La protesta del titolare di un pub: «I divieti anti-Covid? Io apro lo stesso, mi multino»

LIGNANO. «Alle 18 sarò regolarmente dietro al bancone. Aprirò, costi quel che costi: accetterò la sanzione e anche l’eventuale provvedimento di chiusura del locale».

Francesco Dalle Crode, 38 anni, gestisce tre hamburgerie (ribattezzate King Pub) tra Lignano, Latisana e Pordenone. La prima ad aver aperto, tre anni fa, è proprio quella della località balneare, che oggi sarà teatro della protesta di un imprenditore «che intende difendere gli interessi della propria azienda e il mio sacrosanto diritto a lavorare».

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Non ci sta, Dalle Crode. Ed è pronto a forzare la mano, violando consapevolmente il dpcm entrato in vigore a mezzanotte. Ha annunciato con una mail alla nostra redazione e un post su facebook le proprie intenzioni. E, proprio per non lasciare nulla di intentato, ha ritenuto di avvisare anche la Polizia locale di Lignano, chiamata domani lunedì 26 ottobre ad assumere i provvedimenti del caso.

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«Abbiamo fatto rispettare il distanziamento all’interno del locale, adottato misure per minimizzare il rischio – spiega –. Ma possono dire altrettanto le forze dell’ordine e le autorità locali? Quest’estate a Lignano, lungo il viale, c’erano orde di turisti ammassati. E nessuno è intervenuto».

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Partito da Lignano, Dalle Crode ha aperto un ristorante anche a Latisana e, quest’anno, a Pordenone: «Ne avremmo dovuti aprire altri cinque, ma il coronavirus ci ha costretto a cambiare i piani», racconta. Così come i provvedimenti che due settimane fa hanno imposto la chiusura a mezzanotte dei locali «hanno comportato la riduzione del 30 per cento del nostro fatturato».

Il resto l’ha fatto il nuovo ricorso massiccio allo smart working, «che ci ha spinto a chiudere a pranzo i nostri locali, visto il calo drastico delle entrate», evidenzia l’imprenditore, che ha in carico sui tre ristoranti 25 dipendenti. Lunedì 26  la protesta, punta dell’iceberg di un malessere diffuso tra i ristoratori friulani.


 

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