Le tre vittime all’ospizio di Lovaria

PRADAMANO. Tre anziane ospiti della casa di riposo di Lovaria sono decedute a causa del coronavirus. E così anche a villa Muner De Giudici di Lovaria, sede dell’omonima azienda di servizi alla persona, si fa la triste conta dei decessi.
Delle 12 anziane ospiti, risultate positivi al Covid-19, tre sono dunque decedute. Due erano state portate, nei giorni scorsi, all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, Carla Tamagnini del 1937 e Ilse Reiter del 1943. Entrambe risultano residenti a Udine. La terza vittima, invece, era rimasta nella casa di riposo di Lovaria: si tratta di Maria Castenetto, classe 1924, detta Anna. A villa Muner De Giudici si contano oggi 13 persone infette, nove anziane e quattro operatori, lavoratori le cui condizioni di salute non sono al momento preoccupanti. Fuori in paese la situazione è di tutt’altro tipo, senza casi di positività tra i cittadini.
NELLA CASA DI RIPOSO
Solo una settimana fa, lunedì 16 marzo, il sindaco Enrico Mossenta rendeva nota la positività al Covid-19 di dieci anziane ospiti. Un intero nucleo di 23 persone fu dunque messo in isolamento e scattarono ulteriori verifiche per l’eventuale diffusione del Covid-19.
E una delle ipotesi fu che il contagio fosse partito dalla casa di riposo di Mortegliano dove lavorano degli operatori di una delle società che gestiscono anche parte dei servizi sociosanitari a Lovaria. Un interrogativo rimasto tale. Nella casa di riposo di Lovaria ci sono complessivamente 85 ospiti e a tutti è stato fatto il tampone, operatori compresi. Gli esiti hanno poi confermato altri casi di positività. E così, oltre a registrare altri contagi tra il nucleo di anziani, tutte donne, anche quattro operatori sociosanitari sono risultati positivi, ma senza destare al momento, particolari preoccupazioni. Nei giorni scorsi, poi si sono aggravate le condizioni di salute di tre anziani, tanto che sono stati portati all’ospedale di Udine. Due non ce l’hanno fatta e sono morti domenica.
L’ISOLAMENTO PREVENTIVO
Nella situazione di emergenza, ha chiarito fin da subito il sindaco Enrico Mossenta, «la struttura ha preso tutte le precauzioni, adottando dal primo momento i comportamenti necessari per evitare un eventuale contagio anche al di fuori della casa di riposo. Dall’emanazione del primo decreto del Governo e delle ordinanze regionali, e ben prima che si verificassero ancora i casi di positività, la Muner De Giudici si era conformata alle indicazioni ricevute, sino ad arrivare alla chiusura di alcuni servizi diurni e al divieto pressoché assoluto all’accesso degli esterni in casa di riposo, salvo alcune eccezioni per situazioni di particolare gravità». In sostanza, le porte erano chiuse già da tempo ai parenti e gli anziani, dunque, non ricevevano più visite.
I PARENTI
La situazione di chiusura al mondo esterno è stata vissuta, e continua a essere vissuta, con preoccupazione e apprensione dai parenti degli ospiti. In particolare di coloro che sono risultati positivi al Covid-19. «Da ormai un mese non riuscivamo a vedere la nonna – fa sapere Claudio Patroncino, nipote di Maria Castenetto – proprio per la chiusura dovuta all’emergenza sanitaria. Mia nonna era lì da un anno e cinque mesi e nell’ultimo periodo abbiamo potuto vederla solo attraverso una videochiamata. Tuttavia, in questo ultimo periodo così complicato, abbiamo sempre ricevuto informazioni attraverso il personale medico con il quale eravamo in contatto. La sua scomparsa non è stata un fulmine a ciel sereno – conclude il nipote di Maria Castenetto –, ma è triste e ci da un gran dispiacere che in questa circostanza non abbiamo nemmeno potuto salutarla».
A PRADAMANO
Fuori dalla casa di riposo la situazione è del tutto differente. A Pradamano, infatti, il sindaco ha fatto sapere che «non ci sono né persone positive, né in quarantena. La villa Muner De Giudici è isolata e rispetta strettissime precauzioni perché non ci siano problemi all’esterno. Il fatto che il paese è al momento “pulito” da tracce di virus non faccia però pensare di poter fare quello che si vuole. Questo non significa che siamo al riparo, tutti devono stare a casa – raccomanda ancora Mossenta – salvo emergenze e approvvigionamenti che siano però fatti con criterio».
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