La denuncia di Rete Dasi Fvg: "La sanatoria per i migranti è fallimentare". Poi lancia lo sciopero: non acquistate frutta e verdura

Don Di Piazza e Schiavone: la misura per la regolarizzazione prevista nel Decreto Rilancio è destinata di fatto a lasciare nell'invisibilità un cospicuo numero di braccianti agricoli, badanti o altre categorie di lavoratori in nero. Il 21 maggio lo sciopero: "Non acquistate frutta e verdura"

UDINE. La regolarizzazione dei migranti – così come delineata nel Decreto Rilancio – è destinata di fatto a lasciare nell’invisibilità un cospicuo numero di braccianti agricoli, badanti e altre categorie di lavoratori in nero.

La denuncia arriva dalla Rete Dasi (Diritti, accoglienza e solidarietà internazionale) del Fvg, che nella mattina di venerdì 15 maggio in un video-incontro ha bocciato la sanatoria appena varata dal Governo lanciando un appello ai parlamentari locali per “aggiustare” il decreto tramite «emendamenti migliorativi» prima della sua conversione in legge.

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E rilanciano lo sciopero dei braccianti migranti proclamato dal sindacalista Abubakar Soumahoro per il 21 maggio, invitando i cittadini quel giorno "a non acquistare frutta e verdura soprattutto nelle grandi catene di distribuzione".

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LO SCIOPERO

La Rete rilancia lo sciopero dei braccianti migranti proclamato dal sindacalista Abubakar Soumahoro per il 21 maggio, invitando i cittadini, quel giorno, «a non acquistare frutta e verdura nella grande distribuzione». Un gesto simbolico, nel rispetto di chi «viene sfruttato, pagato 20 euro al giorno per 14 ore di lavoro. A marcire – sostengono – sarà la produzione agricola, ma lo è anche la dignità di queste persone».
 

LA DISCRIMINAZIONE

Attraverso le parole di don Pierluigi Di Piazza, responsabile del centro Balducci di Zugliano, e Gianfranco Schiavone, presidente di Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati onlus di Trieste, risalta come sia impossibile, per un grandissimo numero di migranti, emergere dall’irregolarità a causa dei molti paletti contenuti nel decreto legge. «La sanatoria è un testo confuso e contraddittorio – sottolineano con amarezza – e rappresenta un fallimento perché di difficile applicabilità».
 

LA SITUAZIONE REALE

Qualche esempio? Una badante ucraina arrivata in Italia dall’Est Europa senza obbligo di visto, poi rimasta e inserita in un contesto lavorativo (ma senza essere stata fotosegnalata o aver reso dichiarazione di presenza) non potrà mai essere regolarizzata – chiarisce Schiavone – perché la sanatoria prevede esclusivamente di provare la presenza attraverso il fotosegnalamento e quindi rimarrà invisibile per l’amministrazione italiana».

O mettiamo il caso di un richiedente asilo sfuggito dalle condizioni difficili del suo paese con un contratto di lavoro: «se la sua domanda è stata esaminata dopo l’emanazione del decreto del 5 ottobre 2018 sarà sicuramente rigettata perché il “decreto insicurezza 1” ha cancellato la posizione umanitaria». Ancora, mettiamo che un cameriere pakistano di fatto organizzi un albergo «non potrà beneficiarne perché ha scelto di lavorare nel settore sbagliato, non compreso nella sanatoria». E un bracciante agricolo stagionale, costretto a girare l’Italia per lavorare, «non potrà risultare visibile, seppur fotosegnalato, se è il datore di lavoro a non volerlo regolarizzare».

IN FVG

La fotografia regionale non si discosta dalla media nazionale. «Il 75% del lavoro di cura e domestico è svolto da stranieri, molto spesso irregolari» incalza Schiavone. Anche nel settore agricolo la manodopera è assicurata per la gran parte da migranti. E una buona fetta di stranieri è impiegata nell’edilizia. «Le ricerche sullo sfruttamento non riguardano il Friuli, ma qui la situazione può anche essere peggiore – argomenta –: la vicinanza geografica con i confini favorisce l’arrivo di lavoratori serbi, croati o albanesi che possono finire nelle maglie del lavoro nero».

L’APPELLO

Si chiede il rispetto dei diritti costituzionali «alla salute (molti stranieri per paura di essere scoperti non si fanno curare) e al lavoro» e una sanatoria «rivolta a tutti – puntualizza don Di Piazza –, che risponda a questi due principi fondamentali». Per questo sollecitano i parlamentari eletti in regione a fissare al più presto un incontro per esporre loro gli emendamenti migliorativi necessari. «Neanche davanti a questa situazione emergenziale – concludono – sono riusciti a centrare la questione». —

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