Scuola, sindacati uniti contro il ministro: mancano fondi e un piano-sicurezza

UDINE. Mentre il Paese si rimette in moto, la scuola resta immobile. Sull’esame di Stato non c’è chiarezza tanto meno sull’inizio del nuovo anno scolastico. Nessuno è in grado di dire quante risorse serviranno per organizzare i doppi turni o l’alternanza tra lezioni in presenza e a distanza e neppure chi garantirà nuovi spazi visto che le classi saranno sdoppiate.
Considerato che in Friuli Venezia Giulia molti edifici scolastici sono chiusi perché non sono antisismici diventa difficile pensare che possano essere riaperte le sedi dismesse in passato. Servirà più personale, ma non è chiaro come sarà reclutato in assenza di certezze anche sul fronte dei concorsi.
I PROBLEMI DA AFFRONTARE:
- Esame di Stato in presenza o a distanza?
- In una classe potranno stare al massimo 13 ragazzi. Serviranno altri spazi, ci sono?
- La didattica sarà garantita in presenza con doppi turni o lezioni online?
- I concorsi si faranno?
- Chi garantirà la sanificazione? Manca personale Ata
- Trasporti
Serviranno molti, anzi tanti, soldi, ma anche in questo caso la ministra, Lucia Azzolina, non spiega dove e come li troverà. «Troppe domande restano senza risposte», tuonano i sindacati decisi a sostituire il ministro con un commissario.
FONDI STRAORDINARI
- Se dovessero rientrare tutti gli studenti a livello nazionale serviranno più di 5.6 milioni di euro per garantire i dispositivi di sicurezza 3,5 miliardi di euro per riorganizzare le scuole primarie e dell'infanzia 2,5 milioni per le scuole secondarie
- Ma al momento manca, però, un piano per la sicurezza
Lunedì 4 maggio Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, in una video conferenza stampa, hanno accusato la ministra di scarsa collaborazione con i rappresentanti del personale della scuola e anche per questo hanno annunciato una serie di proteste.
Il 13 maggio la Cgil darà il via alle video assemblee, mentre la Uil ha già iniziato a farlo. «Il dialogo è importante anche a livello locale» avverte il segretario regionale, Ugo Previti, mentre Concettina Cupani della Cisl-Scuola Fvg avverte: «Senza un piano sicurezza non si parte».
Dello stesso avviso Mauro Grisi dello Snals, secondo il quale il Friuli Venezia Giulia, con le competenze che ha a disposizione può formulare una sua proposta al Governo. Un modello alternativo che tenga conto anche del basso indice di contagio presente nella nostra regione.
«Non abbiamo la soluzione in tasca, ma bisogna pensarci», aggiunge il segretario regionale della Cgil-scuola, Adriano Zonta, ricordando che l’apertura del nuovo anno scolastico richiederà un’organizzazione mai sperimentata prima.
I numeri stimati a livello nazionale sono da brivido. «Se a settembre dovessero rientrare tutti gli alunni e gli studenti – ha fatto notare la segretaria nazionale della Cisl-Scuola, Maddalena Gissi – per acquistare i dispositivi di protezione serviranno 5,6 milioni di euro al giorno».
A questa cifra vanno aggiunti oltre 3,5 miliardi e mezzo per sdoppiare le classi dell’infanzia (assumendo 40 mila docenti in più) e della primaria (71 mila maestri in più) che al momento contano 21 alunni in media nella prima e 19 nella seconda.
Ulteriori due miliardi e mezzo servirebbero invece per lo sdoppiamento delle scuole di secondo grado, ovvero le medie e le superiori. Il tutto per arrivare a classi formate da 10-13 alunni al massimo. Poi bisognerebbe mettere mano alla ristrutturazione delle scuole con una spesa che si aggira intorno ai 6 miliardi. Sempre ammesso che si trovino gli spazi.
«Nessuno si illuda che si possa far ripartire la scuola mettendo al centro la didattica in presenza senza un investimento straordinario», ha ripetuto Francesco Sinopoli della Flc Cgil, nell’annunciare, a nome di tutti i sindacati, per il 13 maggio, una giornata di assemblee in tutta Italia.
Il mondo della scuola protesterà anche in regione. I sindacati sono preoccupati perché di fronte all’inevitabile sdoppiamento delle classi servirà un maggior numero di insegnanti che al momento non è previsto.
Non solo, resta da chiarire se effettivamente il concorso seguirà le vie tradizionali o se invece sarà compilata una graduatoria per l’immissione in ruolo di migliaia di precari, sulla base dell’esperienza maturata (il requisito minimo potrebbe essere tre anni di insegnamento) e dei titoli posseduti.
Sono tutti punti da chiarire con il ministro che finora, hanno ribadito, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, «si è limitata a fare annunci senza convocare le parti sociali». —
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