È morto a Bergamo Franco Veritti, alpino e colonna del Fogolâr Furlan

Originario di Tolmezzo, dove tornava spesso, aveva 87 anni. Gli amici: «Aveva il Friuli nel cuore. Lascia un vuoto enorme»
Franco Veritti, a sinistra, assieme a Dino Persello durante uno spettacolo organizzato a Bergamo nel 2017. «È stato uno dei momenti più suggestivi della mia carriera – racconta oggi Persello –. Un’emozione che mi porto ancora dentro, più forte anche di quelle provate in alcuni incontri con i Fogolâr in giro per il mondo»
Franco Veritti, a sinistra, assieme a Dino Persello durante uno spettacolo organizzato a Bergamo nel 2017. «È stato uno dei momenti più suggestivi della mia carriera – racconta oggi Persello –. Un’emozione che mi porto ancora dentro, più forte anche di quelle provate in alcuni incontri con i Fogolâr in giro per il mondo»

Era l’anima del Fogolâr Furlan di Bergamo, la colonna portante del sodalizio, di cui era presidente onorario. Franco Veritti, 87 anni, originario di Tolmezzo, il Friuli ce l’aveva nel cuore, da sempre. È morto giovedì pomeriggio, all’ospedale di Bergamo. Anche Veritti è una delle tante vittime del coronavirus. C’è dolore e sconcerto tra i familiari e gli amici più cari.

«Era un uomo forte e sano – il ricordo commosso di Denise Pramparo, nata a Lignano, presidente del Fogolâr Furlan di Bergamo –. Era sempre presente a tutte le riunioni. L’ho visto, purtroppo per l’ultima volta, il 22 febbraio durante uno dei nostri incontri. Stava bene. È stato alla guida del nostro Fogolâr fino al 2013 e ora era presidente onorario. È stato proprio lui a presentarmi e ad appoggiare la mia candidatura. Adorava il Friuli e faceva di tutto per farlo apprezzare e amare anche a noi. Aveva una grande conoscenza della sua terra. Ha cercato, nel corso degli anni, di avvicinare tutte le persone di origini friulane che conosceva. La nostra è una grande famiglia».

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Vissuto per molti anni prima a Tolmezzo e poi a Fusea, l’anziano, laureato in sociologia all’Università di Urbino, si era trasferito a Bergamo nel 1962, assieme a tutta la famiglia. Prima della pensione aveva lavorato per anni come economo all’ospedale di Bergamo. Per qualche tempo aveva fatto anche l’amministratore di condominio. Tornava ogni estate in quella che considerava la sua casa: il Friuli. «Organizzava spesso – racconta ancora Denise Pramparo – incontri con persone provenienti dal Friuli. Diceva sempre che sentire raccontare quella terra dalla voce dei suoi protagonisti era un valore aggiunto per tutti e aveva ragione. Era un uomo tranquillo e sempre pacato, che amava stare in compagnia. Lascia un grande vuoto».

Franco Veritti era anche un alpino, iscritto alla sezione di Bergamo. Non aveva mai mancato a un’adunata. L’amico Arrigo Gnesutta, originario di Latisana, ricorda con particolare nostalgia i momenti trascorsi assieme. «Abbiamo partecipato a tante adunate degli alpini, almeno una quindicina. Lo scorso anno eravamo assieme a Milano. Franco era un signore, un uomo d’altri tempi. Riflessivo, calmo e generoso. Era il tipico friulano. Era un piacere sentirlo parlare in marilenghe».

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Appassionato di arte e di musica classica, l’ottantasettenne aveva anche imparato a suonare l’organo. «Qui a Bergamo – la testimonianza dell’amico Arrigo – era abbonato a una delle sale concertistiche più note in città. Era un piacere sentirlo parlare di musica. Abbiamo organizzato una cena a casa mia, alla fine di febbraio, e abbiamo brindato con dell’ottimo vino friulano. Porterò nel cuore quei momenti. Non ho potuto salutarlo e stargli vicino ma il suo ricordo resterà sempre vivo».

Straziati dal dolore i familiari: la moglie Mady, la sua unica nipote Camilla, e i figli Angelo, impiegato in una banca, e Umbertina, cardiologa all’ospedale di Bergamo, dove sta combattendo una lunga battaglia per salvare vite umane.

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