Decine di migliaia in cassa integrazione: stipendi dimezzati e tempi incerti

Per i più “fortunati” l’indennità è metà dello stipendio. Per altri l’assegno sarà soltanto di poco più di 450 euro

UDINE. I primi ad essere finiti in cassa integrazione, sia pure non a zero ore, sono stati di dipendenti del commercio e della ristorazione. Baristi, camerieri, cuochi, hanno iniziato a vedersi ridotte le ore di lavoro ormai dal 22 febbraio.

A seguire i commessi dei negozi di abbigliamento, calzature, giocattoli e tutte le altre categorie merceologiche definite non essenziali. Per molti di loro, peraltro, non c’è cassa integrazione oppure c’è quella in deroga, con importi decisamente molto contenuti.



In seguito è toccato a molti altri restare a casa, parliamo dei lavoratori dei servizi, dell’artigianato, di attività non essenziali. E infine agli addetti dell’industria manifatturiera, siderurgica, meccanica, chimica, mobile... ovvero tutte le attività produttive, ma anche di servizi, finite nel decreto “Chiudi Italia”.



Per molti di questi lavoratori, dopo aver consumato ferie arretrate e permessi, scatta la cassa integrazione, ovvero gli ammortizzatori sociali. E per le entrate delle famiglie sarà una batosta.


Gli importi si attestano infatti mediamente sul 50% dello stipendio perché le cifre a riferimento non sono tanto le buste paga dei dipendenti, ma i massimali dell’Inps, sensibilmente più bassi.

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Mereto di Tomba 13 Novembre 2019, Top 500. Foto Petrussi

Questo significa che se lo stipendio mensile è inferiore a 2 mila 159 euro, la cassa integrazione per un mese sarà di 998 euro lordi, 939 netti, ovviamente parametrata alle giornate effettive di cig. Se lo stipendio supera invece i 2 mila 259 euro, la cassa sale a 1.199 euro lordi, 1.129 netti. Dividendo gli importi per le ore lavorabili, si ha che un’ora di cassa viene remunerata con un minimo di 5,11 euro l’ora, ed un massimo di 6,14.

Nel caso della cassa in deroga, le somme a disposizione sono davvero molto basse, in Fvg il ministero ha autorizzato, con il riparto nazionale, uno stanziamento di 25 milioni di euro a fronte di una platea di circa 50.500 possibili beneficiari. Se questi sono i numeri, la classica “media del pollo” genera un importo che supera di poco i 450 euro a testa per un massimo di 9 settimane di cassa. Davvero poca cosa.

Altro tema rilevante riguarda i tempi di pagamento. La Cassa in deroga viene erogata direttamente dall’Inps e non ha tempi definiti, il che significa che ci saranno lavoratori che dovranno attendere diverse settimane, se non mesi, prima di ricevere il proprio assegno, con tutto ciò che questo può comportare per persone o famiglie che non hanno altre entrate.

Da qui la volontà dei sindacati di riproporre l’accordo raggiunto alcuni anni fa con le Bcc che avevano anticipato gli importi ai dipendenti. Ora la Regione ha già raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali che prevede anche il coinvolgimento di Mediocredito Fvg per il rilascio delle garanzie.

Tempi non brevi nemmeno per la cassa integrazione ordinaria con causale Covid 19. Su questo sono i Consulenti del lavoro a lanciare l’allarme spiegando che sarà «impossibile» per i lavoratori interessati, diverse migliaia in regione, milioni in Italia, ricevere, nei tempi annunciati dal Governo, gli importi maturati di cig. Questo perché «le procedure attualmente previste dalla normativa di riferimento e dalle regolamentazioni amministrative non permetteranno tecnicamente di arrivare entro il 15 aprile alla liquidazione delle somme da erogare».

La causa principale è la burocrazia sommata alle norme, sempre complesse, sulle quali, secondo i Consulenti del lavoro, sarebbe ora di intervenire per semplificare. Altro tema spinoso riguarda la copertura.

«Non è dato sapere - aggiungono gli esperti del lavoro - se i fondi stanziati saranno sufficienti a coprire tutte le richieste, anche perché non si conosce ancora quando saranno revocati i provvedimenti di sospensione di alcune attività lavorative e rimosso il divieto di libera circolazione delle persone, da cui è scaturita la chiusura di un’altra parte importante di attività».

La cassa integrazione ordinaria può essere anticipata dalle aziende, che poi si rivalgono sull’Inps, ma quante soni quelle che, ferme da giorni o settimane e che non incassano, sono oggi in grado di garantirla ai propri dipendenti?.—

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