Un Paese che vuole ballare, ma si rassegna a non imparare

Tra meno di un mese i nostri ragazzi ritorneranno a scuola. Sicuramente non sui nuovi banchi monoposto, con o senza rotelle: solo un miracolo riuscirebbe a produrre due milioni e mezzo di sedie e banchi in tempi così stretti. Non tutte le aule sono pronte perché i lavori di edilizia leggera richiedono pur sempre qualche settimana. I dirigenti lavorano già da tempo per rispondere alle domande con limiti economici, logistici e temporali. Ci eravamo illusi, per qualche minuto, che la sfida del ministro Azzolina fosse far ripartire la scuola il 14 settembre in sicurezza, ma è ormai evidente che l’obiettivo è ripartire il 14 settembre. O forse no
. È indispensabile l’avallo del Comitato tecnico scientifico, il quale nel verbale del 12 agosto ha annunciato che «nelle situazioni temporanee in cui fosse impossibile garantire il prescritto distanziamento fisico» si può anche soprassedere, basta usare la mascherina. Domani si riunirà ancora. Staremo a vedere.
A un metro di distanza
Il famoso metro tra le “rime buccali” si può anche derogare purché si usi la mascherina chirurgica. Tradotto in pratica vuol dire che i presidi potranno usare i banchi doppi nelle aule e stipare gli studenti un po’ di più di quello che avevano previsto, allo scopo di far cominciare il nuovo anno scolastico senza ulteriori ritardi. Sarà davvero così? Tanto rumore per nulla, quindi, essendo l’intera operazione in ritardo di svariati mesi e non certo per colpa degli istituti. Resta da vedere se dirigenti scolastici ed enti locali accetteranno di accollarsi la responsabilità di eventuali conseguenze.
Il punto in Friuli Venezia Giulia
Una ricognizione sulle criticità da risolvere per assicurare la riapertura delle scuole in regione è stata analizzata recentemente a Trieste in un incontro convocato dall’Ufficio scolastico regionale, rappresentando la necessità di coprire le carenze di personale: il fabbisogno è quantificato in 1.164 docenti, almeno 30 unità di personale educativo, 1.397 collaboratori e circa 130 assistenti tecnici. Resta il tema del trasporto scolastico, una questione tra le più difficili e delicate per la Regione che, se non verrà risolta, impedirà la ripresa delle lezioni poiché molti studenti non riuscirebbero a raggiungere le scuole. Se non verrà consentito l’utilizzo dei mezzi al massimo della loro capienza, l’intera rete di trasporto necessiterà di ingenti risorse per raddoppiare il numero di corse e di personale.
La protesta dei presidi
I presidi italiani sono sul piede di guerra. Antonello Giannelli, presidente dell’Anp (Associazione nazionale presidi), alla notizia del nuovo parere del Comitato tecnico scientifico secondo cui il distanziamento di un metro a scuola, al rientro a settembre, può anche non essere mantenuto per qualche mese, in attesa dei nuovi banchi (purché si faccia uso della mascherina), propone addirittura che i dirigenti scolastici si mettano in ferie per protesta.
A far esplodere la rabbia è il susseguirsi di indicazioni poco chiare, come la storia dei banchi che avrebbero dovuto arrivare entro fine agosto e invece per alcune scuole non ci saranno fino a fine ottobre. Poi la questione del “cruscotto informatico” e cioè del database che avrebbe dovuto aiutarli a organizzare gli spazi ma di cui non si sono avute notizie a parte gli annunci. Infine, le difficoltà di collaborazione con gli enti locali in alcune regioni per trovare spazi aggiuntivi.
E ora, la marcia indietro del ministero sul famoso metro di distanza. Conoscendo la giungla leguleia italiana i dirigenti hanno, giustamente, chiesto proprio ieri di rivedere la responsabilità penale imputabile a loro stessi in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro. Il Covid, infatti, è equiparato a un incidente sul lavoro.
Locali per l’isolamento
In ogni scuola dovrà essere predisposto un locale interno «per l’accoglienza degli eventuali casi sintomatici o sospetti» di Covid-19, locale «che sarà destinato esclusivamente a tale uso». È una delle tante disposizioni contenute nel Vademecum per l’avvio dell’anno scolastico 2020-2021 messo a punto dall’Associazione nazionale presidi. Sei cartelle che raccolgono «misure di sistema», «misure organizzative» e «misure igienico sanitarie» indispensabili per un rientro sicuro nelle aule. Qualche esempio.
Nel caso sia necessario «il ricorso a doppi turni o a rimodulazione degli orari in entrata e in uscita», per garantire il distanziamento in aula o evitare assembramenti, vanno individuate le classi o i gruppi di alunni coinvolti; laddove non siano disponibili spazi ulteriori, l’input è quello di «rimodulare tempestivamente le attività didattiche nelle aule secondo modalità alternative di erogazione del servizio, anche predisponendo le condizioni per alternare attività didattiche a distanza con attività didattiche in presenza».
La app Immuni
È stato raccomandato «l’utilizzo dell’applicazione Immuni». Il Comitato tecnico scientifico ne ha fortemente consigliato «l’adozione da parte di tutti gli studenti ultraquattordicenni, di tutto il personale scolastico docente e non docente, di tutti i genitori degli alunni. Il Comitato tecnico scientifico ritiene che costituisca uno dei punti chiave della strategia complessiva di prevenzione e monitoraggio del mondo della scuola».
I banchi mobili
Già i banchi con le rotelle.Forse tra qualche mese ripensandoci ci scapperà un sorriso e forse i banchi mobili avranno fatto la fine di tante altre sciocchezze che ci hanno spaventato mesi fa: dai box in plexiglas nelle spiagge ai separè in plastica sui tavolini dei ristoranti. Se l’aumento del numero dei contagi non si arresterà, la riapertura delle scuole italiane a settembre potrebbe essere compromessa.
Lo dicono gli esperti che invocano la responsabilità di tutti, a partire proprio dai ragazzi, e il rispetto massimo delle regole per evitare un riavvio dell’anno scolastico senza alunni nelle classi. La scuola sarà uno dei temi all’ordine del giorno nella riunione del Comitato tecnico scientifico convocata per domani. I tecnici daranno i dettagli su come si dovranno comportare le scuole in caso di contagio.
Gli esperti potranno valutare la possibilità di una differenziazione delle misure da adottare nei diversi territori, tenendo conto della diffusione del virus. Dunque, misure differenziate, uso di mascherina, turni, ingressi scaglionati, didattica a distanza regolate territorialmente.
Davvero in un Paese dove non si riescono a nominare gli insegnanti in tempi rapidi e gli orari definitivi arrivano a un mese dall’inizio della scuola abbiamo potuto credere che i banchi fossero la soluzione? Preoccupiamoci della riapertura delle scuole come programmato perché se non dovesse avvenire - in sicurezza - sarebbe un pessimo segnale per un Paese che s’indigna se non si può ballare ma si rassegna se non si può imparare.
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