supervisione, il campo ha visto crescere grandi campioni dell’atletica come Silvano Simeon, uno dei simboli del lancio del disco, Mario Vecchiato, martellista, medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo, ed Enzo Del Forno, altista che prese parte anche alle Olimpiadi.
«Dopo il 1978 – prosegue nel suo racconto il figlio Luca – ha prestato servizio nelle scuole della città, restando un dipendente dello Stato. Ha vissuto interamente la crescita e lo sviluppo del Dal Dan, dai tempi della terra rossa, dalla quale strappava l’erba per tenerlo in ordine, per arrivare al tartan».
Andato in pensione a 49 anni, oggi che ne aveva 86, Pascoletti era voluto ritornare nella sua Martignacco, paese d’origine della sua famiglia, ed è qui che sarà sepolto.
I suoi funerali saranno celebrati nella chiesa parrocchiale sabato 14, alle 11. «Mio padre è stata una persona autorevole e severa, un burbero ma dal cuore d’oro», ricorda Luca.
Vincenzo Pascoletti è caduto nel bagno della sua casa mercoledì. Da qualche giorno aveva qualche linea di febbre. Portato in ospedale con un’ambulanza, è risultato positivo al Covid-19.
«In pochi giorni la situazione è precipitata – ammette il figlio Luca – e dopo essere stato portato nel reparto di terapia intensiva è morto martedì poco dopo le 19».
Una persona che stava bene, che non soffriva di particolari patologie nonostante l’età avanzata. Eppure il coronavirus lo ha debilitato e sconfitto, nonostante il prodigarsi dei medici impegnati a fronteggiare l’emergenza. —
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